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Lo sciamanesimo ctonio nei Campi Flegrei. Il ramo d’oro e il VI canto dell’Eneide. Note di antropologia religiosa. (II parte)

L’affermarsi poi della scuola francese di studi greci col Vernant e col Detienne, questa scuola mediò, filtrò in una più attenta considerazione l’aspetto primitivo, mitico a suo modo non istituzionale della religione greca e l’aspetto fenomenologico puro proprio della scuola di antropologia religiosa sorta dopo gli anni ’70, che tendeva ad assimilare la religione primitiva greca(io direi meglio delle origini), alle altre culture primitive di altre regioni del pianeta, negando di fatto la specificità greca, dell’area culturale greca. Era questo un errore micidiale perché l‘area culturale greca invece presentava una sua specificità davvero straordinaria perché investiva un’area geografica di forte caratterizzazione e cioè il Mediterraneo antico, il Vicino e Medio Oriente, margini notevoli dell’Europa balcanica, e infine l’Italia, in particolare l‘Italia meridionale e in particolare il versante Tirrenico che aveva in due eroi eponimi Tarchon e Tyrrenos, due nomi, due antenati che affondavano le origini del Tirreno (dalla Toscana alla Sicilia, alla Sardegna) nella memoria più antica dell’etnos greco, lo sfondo egeo-anatolico.

Di questa topologia antica, (topologia mitologica,storica,culturale che esplora un periodo vastissimo che va dal 2500 a.c. al III-IV secolo d.c.,dal protostorico antico al Cristianesimo inoltrato), si sono occupati in maniera determinate dagli anni 80 in poi, con studi decisivi per la definizione dell’area come area specifica di diffusione della cultura greca, autori del calibro del Berard, del Detienne, del Vernant,del Vallet, del Maddoli, e tra i più attenti all’area della Campania e dell’area flegrea al contesto egeo-anatolico, Giovanni Pugliese Carratelli, recentemente scomparso. In specifico l’area della Campania e il versante flegreo della Campania con la fondazione della prima colonia greca d’occidente, Cuma, rifletteva molto bene questo reticolo topologico e storico delle antiche civiltà del mediterraneo, dalle talassocrazie cretesi, agli Achei  dell’area anatolica, con irrorazioni di genti misie,carie,cananeo-fenicie ed infine di genti euboiche. Quindi Cuma, la fondazione di Cuma euboica, ma più certamente con coloni fondatori provenienti da Cuma dell’Eolide in Asia Minore, sembra essere il punto terminale di questa colonizzazione e questa rete di traffici  secolari. Ed è senza dubbio il centro di una cultualità particolare, con tratti specifci che l’assomigliano in modo inequivocabile all’area euboica, traco-misia, in quel distretto geografico cioè che coinvolge la troade misia, la calcidica eubea e la regione della Tracia greca.

Questa è la testimonianza archeologica e storica-religiosa del culto della Sibilla e del dio medico-guaritore, Apollo, sotto la cui egida e quella di Demetra oracolare, la profetessa cumana, cimmeria, poteva operare. In saggi pertinenti e di valore straordinari, (Vitalità storica dei Campi Flegrei,Problemi della storia di Cuma arcaica,Mnemosyne e l’Immortalità,Orphikà,Da Jung ad Orfeo, tutti adesso raccolti in “Tra Cadmo ed Orfeo”, il Mulino) Giovanni Pugliese Carratelli ha dato il quadro sintetico e specifico di questa cultualità finalmente condotta ad una ritualità sciamanica di tipo orfico-dionisiaco, nelle sue fasi più primitive(Il Dioniso Zagreus cretese e Demetra con caratteri ctonii ), quelle di elaborazione orfiche (traco-misie), tutt’e due pre-olimpiche e l’integrazione olimpica con il tempio di Apollo paian, medico e guaritore al pari di Orfeo e come Orfeo nume tutelare delle divinità oracolari e con Demetra/Ecate,catatonie, nell’area egeo-anatoliche, con cui Cuma e la Sibilla è indiscutibilmente connessa. Quadro sostanzialmente ed autorevolmente confermato dal Maddoli in “I culti della Campania antica.

