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Terremoto Irpino e Corona Virus

I media a confronto: il positivo ed il negativo di un mondo digitalizzato

Era una domenica fredda quella del 23 Novembre 1980 eppure tranquilla come i weekend in famiglia in perfetto stile meridione. Dopo il solito pranzo domenicale , ricco di portate squisite , i più si accingevano a cercare riparo in cinema e teatri. Una domenica tranquilla che in un batter d’occhio si sarebbe trasformato in catastrofe prendendo il nome austero di “Terremoto dell’Irpinia”.

19.34 segnava l’ora di quell’orologio a pendolo( in assenza di smartphone) ed in 90 secondi era già tragedia annunciata. Un forte boato , urla, pianti e disperazione .

I comuni più colpiti furono Castelnuovo di Conza , Lioni, Conza della Campania , Laviano, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna.

Il terremoto fu avvertito anche a Napoli dove a oltre al crollo di numerosi edifici lesionati si aggiunse il crollo di un palazzo in via Stadera in cui persero la vita 52 persone.

Il ruolo dei media

Al tg delle 20.00 ,quello che si sarebbe poi rivelato uno dei terremoti più potenti nella storia della Repubblica, passò come un sisma da poco. La notizia infatti fu resa chiara solo all’arrivo dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini che una volta ritornato a Roma annunciò :

“Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti , grida di disperazione di sepolti vivi”

Il testimone di Atripalda

Il suo nome è Enzo ed il suo racconto vale più di ogni altra testimonianza in pasto ai social. Enzo ci ha raccontato la lentezza dei soccorsi e nel suo sguardo di bambino ricorda con tenerezza quegli attimi impressi nella mente.

Il primo pasto caldo ci è arrivato dopo 40 ore. Noi figli eravamo in preda ad un film apocalittico, ma di quei giorni ricordo gli occhi delle persone addette ai soccorsi. L’umanità era lì in mezzo a noi a salvare vite e speranze. Questa esperienza ha per sempre scosso ed in qualche modo influenzato la mia vita . Io stesso nel 2009 sono partito e ,zaino in spalla, prestai i primissimi soccorsi per la preparazione dei pasti in seguito al Terremoto dell’Aquila. Chi più di me ,ormai adulto ,avrebbe messo la stessa tenerezza e tenacia di quel bambino sopravvissuto al terremoto dell’Irpinia?”

Foto di “Repubblica

40 anni dal sisma: era Corona Virus

I campani ,anche i più giovani, ricordano direttamente o indirettamente il Terremoto dell’Irpinia. Un genitore, un nonno avrà sicuramente avuto orecchie per raccontare i fatti inerenti quel 23 Novembre 1980. Testimonianze dirette dell’accaduto sembrano avere molta più efficacia per gli autoctoni di articoli scritti a posteriori in redazioni più o meno lontane.

Tuttavia per coloro che ancora credono in quell’espressione “Giornalismo da scarpe da tennis, la riflessione stimolata è quanto i Social siano un reale e dignitoso veicolo di informazioni.

Siamo in un’era digitalizzata, l’informazione è a portata di mano , ma spesso manca la qualità. L’opinione pubblica è spesso affidata a blogger d’assalto pronti a puntare il dito contro. La mancanza di informazioni ha causato danni al tempo del Terremoto irpino tale da far ritardare in modo ingente i soccorsi. La cospicuità dei contenuti odierni sta confondendo enormemente le menti dei più, scatenando fenomeni psicologici di grande impatto sociale ed emotivo.

Social network: istruzioni per l’uso

Nel 2020 siamo un popolo globalizzato e dannatamente digitalizzato. Un grande database vive nelle nostre tasche a portata di click. Un database cospicuo, ma spesso di bassa qualità. Numeri e contagi, al grido di “vaccino” portiamo il nostro sguardo ai device delle nostre case.Un giornalismo del terrore, scarno di sensibilità si aggiunge a chi per strada senza quel dannato spirito deontologicamente segnato sputa sentenze sui passanti.Generazioni pronte a visualizzare contenuti popolari a danno dell’informazione, quella vera.

Ne è un esempio le tante visualizzazioni ai danni del personale sanitario piuttosto che delle forze dell’ordine, è gogna mediatica. Una perpetua caccia alle streghe che più che creare informazione crea immediata confusione a suon di tweet.

Non ultima la vicenda di un uomo morto nella toilette dell’Ospedale Cardarelli in pasto ai social senza alcuna preoccupazione in merito a deontologia giornalistica e privacy.

Un mondo digitalizzato, a tratti malato, figlio di un’informazione malsana, padre di una generazione nociva, cancerogena , dannatamente arrabbiata.

Foto de “Il Corriere del Veneto”

Martina Bruna Chiaiese
Martina Bruna Chiaiese
Nata a Napoli nel 1994. Fin da bambina è sensibile al mondo della cultura e della scrittura. Ha frequentato il Liceo Classico Antonio Genovesi grazie al quale matura un grande interesse per la lingua e la letteratura italiana e inglese. Si iscrive all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e nel 2017 consegue la laurea in Lingue, Lettere e Culture Comparate nelle lingue inglese e cinese. Attualmente frequenta il corso di Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà Orientali approfondendo lo studio della lingua, la storia, l’archeologia e la letteratura cinese. In ambito giornalistico si occupa della coordinazione del quotidiano on-line L’Osservatorio Flegreo ed è direttore della testata QuiCampiFlegrei. La sua passione è lo sport.

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