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Il web e le tecnologie digitali al servizio dei Beni Culturali

Il Patrimonio culturale italiano (monumenti, architetture, opere d’arte, beni paesaggistici), unico e straordinario, costituisce una grande risorsa per l’economia del nostro paese, ma non basta averlo per creare ricchezza.

È necessario innovare e promuovere la massima diffusione della sua conoscenza, infatti, viviamo l’era della realtà aumentata, della realtà virtuale, della digitalizzazione e dell’open data e, quindi, questi mezzi non solo sono utili ma ormai sono diventati necessari.

Rinascimento digitale

Già nel 2011 il “Comité des Sages” (Gruppo di riflessione di alto livello) invitava a un “nuovo rinascimento” con la messa in rete del patrimonio culturale europeo.

L’allora commissario della Commissione Europea e responsabile per l’agenda digitale, Neelie Kroes, aveva sottolineato i benefici di una maggiore accessibilità della cultura europea per lo sviluppo di settori quali il turismo, la ricerca e l’istruzione dichiarando: “Attraverso questo ‘rinascimento digitale’ si renderanno disponibili in rete contenuti di elevata qualità per diverse generazioni mostrando la ricchezza della cultura e della storia europea”.

TDlab

Nel 2014 il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibact) ha istituito il “Laboratorio per il Turismo Digitale (TDLab)”, per definire e favorire l’attuazione della strategia digitale per il turismo.

Il 27 luglio 2016 Mibact, Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) e l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) hanno firmato un protocollo d‘intesa per creare nuovi servizi digitali per turismo in grado di “facilitare l’accesso di cittadini e visitatori al patrimonio artistico, naturale e culturale”.

Quindi “accessibilità. Per tutti”

Occorre spingere non solo i turisti, ma i cittadini a frequentare ed amare i Beni Culturali per una vera crescita culturale, civile e sociale.

Per dare un valore aggiunto al nostro patrimonio e raggiungere tali obiettivi le nuove tecnologie digitali si rivelano un potente alleato grazie anche a nuovi applicativi e servizi.

Tecniche come fotogrammetria e ricostruzione 3D, restauro virtuale 2D, metodologie integrate per la realizzazione di modelli tridimensionali eseguiti con laser scanner, catalogazione e fruizione in rete, ed altre favoriscono o migliorano la gestione, la conservazione, il recupero e la fruizione del bene culturale.

Le tecnologie digitali sono ATTRATTORI, perché, grazie ad un linguaggio attuale, coinvolgono i visitatori in nuove esperienze, stimolano ed avvicinano più facilmente a qualcosa che fino ad oggi è stato percepito come distante e privo di attrattiva.

Visore 3d pilotato da un’operatice della Ames Research Center

Già ad ArcheoCamp 2019 (rassegna di Archeologia Subacquea) che si è tenuto al Rione Terra il 31 ottobre abbiamo avuto modo di vedere alcune tecnologie applicate ad un settore finora di nicchia, la visita al Patrimonio Archeologico Sommerso.

In particolare e di particolare interesse “MICROVEGA” (MICRO VESSEL FOR GEODETICS APPLICATION), un drone marino per la ricostruzione del paesaggio archeologico sommerso.

I-Mare Culture utilizza la realtà virtuale, realtà subacquea aumentata e serious games, per mezzo di un tablet subacqueo, corredato di sensori ambientali per raccogliere dati durante le immersioni, una videocamera ad alta risoluzione per la documentazione diretta, un sistema di posizionamento acustico che funzioni come un GPS subacqueo e una mappa 3D del sito, realizzata tramite batimetria acustica, su cui poter segnare percorsi e punti di interesse.

Il progetto MeDryDive con l’obiettivo di creare ed offrire App personalizzate (app in realtà virtuale ed in realtà aumentata, serious games, video etc) che siano in grado di arricchire l’esperienza turistica tanto dei sub quanto dei non subacquei al fine di stimolare il loro interesse nel Patrimonio e nel turismo Subacquei del Mediterraneo e dell’Europa tutta.

Le possibili applicazioni di queste tecnologie sono infinite.

Il MUSE, Museo delle Scienze di Tento ha lanciato GO!Muse una App per esperienze di Realtà Aumentata. Si tratta di un avanzato sistema in grado di collocare virtualmente negli spazi del museo modelli 3D di grande complessità, come dinosauri, rettili preistorici e balene.

Grazie a dispositivi completamente nuovi, sarà possibile inquadrare gli scheletri di questi animali (per la maggior parte estinti) e vederne comparire l’aspetto in vita e in movimento.

Il web

I Siti Web sono il maggior veicolo per la diffusione di applicazioni multimediali interattive, perché immediatamente accessibili da tutto il mondo e senza costi di distribuzione.

La facilità di realizzazione ne ha favorito la diffusione, anche se ha avuto risultati di livello molto discontinuo come qualità.

Là dove la comunicazione web è molto diffusa (America settentrionale soprattutto e anche Europa settentrionale), i siti Web inizialmente erano quelli istituzionali (“siti vetrina”).

Nel tempo si sono trasformati, poi, in luoghi dove descrivere una presentazione dettagliata delle collezioni permanenti (quasi una riproduzione delle classiche esposizioni museali).

Oggi si leggono descrizioni delle mostre ed anche degli eventi temporanei, a scopo promozionale, per attrarre visitatori.

Molti musei presentano mostre virtuali che utilizzano le tecnologie per eventi disponibili solo via Web, giochi educativi e applicazioni per le scuole (una delle attività più diffuse oggi).

Attraverso questi sviluppi le istituzioni riescono a raggiungere pubblico ampio e a svolgere il loro ruolo di diffusori di cultura.

Quindi, internet come uno straordinario “museo virtuale”, accessibile a tutti; i maggiori musei del mondo, ma anche, e soprattutto, i piccoli musei, sono una presenza attiva e stimolante.

Applicazioni mobile

Gli anni hanno visto la diffusione di applicazioni per apparecchi mobili, che sono l’evoluzione degli strumenti precedenti (i siti Web, le audio‐guide e le brochure distribuite nei musei o dei parchi archeologici).

Il vantaggio delle applicazioni mobile è consentire approfondimenti e ricerche prima di visitare i siti di interesse ma, anche, servono da guida al visitatore e, rispetto alla brochure cartacea, offrono commenti sonori a supporto delle visite (come le audio‐guide).

Un esempio.

La Regione Umbria ha promosso l’organizzazione in rete dei musei locali, per incardinare su di essi un’attività di conservazione e di valorizzazione sociale ed economica rivolta alla globalità del patrimonio culturale.

Il progetto Umbria App (l’Umbria sempre con te) è un contenitore multimediale per dispositivi tablet e smartphone che supporta completamente il tuo modo di viaggiare.
Arrivi, scarichi la tua App e trovi informazioni, suggerimenti e itinerari. Tutto con un download!
Le App sono scaricabili gratuitamente in italiano e inglese per dispositivi iOS e Android.

Screenshot della pagina web del sito https://www.umbriatourism.it/it_IT/umbriaapp

Ancora di più, queste applicazioni offrono giochi educativi, chat tra visitatori all’interno del museo (o parco), informazioni pratiche, acquisti on‐line ecc..

E ora, cosa resta da fare?

La foto di copertina è di Hermann Traub (Images are released under the Pixabay License ).

Tutte le immagini sono nel libero dominio.

Anna Abbate
Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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