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Sacello degli Augustales di Miseno

Durante i lavori per la realizzazione di due villette private, nel febbraio del 1968 tra Punta Terone e Punta Sarparella a Miseno, furono rinvenute accidentalmente alcune strutture appartenenti ad un edificio di età imperiale.

L’edificio è costituito da tre ambienti voltati, un ambiente centrale che rappresenta il sacello e due ambienti laterali prospicienti un cortile porticato.

Realizzati in opera reticolata  e in parte ricavati nel tufo naturale. Il vano centrale è occupato da un piccolo tempio al quale si accede mediante una gradinata rivestiti da lastre di marmo e davanti al quale è situato l’altare.

Durante lo scavo archeologico diretto dal prof. A. De Franciscis, furono rinvenute, le statue di due imperatori, nelle due nicchie laterali scavate nel tufo.


I lavori di scavo archeologico si protrassero, in più riprese, fino al 1972, quando vennero sospesi per la precaria situazione statica dell’edificio e la presenza di una falda acquifera che sommergeva parzialmente le strutture, identificate, in seguito, quale sede del locale collegio degli Augustali.

Da una iscrizione rinvenuta nel sito “TEMPLUM AUGUSTI QUOD EST AUGUSTALIUM”, fu chiaro che si trattava di un tempio destinato al culto degli imperatori, sede degli Augustales. Il tempio costituito da un ambiente centrale e due laterali, era circondato per tre lati da portici.

Il Sacello nel corso dei secoli ha subito diversi restauri e abbellimenti. Quello giunto fino a noi composto da tre ambienti affiancati, in parte ricavati nella roccia ed in parte realizzati in muratura, che si aprono su un cortile porticato, è di età Antonina (metà II sec. d.C.), è in questo periodo infatti, prima che il banco tufaceo crollasse a causa di un evento sismico, che furono apportate sostanziali modifiche.

Chi erano gli Augustales

Gli addetti al culto del fondatore dell’Imperatore, Augusto, nelle colonie detti Augustales, formavano un collegio di sei membri attivi (seviri augustales), che duravano in carica un anno, mantenendo il titolo anche dopo lo scadere della loro carica ufficiale.

Alla morte di Augusto, avvenuta in Nola il 19 agosto del 14 d. C., fu istituito un collegio di sodales augustales, composto da 21 membri, tutti appartenenti all’ordine senatorio, presieduto da tre magistri quali depositari  del culto gentilizio degli Iulii.

Gli Augustales, godevano di molti privilegi: avevano posti riservati al teatro, si sedevano su selle curuli, figuravano nelle cerimonie religiose più importanti.

I collegi erano presieduti da tre magistri annuali e da un flamine nominato a vita dall’imperatore.

Gli Augustales avevano il compito di mantenere intatto il culto dell’Imperatore perciò compivano riti, organizzavano giochi e presiedevano a cerimonie in onore degli imperatori, che, così, erano percepiti come vere e proprie divinità.

L’Istituzione Augustale era molto presente nel territorio flegreo per la presenza di molti orientali, difatti legami tra il culto dell’Imperatore e i culti orientali sono anche attestati da alcune epigrafi che riportano che alcuni Augustales fossero sacerdoti della Magna Mater Cibele.

Comunque, l’influenza degli Augustali nel territorio campano era molto forte perché provenendo dalle famiglie nobili erano ricchi e potenti e i Campi Flegrei, con il porto di Pozzuoli, erano al centro di traffici di beni primari e di lusso. Tale ricchezza era dunque sovente espressa con la realizzazione di opere pubbliche, accompagnate poi da statue o sacelli (come appunto quello di Miseno).

Poco si conosce degli Augustales dai testi letterarî, ma vi sono numerosissime iscrizioni che li menzionano; e senza di queste rimarrebbero solo gli accenni di Petronio (Satyr., 30, 57) e degli scoliasti di Orazio (Sat., II, 3, 281).

Nella celebre iscrizione che ricorda la fondazione e la dedicazione dell’ara Augusti, avvenuta nel 2 d.C., nella colonia di Narbo Martius (Narbonne), capoluogo della Gallia Narbonese (Corpus InscrLat., XII, 4333), era prescritto che ogni anno sei cittadini plebei del luogo, cavalieri romani, facessero a loro spese un sacrificio in onore dell’imperatore, con distribuzione d’incenso e di vino a tutti gli abitanti.

Iscrizione della Colonia di Narbo Martius esposta al Musée Saint-Raymond de Toulouse. Découverte à Narbonne et donnée en 1832. Testo : L[VCIO] VERCIO PRISCO / SEVIR[O] / AVG[VSTALI] / C[OLONIAE] I[VLIAE] P[ATERNAE] C[LAVDIAE] N[ARBO] M[ARTIVS] ET AQVIS / SEXTIS / M[ARCVS] AVRVNCEIVS […] AMICO OPTI(MO). (Licenza CC0)

Questi sei magistrati chiamati seviri augustales restavano in carica un anno. L’incarico poteva anche essere affidato di nuovo l’anno successivo, alla stessa persona (iterum) e in qualche caso la carica è stata affidata anche per la terza volta (tertium).

Col tempo furono create confraternite per il culto di ogni imperatore divinizzato. Così alla morte di Claudio furono creati i Claudiales che si aggiunsero agli Augustales assumendo così il titolo di Augustales Claudiales. Alla morte di Vespasiano furono creati i Flaviales che aggiunsero il nome di Titiales alla morte di Tito. Alla morte di Adriano furono creati gli Hadrianales e alla morte di Antonino Pio furono creati gli Antoniniani. Questi furono gli ultimi e a loro fu affidato il culto di ogni nuovo Divo aggiungendone il nome: così si ebbero gli Antoniniani Veriani, Marciani, Aureliani, Commodiani, Helviani e Severiani.

Ringrazio la Dott.ssa Letizia Del Pero dell’associazione Riccardo Carbone per la disponibilità e sollecitudine. L’Associazione Riccardo Carbone nasce nel 2016 allo scopo di salvaguardare questo importante patrimonio e renderlo disponibile per la consultazione online. https://www.archiviofotograficocarbone.it/.

Bibliografia.

G. Boissier, La religion romaine d’uguste aux Antonins, Parigi s. a., I, pp. 180-188;
Daremberg e Saglio, Diction. d. antiq. gr. et rom., I, p. 560 seg.;
J. Schmidt, De seviris Augustalibus, Halle 1878 (in Dissertationes philologicae Halenses, V, i);
K. Messling, De seviris Augustalibus, Giessen 1891;
L. Schneider, De sevirum Augustalium muneribus et condicione publica, Giessen 1891;
De Ruggiero, Dizionario epigrafico, I, p. 824 segg.

Immagine di copertina ha una  Creative Commons Attribution 2.0 Generic license.

Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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