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L’erica: i rami della pianta più bella diventano scope | Piante dei Campi Flegrei

L’erica arborea è una delle più belle piante dei Campi Flegrei; è un arbusto alto fino a sei metri, presenta un fusto eretto molto ramificato; appartiene alla famiglia delle ericacee e comprende circa 500 specie. Generalmente è una pianta legnosa per lo più arbustiva, sempreverde, con foglie piccolissime e sottilissime, lineari opposte o riunite in verticilli di 3-6; sessili o quasi sessili, molto numerose e persistenti.

I fiori sono riuniti in infiorescenze di vario tipo; il calice è a quattro lobi, verde (erica) o colorato (calluma); l’ovario è supero pluricarpellare. I frutti sono capsule secche a quattro valve. I fiori sono disposti in pannocchie piramidali di colore bianco o rosa pallido, brevemente pedicellati, hanno corolla campanulata, divisa sin verso la metà in lobi ottusi. Sono piante resistenti al secco ed amano i terreni poveri e calcarei.

Il nome generico di erica fu assegnato da Linneo, fu descritta anche da Eschilo e Teocrito, ma soprattutto prediletta dal grande scrittore dei classici antichi, Plinio. Appartiene al Genere Erica, alla Specie Erica arborea, all’Ordine Ericales.

Nei Campi Flegrei la troviamo nella Solfatara di Pozzuoli, nell’isolotto di Vivara, sull’isola di Procida, sulle spiagge di Licola mare, sul Monte Nuovo, ad Arco Felice e Cuma Vecchia. I vecchi rami vengono usati per fare scope. Con il legno delle radici si fabbricano fornelli da pipe. Domina vaste aere nelle macchie nostrane ed è comune su terreno siliceo.

Pasqualina Petrarca
Puteolana doc, laureata in Matematica alla Federico II, Insegnante e poetessa. Si è occupata di ricerca scientifica e metodologia didattica. Nelle scuole ha avviato progetti in vari ambiti disciplinari. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie e una ricerca inedita su Gabriele d'Annunzio. E' membro dell'Accademia di Arte e Cultura Castel San Giorgio di Salerno.

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