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Maria Maddalena, una santa scomoda | Gli articoli di Vincenzo Giarritiello

In questo mio breve scritto che appartiene alla raccolta di racconti e di pensieri RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PARADISO IN TERRA, dedicata a Raggiolo, il borgo nel casentino toscano, in provincia di Arezzo, dove ormai da anni trascorriamo le vacanze estive, sono racchiuse le riflessioni suscitatemi su Maria Maddalena dalla visita che feci alcuni anni fa al Santuario della Verna, ripromettendomi di ampliarle non appena ne avessi modo.

Seppur consapevole che in molti potrebbero suscitare perplessità, decisi di renderle pubbliche considerandole spunto di riflessione  e di approfondimento su temi tuttora controversi legati alla storia della cristianità e, in particolare, sulla figura di Maria Maddalena!

Ci sono al mondo luoghi pregni di atmosfera e spiritualità che rapiscono l’anima proiettandola in un ambiente surreale. Uno di questi è sicuramente il Santuario della Verna nel casentino toscano, situato a 1128 mt sul versante meridionale del monte Penna, detto anche monte della Verna. Di proprietà del conte Orlando Cattani di Chiusi, nel 1213 fu donato dallo stesso conte a San Francesco e ai suoi compagni in quanto, essendo immerso nella natura rigogliosa e selvaggia, lontano dalla civiltà, era adatto alla contemplazione praticata dai fraticelli: “ Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera fare vita solitaria. S’egli ti piacesse, volentieri Io ti donerei a te e a’ tuoi compagni per salute dell’anima mia”.

Sorvolando sull’indiscusso aspetto contemplativo del luogo, che facilmente può alimentare un senso di misticismo perfino in animi refrattari alla meditazione spirituale, credo meriti una considerazione il fatto che la prima celletta in cui San Francesco si ritirava in preghiera lì sul monte era dedicata a Maria Maddalena; figura ambigua nel pantheon cattolico dato che – nonostante fu la prima persona cui Gesù si manifestò subito dopo la resurrezione, riconoscendole in questo modo un ruolo importante rispetto a tutti gli altri apostoli, Pietro incluso – da sempre per la Chiesa di Roma Maria Maddalena è stata oggetto di illazioni o ingiurie al punto che nel 591 papa Gregorio Magno l’identificò nell’adultera salvata da Gesù dalla lapidazione. E seppure nel 1969, dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa ridiscusse, negandola, tale identificazione, a tutt’oggi essa resta viva nell’immaginario collettivo, senza che le autorità ecclesiastiche prendano una posizione netta per riabilitarla pubblicamente agli occhi dei fedeli. Tuttavia recentemente l’autorevole figura di monsignor Ravasi ha sconfessato l’abbinamento Maddalena-prostituta.

La figura di Maria Maddalena ha dato vita a profonde e accese discussioni su quale fosse il suo ruolo reale rispetto alla figura di Gesù. In più contesti ereticali si affermò, e tuttora si afferma, che ella non fosse soltanto il discepolo prediletto da Cristo, ma che addirittura fosse la sua compagna di vita con cui Gesù avrebbe generato una prole da cui sarebbe derivata la prima dinastia franca, i Merovingi; successivamente spodestata con la forza da quella dei Carolingi che per prima salì sul trono del Sacro romano Impero.

Tralasciando le supposizione e le dicerie, al momento, prive di fondamento ufficiale, malgrado in più dipinti di epoca medioevale e successiva alcuni autori ritraessero la Maddalena con il ventre leggermente gonfio segno inequivocabile che fosse incinta – di chi?… -; o addirittura c’è stato chi, ad esempio Leonardo da Vinci, immortalò nell’Ultima Cena con sembianze muliebri l’apostolo prediletto Giovanni tanto che in molti vi riconoscono una donna, ad oggi la figura di Maria Maddalena è circondata da uno spesso alone di mistero, accentuato dal particolare non secondario che la prima celletta in cui San Francesco si ritirava in preghiera sulla Verna era dedicata proprio a Lei.