I culti greci” in Electa,Storia della Campania, Evo antico e da F.Zevi in “Virgilio e la topografia storica dei campi flegrei”. E in particolare  la presenza di una comunità orfica-pitagorica che aveva in Demetra cumana e in Apollo guaritore e nella cultualità profetica della Sibilla, un ampio retroterra di antica memoria, come le lamine di Hipponion e la equivalente trascrizione cumana attestano, in un rito specifico di catabasi orfica, di discesa agli inferi. Di questo ed altro ci parla il libro VI dell’Eneide, cioè dell’iniziazione ad un rito di nekyomanzia, di catabasi tipico dello sciamanesimo dionisiaco e orfico, attestato ampiamente per l’area analoga della Misia-Lidia e della Troade tracica,in particolare con i culti del tempio di Hierapolis in Frigia, in Anatolia, nel luogo di connessone se non di origine, con l‘origine propria del culto tragico-dionisiaco, la Tracia balcanica, da Mircea Eliade e Dumezil. Virgilio dunque e il libro VI dell’Eneide è la memoria più recente, primo secolo prima di Cristo, raccolta da Virgilio sui luoghi napoletani e flegrei e nel suo ultimo viaggio in Grecia,- su questa memoria religiosa antica- ,prima di morire sulle sponde pugliesi e seppellito per sua volontà a Napoli, sulla via che da Mergellina porta alla baia flegrea. Non poteva essere dunque se non Cuma, e il capo di Miseno la messa in scena della discesa agli inferi di Enea, eroe Troiano sconfitto proveniente dalla guerra di Troia nella troade misia contro gli Achei del Peloponneso, alla ricerca di un incontro col padre Anchise,(solo un cenno prefigurato nel libro III da Eleno altro sacerdote indovino che lo invita a rivolgersi alla Sibilla a Cuma), che non aveva fatto in tempo a dirgli quali destini gli riservava quel viaggio sulle rotte del Tirreno. Anchise muore prima di poter dire ad Enea la profezia tragica ed eroica delle genti asiane nel Lazio.

E la fantasia religiosa di Virgilio ricostruisce, poeticamente, il rito di iniziazione attribuendolo ad Enea, in due fasi preliminari, in due fasi centrali e in due terminali, questo rito che Van Gennep sottoscriverebbe come originale se se ne fosse occupato come tale, come rito sciamanico religioso di iniziazione alla catabasi. Ma a questo hanno posto rimedio Fraser ed altri e per ultimo con certezza d’acume Pugliese Carratelli, riconoscendolo come tale, anche se dentro lo specifico contesto cultuale orfico. Dunque anche l’orfismo va ricondotto ai culti originali, di religione primigenia non olimpica e non politica dell’area traco-misia , trasmesso tal quale dal profetismo sciamanico della Sibilla cimmeria a Cuma, del cui lontano deposito misio-teutranico è attestazione nel territorio e nella topologia nomica, oltre che nella memoria e l’ immaginazione poetica di Stazio (Silvae,III,V 74-5) e Nevio(Bell.Punicum fr.18B) . Tutta la scena è in questo clima e in questo ambiente che ben collima con l’amore georgico di Virgilio, originario ricordiamolo di un territorio contadino e cimmerio, gallico, nordico, come il mantovano.

La scena sono i boschi e gli anfratti dell’Averno e di Cuma, il rito è scandito da testimonianze telluriche chiaramente epifaniche del dio Poteidon e di Demetra/Ecate. Ricordiamo qui che la triade Poseidon/Plutone, Hera-Demetra e Kore/Persefone, e Dioniso-Zagreus  si contendono il dominio ancestrale della terra come scuotimento,del suolo tellurico e cavernoso e delle fonti di zampillamento, già nella Teogonia di Esiodo e nei miti correlati alle origini greche.

Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio è nato a Napoli nel ‘50. È scrittore, poeta, saggista. È stato rettore del Seminario teologico politico di Salsomaggiore Istituto Sobozan, Fudenji. insegnante relatore all'Istituto Filosofico di Napoli, specializzato nella Interpretazione dei testi antichi tra Oriente ed Occidente. È stato editorial board di Scienze e ricerche, su cui ha pubblicato saggi di epistemologia semantica, antropologia e filosofia, tra cui importantissimi contributi sulla civiltà della Campania antica e dei Campi Flegrei.

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