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Sgombero per l’ex Convitto di Arco Felice. Nuova lettera della Comunità Monachelle

La Comunità Monachelle denuncia lo sgombero dei senza fissa dimora attualmente presenti nella struttura, a seguito dell’ordinanza del sindaco del comune di Pozzuoli n. 122 del 03.07.2020 che prevede la chiusura con mura degli accessi all’ex Convitto Vittorio Emanuele III e dell’area esterna, senza che siano attivati i servizi sociali per garantire un percorso/sistemazione per gli interessati. Si invitano i movimenti, le organizzazioni sindacali, i partiti politici a sottoscrivere tale appello. Gli interessati possono inviarci, con l’adesione, il proprio logo così da aggiornare l’elenco dei sostenitori.

Ad oggi la Comunità ha raccolto l’adesione di Potere al Popolo, sindacato USB e Un’altra Città – Quarto.

Questo il testo della lettera.

Partiamo dal presupposto che gli abitanti delle Monachelle, coloro che vengono definiti “abitanti abusivi”, sono in questo luogo da oltre dieci anni. Chi si è mai avveduto di tale presenza? Cosa ha fatto per rendergli la vita più dignitosa? Cosa hanno fatto le Amministrazioni di Napoli ente proprietario del sito e di Pozzuoli, nel cui tenimento cade il sito, per queste persone? Nulla!

Le uniche cose per rendere un poco la vita più dignitosa a queste persone sono state fatte dal 25 Aprile 2017 con la presenza della Comunità Monachelle che ha creato un clima di maggiore vivibilità per gli abitanti del complesso, inviando nell’arco di tre anni diverse richieste alle istituzioni di Napoli e Pozzuoli di installazioni di wc e allaccio acqua.

Incombe un’ordinanza di sgombero di cose e persone all’interno dell’edificio da parte del Comune di Pozzuoli, ord. n° 122 del 3 luglio 2020, l’Assessorato alle Politiche Sociali Pozzuoli, la Caritas, l’Assessorato alle Politiche Sociali e Lavoro Napoli si sono attivati per una giusta collocazione da dare agli abitanti delle Monachelle?

La carenza della nostra assistenza sociale regionale si manifesta particolarmente in queste drammatiche situazioni. La decisione da parte di una istituzione di sgomberare un edificio, per qualsiasi motivo, origina in chi la subisce un sentimento di sconforto, incertezza e sfiducia.

Sconforto ed incertezza in quanto perde quel minimo di sicurezza che si era costruito con quell’alloggio di fortuna che a volte poteva dare la sensazione di calore di una casa.

Sfiducia perché si chiude una porta sicura e si apre l’incertezza della quotidianità futura. Non è possibile che superato il ventesimo secolo sia importante liberare un edificio fatiscente e non ci si preoccupi di che destinazione abbiano degli esseri umani che si trovano a vivere ai gradini più bassi della scala sociale per un vissuto che nessuno ha il diritto di giudicare, ma che una istituzione, con i suoi servizi sociali, dovrebbe prendere in carico per favorire il cambio di stile di vita ed offrire una possibilità concreta di recupero ad una vita dignitosa.

La presenza della Comunità Monachelle che da tre anni tenta, con attività documentate e riconosciute dall’amministrazione di Napoli, di risollevare realtà difficili che le istituzioni non riescono a raggiungere e non vedono, ci dà il diritto di informare le istituzioni previste dalla Carta della Cittadinanza Sociale affinché possano esperire le azioni previste in caso di sgombero di senza fissa dimora, al momento occupanti l’ex asilo Vittorio Emanuele III noto come Convitto Monachelle, col fine di non abbandonare per la strada queste persone in condizioni di fragilità.

In assenza di qualsiasi intervento di sistemazione alternativa di queste persone, si registra tutta la brutalità di questo sgombero che non tutela in alcun modo questa fascia di diseredati.

Redazione
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