L’immagine della statua della Maddalena situata nella cappella sulla Verna ritrae una donna giovane dalla rossa chioma fluente recante nella mano sinistra un’urna, presumibilmente contenente l’olio di nardo con cui Maria di Betania, (altra identificazione di Maria Maddalena), sorella di Lazzaro, lavò i piedi di Gesù per poi asciugarglieli con i propri capelli com’è narrato nel Vangelo secondo Giovanni 12, 1-8. Nell’incavo della mano destra della statua distesa dolcemente sul fianco è stata appoggiata in maniera innaturale, dando l’impressione che originariamente non fosse quella la sua collocazione, una croce di legno come se si volesse esorcizzare una sorta di retaggio pagano anticamente presente in quel luogo successivamente divenuto sacro per i cristiani. Da sempre la Maddalena è iconograficamente rappresentata con la chioma rossa e fluente, al pari delle sacerdotesse celtiche e delle divinità silvestri femminili di origini pagane. Un caso o un implicito segnale che San Francesco e suoi fratelli adorassero l’aspetto immanente/femminile di Dio, la Natura, da sempre respinto con la forza dalla Chiesa di Roma che vi ha preferito quello trascendente/maschile? Se davvero così fosse, ciò accosterebbe San Francesco ai cavalieri Templari, di cui si narra che conoscessero e praticassero il vero messaggio tramandato da Gesù, celato dalla Chiesa di Roma che lo avrebbe corrotto, imponendo la propria visione repressiva allo scopo di far presa sulla coscienza delle masse per assoggettarle al proprio volere, sottomettendole a sé. A riguardo vi sono studi che attestano che San Francesco d’Assisi fosse un cavaliere templare. Al pari ve ne sarebbero altri che dimostrerebbero che alla stessa tradizione religiosa cui si rifacevano i Templari, e dunque presumibilmente San Francesco e i suoi fraticelli, si rifacessero Dante e la “setta” dei Fedeli d’Amore alla quale sarebbero appartenuti il sommo poeta e tutti gli stilnovisti italiani, (a riguardo si legga IL LINGUAGGIO SEGRETO DI DANTE E DEI FEDELI D’AMORE di Luigi Valli). A questo punto, se in tal senso gli studi del Valli e dei suoi esimi predecessori – Ugo Foscolo, Gabriele Rossetti, Giovanni Pascoli – non fossero mere fantasticherie, come per decenni si sono ostinati a dichiarare gli studiosi ortodossi, pur ammettendo tra le righe delle loro confutazioni che qualcosa di “vero” il Valli e gli altri dicevano, l’anello di congiunzione tra San Francesco, i Templari, Dante e i Fedeli d’Amore sarebbe proprio la Maddalena il cui culto si radicò, ed è tuttora radicato, in molti paesi della Francia meridionale, dove sorse l’eresia Catara e da dove si diffuse la tradizione trobadorica provenzale cui si rifacevano gli stilnovisti italiani, Dante incluso, i quali, stando al Valli, componevano le loro opere in linguaggio criptico, parlando d’amore solo in maniera apparente. In realtà la Donna che celebravano ed esaltavano nei loro componimenti fisicamente non sarebbe esistita, bensì simboleggiava la sapienza sacra, iconograficamente simboleggiata dalla Maddalena, che sarebbe stata occultata dalla chiesa di Roma per affermare la propria visione religiosa a scapito del vero messaggio divulgato dal Cristo e dai suoi seguaci dove presumibilmente la figura femminile non era considerata né secondaria né inferiore a quella maschile, non facendo la Sapienza distinzioni di genere.

Nell’attesa che sulla Maddalena si sappia più di quanto al momento si conosce, è innegabile il fascino misterioso che la Santa irradia. 

Al di là se davvero fosse approdata sulle coste della Francia meridionale, come narra Jacopo da Varazze ne La Leggenda Aurea, dopo essere scampata al naufragio della barca su cui era stata fatta salire a bordo, insieme ad altri seguaci di Gesù, dai sacerdoti del sinedrio affinché morisse in mare, e se davvero le sue spoglie fossero conservate nella chiesa di Saint-Maximin-la-Sainte-Baume nella Francia provenzale, quel che è certo che la figura della Santa per molti aspetti richiama alla memoria quella di altre divinità femminili di epoca pagana, Iside in testa, le quali si accompagnavano sempre a uno sposo – nel caso di Iside Osiride – mediante il culto dello hiero gamos, il matrimonio sacro, preceduto dal rito dell’unzione dello sposo da parte della sposa. Rituale a cui appunto la Maddalena non è avulsa visto che in alcune immagini è ritratta con un ampolla di olio tra le mani, tanto che molti ipotizzano sarebbe lei la donna che avrebbe cosparso d’olio i piedi di Gesù (Luca 7,46). Tale gesto di matrice iniziatica viene compiuto nei confronti di Gesù anche da Maria di Betania, sorella di Lazzaro, come si narra in Giovanni 12, 1-8.

Che Gesù avesse non solo un seguito di discepoli, ma anche di discepole, è ampiamente acclarato da Carla Ricci nel suo saggio MARIA DI MAGDALA E LE MOLTE ALTRE, M. d’Auria Editore, in cui l’autrice parla di “esegesi del silenzio” in rapporto al silenzio che nei Vangeli si fa relativamente al rapporto di Gesù con le donne.

Se tale silenzio fosse comprensibile, non certo giustificato, in epoche in cui la figura femminile era considerata inferiore all’uomo, è incomprensibile e ingiustificato che ancora oggi sulla figura di Maria Maddalena aleggi uno spesso velo di silenzio; alimentando il dubbio che quasi fosse obbligatorio obliarne la memoria perché, se venisse alla luce, chissà quale scomoda verità potrebbe svelare…   

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Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
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