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29 e 30 settembre 1538, quando a Pozzuoli nacque Monte Nuovo

Nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1538 la più grande eruzione vulcanica nei Campi Flegrei portò alla formazione del monte Nuovo.  L’eruzione durò sette giorni, durante i quali il villaggio medievale di Tripergole fu completamente distrutto.

I Campi Flegrei e in particolare Pozzuoli, sono da sempre caratterizzati dal fenomeno del bradisismo, per il quale, periodicamente, il livello del suolo si abbassa (bradisismo negativo) o innalza (bradisismo positivo) anche di alcuni metri.

E’ probabile che le cause di tale fenomeno risiedano nelle variazioni di volume di una camera magmatica posta a circa 3 km di profondità.

Nel 1500 un’importante crisi di bradisismo positivo portò all’innalzamento dell’area di circa 7m.

Il Cantarello, una sorgente termo-minerale che scaturiva dal lato nord-est del complesso del Serapeo di Pozzuoli, conosciuta e utilizzata già dai romani, già dal 1400 per fenomeni di bradisismo discendente, era stata sommersa dal mare infatti era conosciuta come «inter aqua spelagi».

Così, per impedire che si disperdesse in mare, l’acqua veniva raccolta utilizzando un contenitore rotondo (appunto, cantarello).

Alcune incisioni dell’epoca, mostrano il bagno del Cantarello vicino al mare con le tre colonne del Serapeo ancora sommerse.

Ignoto (metà XV secolo), Bagno Cantarellus, miniatura, in Pietro da Eboli, De Balneis Puteolanis, ms.176, Edimburgo, University Library. Riferimento fotografico della tavola: University Library, Edimburgo. Fonte: arcgis.com

L’editto della regina Giovanna II di Napoli del 1429 dimostra che il sollevamento del terreno fosse tale da richiedere un atto ufficiale per sancire la proprietà delle terre emerse.

Agli inizi del 1500, l’area di Pozzuoli veniva colpita da continui terremoti causando ingenti danni alle abitazioni e la chiesa di San Procolo a Pozzuoli subì diverse lesioni «cetera propter fracturam ex continuo terraemotu factam».

Da allora i terremoti divennero sempre più frequenti, le cronache dell’epoca descrivono gli avvenimenti infatti una cronaca del 1538 del Delli Falconi conferma queste informazioni:

«Sono ormai due anni in Pozzolo, in Napoli e nelle parti circonvicine sono stati spessi terremoti, E nel giorno innanzi che apparve tale incendio tra la notte e il giorno furono sentiti nelli predetti luoghi tra grandi e piccoli più di venti terremoti».

Intanto cosa stava accadendo a Pozzuoli?

Interpretando le cronache si suppone che, a partire dal 1400, a una profondità di circa 4-5 km sotto Pozzuoli, diverse intrusioni di magma, abbiano causato un rigonfiamento del suolo di circa 8-10 metri, rispetto al livello di massimo abbassamento e sommersione del Serapeo.

Le iniezioni di magma provocarono violente crisi sismiche (in particolare negli anni 1507-1508), che causarono estesi danni agli edifici della città.

Tra il 1537-1538 si ebbe una forte crisi sismica che culminò nella notte fra il 28 e 29 settembre 1538, con scosse tanto violente da seminare il panico generale.

Il 28 settembre 1538, intorno alle ore 12:00, il mare si ritirò di circa 370 m, lasciando sulla riva moltissimi pesci agonizzanti che i Puteolani, felici e ignari della tragedia che si stava abbattendo su di loro, raccolsero in gran quantità.

Contemporaneamente, nella piccola vallata posta fra il Monte Barbaro, l’Averno ed il mare, la terra si era abbassata di circa 4 meri formando poi un rigonfiamento del terreno che spaccò la terra aprendo dei crepacci, fenomeno descritto dai cronisti dell’epoca.

Verso le ore 20:00 la terra collassò e dalla spaventosa buca che si era creata cominciarono a fuoriuscire fuoco, fumo, pietre, cenere asciutta e soprattutto cenere fangosa.

Per tutta la notte si sentirono forti boati e i Puteolani, spaventati dalla pioggia di cenere, fango, pietre e dai tremori dei terremoti, fuggirono verso Napoli.

Il villaggio di Tripergole viene completamente distrutto, e la sorgente termale chiamata “Bagno di Cicerone” (ovvero “Bagno del Prato”) ed i corrispondenti resti della villa di Cicerone detta “Cumanum” (o “Academia”) sepolti dall’eruzione.

Il viceré Don Pedro da Toledo si recò sul posto con tutta la sua corte per osservare il fenomeno fermandosi alla chiesetta di San Gennaro alla Solfatara perché non era possibile avvicinarsi a Pozzuoli per la fitta caduta delle pietre eruttate.

il Monte Nuovo finisce di formarsi nel giro di 48 ore. Nel frattempo da Napoli viene organizzata una processione con il prezioso busto contenente la reliquia della testa di San Gennaro.

Il terzo giorno l’eruzione si attenuò e quando il fumo e ceneri cominciarono a diradarsi il monte era visibile.

Il quarto giorno iniziò una nuova fase eruttiva molto violenta scagliando grossi massi che raggiunsero anche Nisida.

Per due giorni il vulcano interruppe la sua fase esplosiva, infatti il 4 ottobre emette solo fumo tanto che domenica 6 ottobre diverse persone pensano bene di scalare il nuovo cono.

Ma all’improvvisa, verso le 15:00, il vulcano riprende la sua attività con una nuova e violenta esplosione uccidendo 24 persone fra gli incauti scalatori.

I materiali eruttati da Monte Nuovo ricaddero in un raggio di circa 1 km e colpirono soprattutto Pozzuoli che fu sepolta da 30 cm di ceneri pesanti, mentre le ceneri più leggere, portate dai venti, raggiunsero Napoli e arrivarono fino al Cilento, Calabria e Puglia.

Oasi naturalistica di Monte Nuovo

Nasce nel 1996 da un progetto integrato fra la Scuola e il Comune di Pozzuoli, ideato e programmato dal Liceo scientifico E. Majorana di Pozzuoli con l’obiettivo di preservare gli ecosistemi e le risorse presenti nel territorio.

Un sentiero a gradini si snoda nella pineta e raggiunge la sella dell’orlo del cratere da dove è possibile godere delle stupende vedute panoramiche del Golfo di Pozzuoli in direzione di Baia l’interno della caldera del cratere.

Protetta dal WWF è possibile effettuare escursioni tutti i giorni dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00 con ingresso è gratuito.

I percorsi del cratere sono tutti segnalati e curati e lungo il percorso è presente una fonte d’acqua utilissima in un territorio vulcanico.

Certamente la difficoltà della passeggiata è ampiamente ripagata dalla magnifica vista sul Golfo di Pozzuoli.

Per affrontare percorsi di questo genere è opportuno dotarsi di scarpe da trekking, maglia traspirante e pantalone preferibilmente lungo per evitare contatti con la fitta vegetazione.

Buona passeggiata!

Riferimenti bibliografici.

Antonio Parascandola, “I fenomeni bradisismici del Serapeo di Pozzuoli“, Napoli 1947.

Antonio Parascandola, “Il Monte Nuovo ed il Lago Lucrino“, in: Bollettino della Società dei Naturalisti in Napoli.

Antonio Scherillo, “Vulcanismo e bradisismo nei Campi Flegrei” in: “I Campi Flegrei nell’Archeologia e nella Storia” (Atti dei Convegni Lincei n. 33), Roma 1977.

Le immagini nell’articolo e nella slideshow sono tutte nel libero dominio.

Anna Abbate
Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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