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23 agosto 1960: sessant’anni fa la Fiaccola Olimpica attraversò Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida. Il ricordo di Gennaro Gaudino, storico dello sport

Il 23 agosto 2020 ricorrono i sessant’anni della XVII Olimpiade svolta a Roma dal 25 agosto all’11 settembre 1960. I Campi Flegrei furono una delle mete principali nel percorso della fiaccola olimpica. A ricordare questo storico evento ci sono anche due lapidi ed una strada che i comuni di Pozzuoli e Bacoli dedicarono proprio al passaggio del fuoco olimpico.

“Oltre a raccontare una breve storia di quel memorabile evento storico socio-sportivo, – dichiara Gennaro Gaudino, storico dello sport – vorrei complimentarmi con il Comune di Bacoli, con il Sindaco, Josi Gerardo Della Ragione e gli organizzatori per aver ricordato il 19 agosto scorso il passaggio della fiaccola olimpica nelle strade del Comune bacolese, precisando che il giorno del passaggio della fiamma olimpica avvenne alcuni giorni dopo, esattamente il 23 agosto 1960”.

Le lapidi e l’errore del cippo nella Villa Comunale di Bacoli

Ma perché i Campi Flegrei furono scelti per il percorso della fiamma olimpica?

Gaudino, autore di numerose pubblicazioni sul calcio e lo sport flegreo ha risposto a questa domanda inviando alla redazione un contributo estrapolato dal suo libro Lo sport a Pozzuoli. Storia e leggenda” del 2012. Il paragrafo si intitola 23 agosto 1960: la fiaccola olimpica nei Campi Flegrei” (pp. 83-96).

Gli organizzatori decisero di dare alle Olimpiadi romane un tocco di classicismo e di far correre le staffette su un itinerario che materialmente concretasse un ideale filo conduttore tra i due popoli della civiltà classica (Atene e Roma), attraverso i luoghi della Magna Grecia, ricalcando quello già percorso dagli antichi Greci all’epoca in cui fondarono le colonie: da Siracusa (prima città fondata nel 734 a.C.) a Cuma (la più lontana della Magna Grecia fondata nel 734 a.C. circa).

Le regioni italiane che furono beneficiate dal passaggio dei 1199 tedofori furono 6: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Lazio.

Per il disegno della fiaccola olimpica il comitato organizzatore delle Olimpiadi romane incaricò l’archeologo Amedeo Maiuri (1886-1963) il quale, con l’aiuto dei suoi collaboratori del Museo Nazionale di Napoli, realizzò un prototipo di fiaccola simile a quelle antiche: costruita in alluminio bronzato, essa aveva un’altezza di 40 cm. ed un peso di 580 gr.

Ufficialmente la XVII Olimpiade moderna di Roma iniziò il 12 agosto 1960 nello stadio di Olympia (Grecia) con l’accensione della fiamma olimpica. Il viaggio della torcia, invece, iniziò il giorno dopo (13 agosto). Dopo una suggestiva cerimonia il fuoco passò dalle mani del principe Costantino di Grecia al primo tedoforo; dopo vari passaggi la fiaccola giunse al porto di Zéas, presso il Pireo, dove fu issata a bordo della nave scuola italiana Amerigo Vespucci.

La fiaccola olimpica iniziò il suo viaggio nel territorio italiano il 18 agosto, al momento dello sbarco a Siracusa. Il primo tedoforo italiano fu l’indimenticato arbitro internazionale di calcio Concetto Lo Bello.

Da qui il percorso proseguì per Lentini (l’antica Leontinoi fondata nel 729 a.C.), Naxos, Messina, Reggio Calabria, il fiume Halex (che, secondo la leggenda offrì riparo ad Ercole), Locri (che nel 660 a.C. diede alla sua gente e all’antica Grecia il primo codice di leggi scritte), Crotone (l’antica Kroton fondata nel VI secolo a.C.), Sibari, Sini, Metaponto e Taranto (il maggiore centro della Magna Grecia). Il viaggio dei tedofori proseguì poi per Matera, Potenza e Paestum (l’antica Poseidonia fondata nel VI secolo a.C.), Pompei, Ercolano, Napoli e i Campi Flegrei, con Pozzuoli (l’antica Dicearchia fondata nel 525/524 a.C.) fino alle strade per l’acropoli di Cuma.

Martedì 23 agosto 1960 alle ore 16:11:30, la fiamma olimpica entrò nella provincia napoletana; nella città di Napoli la fiaccola olimpica sostò in piazza Sannazzaro per mezz’ora. Alle 21:30 ripartì per i Campi Flegrei.

Le staffette flegree che portarono il fuoco olimpico per le strade dei comuni di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida furono quindici, questi i nomi dei tedòfori con il relativo ordine e numero di partenza: per il territorio puteolano furono n. 949 Giovanni Magliulo, n. 950 Luigi Fasulo, n. 951 Agostino Magliulo, n. 952 Gaetano Cavaliere, n. 953 Gian Paolo Susini, n. 954 Giuseppe Artiaco, n. 955 Carlo Donati (probabilmente questo fu anche l’ordine di partenza). Per il comune di Bacoli: n. 956 Agrippino Cupido (primo tedoforo bacolese), n. 957 Giuseppe Gagliardi, n. 958 Giuseppe Guardascione, n. 959 Gaetano Mastropasqua, n. 960 Antonio Martino, n. 961 Giuseppe Illiano. Per il breve tratto riguardante il comune di Monte di Procida: n. 962 Romualdo Romeo (primo tedoforo per il comune montese) e n. 963 Antonio Schiano.

Alle ore 22:33 la fiaccola arrivò nella piazzetta di Baia dove venne inaugurata anche una lapide commemorativa con incise le seguenti parole: «SIMBOLO DI PACE E DI FRATELLANZA TRA I POPOLI – LA FIACCOLA OLIMPICA – NEL SUO CAMMINO DA OLIMPIA A ROMA – TRANSITAVA PER QUESTE STRADE DI BAIA – DOVE RIVIVONO NEI RESTI SUPERBI – SOLENNI I RICORDI DELLA ROMANITÀ».

Alle ore 1:09:45 del 24 agosto la fiaccola olimpica uscì dalla provincia di Napoli. Il viaggio proseguì fino a Capua. Da qui continuò verso Minturno, Terracina e infine Roma dove, come percorso, vennero scelti luoghi antichi e storici quali la via Appia, i Fori, il Campidoglio fino allo stadio Olimpico.

Fu un evento socio-sportivo che entrò per sempre nella storia di tutti i comuni dove passò il “fuoco millenario di Olympia”.

Tratto dal libro “Lo sport a Pozzuoli. Storia e leggenda” di Gennaro Gaudino, 2012

Redazione
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