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“Zio Ciro”, un pellegrino puteolano sulla Via Francisca

Puteolano doc, con ben ventinove maratone all’attivo nel palmares – lo scorso anno sarebbero diventate trenta se, causa covid, non avessero annullato quella di New York a cui spera di partecipare quest’anno – Ciro Marotta quest’estate ha percorso il tratto italiano della Via Francisca del Lucomagno che da Lavena Ponte Tresa in provincia di Varese, dopo otto tappe, arriva a Pavia. I suoi compagni di viaggio sono stati: Neven Adzaip guida del tour operator Spiritual Tour, Concetta Maddaluno, Marco Rocchi, Deborah Paris, Gianluca Persichetti, Vincenzo Foti, Domenica Fusi, Daria Lamera. Al gruppo negli ultimi tre giorni si è unita Ilaria Notari inviata di Varese News che lo ha intervistato (video dell’intervista).

 Per farmi raccontare la sua esperienza, ci diamo appuntamento al ristorante l’Akademia sul Lago di Lucrino.

Come supponevo Ciro si presenta nell’immancabile tenuta da runner. Un breve saluto ed entriamo nel locale dove mi presenta il proprietario: “mio fratello Adriano Gigante” dice per sottolineare il legame profondo che li unisce.  

Adriano ci fa accomodare a un tavolino vicino alla ringhiera che affaccia sul lago. Gli chiedo se è possibile abbassare il volume della musica: “Come no.”

Seppure con Ciro ci conosciamo da anni grazie alla comune passione per la corsa, mi rendo conto che l’intervista lo imbarazza. Accendo il registratore e iniziamo:     

Domanda: Ciro come nasce l’idea di percorrere il cammino della Via Francisca?

Risposta: L’idea è stata di Marco, il fidanzato di mia nipote Concetta, che è legato a Spiritual Tour, il tour operator che organizza questo tipo di eventi. Mi chiese se mi faceva piacere accodarmi a loro. Risposi di sì, senza riserve. Sapevo solo che si sarebbe trattato di un cammino dalla provincia di Varese a quella di Pavia con tappe alternate in montagna e in pianura. Inizialmente mi fu detto che ne avremmo fatte solo due. Quando le tappe passarono a tre, poi a quattro, poi a sei, infine otto, ossia l’intero cammino italiano, preceduto da un soggiorno di tre giorni a Siena, dissi “Io ho detto sì fin dall’inizio, per cui, qualunque cosa decidiate, per me va benissimo!”

D: Ciro non mi risulta tu sia un uomo di fede…

R: La mia fede è nei non viventi, cioè nei santi, non nei preti.

D: Spiegati meglio

R: A chi lo chiamava santo, Padre Pio rispondeva stizzito “I santi stanno in Paradiso, in terra ci sono solo gli uomini”, intendendo che gli uomini, tutti gli uomini, non sono scevri dal peccato.

D: Qual è stato il tuo approccio con questo cammino spirituale?

R: Sarei un ipocrita se dicessi che ho fatto il cammino trasportato da un senso religioso. Per quanto mi riguarda si è trattata di una lunga passeggiata in compagnia di amici, immerso nella natura in luoghi che non conoscevo. Però, quando arrivavamo ai monasteri, mi piaceva visitarli così come mi piaceva visitarne i musei.

D: Pensi che questa esperienza ti abbia lasciato qualcosa nell’anima e, eventualmente, possa averti modificato interiormente?

R: Poco o niente! Ero tranquillo prima di partire, lo ero durante il cammino, e lo sono tuttora. Magari potrebbe aver influito positivamente su chi per natura è agitato: camminando, avendo modo di trovarsi da solo con se stesso e con i propri pensieri, ne avrà approfittato per fare chiarezza sulla propria vita. Durante l’intervista fattami dall’inviata di Varese News, alla domanda se il cammino mi avesse procurato felicità e gioia, ho risposto “No, tranquillità!”

D: Ciro il cammino della Via Francisca è poco conosciuto, parlacene …

R: Parte dalla Svizzera, precisamente da Costanza nel Canton Ticino, per poi concludersi in Italia a Pavia. Complessivamente è lungo 510 km. Quello da noi percorso da Ponte Tresa, al confine con la svizzera, fino a Pavia è di 135 km di cui 62 km nella sola provincia di Varese. Anche se, stando al mio satellitare, di chilometri ne abbiamo fatti 155: in alcuni tratti ci allungavamo, come è successo quando, alla fine di una tappa, non avendo trovato alloggio insieme agli altri del gruppo, in tre abbiamo proseguito per raggiungere un B&B.

D: Quante persone eravate?

R: Nove più la guida di Spiritual Tour, Neven Adzaip bosniaco, che ci ha accompagnati lungo il percorso.

D: Essendo un maratoneta di lunga data, dunque allenato a macinare chilometri per ore, per te non deve essere stato difficile compiere il cammino…

R: No, però durante una tappa un po’ più lunga delle altre ho accusato stanchezza mentale.

D: Come mai?

R: Non lo so, forse le avverse condizioni meteo hanno influito negativamente sul morale…

D: Quanti giorni dura il cammino?

R: Otto giorni. La tappa più breve è stata la seconda: 12 km tutti in salita fino al Sacro Monte di Varese. Giunti lì, abbiamo percorso altri due chilometri e mezzo per raggiungere il monastero con le sue sedici cappelle che rappresentano la Via Crucis.

D: Durante l’intervista a Varese News, alla domanda “quale tappa ti è piaciuta di più?”, hai risposto “la seconda”, aggiungendo una motivazione simpatica, ce la ripeti?

R: La mattina della partenza ho visto che a Pozzuoli c’erano quarantadue gradi, una temperatura torrida, asfissiante. Quando siamo usciti dall’albergo per incamminarci abbiamo trovato nebbia, freddo e un’incessante pioggerellina. La tappa era lunga 12 km, tutta in salita. Per via delle pessime condizioni meteo, per percorrere un chilometro ci abbiamo impiegato la bellezza di 28 minuti: era molto ripido, ricoperto di sassi e reso scivoloso dalla pioggia. Quando siamo arrivati alla base del Sacro Monte, gli ultimi 2,5 km per arrivare al monastero ce li siamo fatti sotto l’acqua riparati dai k-way. Fortunatamente alla fine di ogni tappa arrivavamo in albergo. Appena sono entrato in camera, mi sono fatto una doccia calda. Poi mi sono infilato sotto il piumone –  sotto il piumone ad agosto! – a guardare le olimpiadi. Ogni tanto fissavo attraverso la finestra la pioggia che veniva giù a catinelle e ridevo di gusto pensando ai miei amici a Pozzuoli che sudavano e schiattavano dal caldo!

D: Con l’alimentazione come avete fatto?

R: Nessun problema, mangiavamo di tutto, soprattutto a colazione. Questo mi ha creato un tantino di difficoltà visto che io non sono abituato a fare colazione al mattino, al massimo mangio della frutta. Ma durante il cammino, soprattutto al termine di ogni tappa, davvero avevamo l’imbarazzo della scelta.

D: Pensi che questa esperienza avrà un seguito?

R: Credo di sì, già sto sentendo i miei nipoti che vogliono fare un pezzo della Via Francigena tra Umbria e Toscana. Per l’anno prossimo, insieme alle quattro persone non di Napoli che erano con noi, sembra si stia organizzando di andare in Irlanda per fare non so quale cammino tra i monasteri. Se mi inviteranno, come spero, ci andrò sicuramente.

D: Durante il cammino per tutti eri “Zio Ciro”…

R: Devo ringraziare mia nipote, la professoressa Concetta Maddaluno, plurilaureata con cinque lauree in procinto di prendere la sesta: ogni volta che si rivolgeva a me, mi chiamava “zio Ciro”. Da qui per tutti, inclusa la signora di Milano che era con noi, sono diventato Zio Ciro!

D: Il cammino della Via Francisca lo consiglieresti agli amanti del traking e della camminata?

R: Sì, assolutamente. Il tratto italiano è privo di insidie ed è molto piacevole. Considera che pur essendo abituato a camminare, quasi sempre ero l’ultimo del gruppo: sono avvezzo a correre ma non a passeggiare, per cui me ne andavo piano piano, attardandomi. Quando vedevo il gruppo allontanarsi, aumentavo l’andatura e li superavo per poi aspettarli.

D: avete preso in considerazione di fare il famoso Cammino di Santiago?

R: Qualcuno del gruppo già l’ha fatto e lo ha proposto. Non escludo che lo faremo. Questo è stato l’anno zero, ci siamo messi alla prova. Credo che l’abbiamo superata alla grande!

D: Cosa hai provato quando, giunti a Pavia, hai ricevuto l’attestato e il timbro di pellegrino?

R: Lo confesso, mi sono un tantino emozionato a conferma che non bisogna essere dei fervidi credenti per farsi rapire dal fascino di certe esperienze!

D: Ci rivediamo per il prossimo cammino.

R: Sicuramente!

Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
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