Chi continua a definire il bradisismo dei Campi Flegrei un’emergenza o non conosce il significato di questa parola oppure la utilizza in modo improprio.
Sia chiaro: ciò che è accaduto venerdì 31 luglio alle 19:46 a Pozzuoli e nei Campi Flegrei, quando una scossa di magnitudo 4.7 ha provocato crolli di abitazioni e costoni, causando feriti e sfollati, rappresenta senza dubbio un’emergenza e come tale deve essere affrontata. L’assistenza agli sfollati, la messa in sicurezza degli edifici e il ripristino dei servizi essenziali richiedono risposte immediate.
Ma l’emergenza è il terremoto e i suoi effetti, non il bradisismo.
Il bradisismo è una caratteristica geologica dei Campi Flegrei. Da migliaia di anni questo territorio si solleva e si abbassa periodicamente, dando origine a terremoti, eruzioni e trasformazioni del paesaggio. Non siamo di fronte a un fenomeno imprevedibile, bensì a una realtà naturale con cui questo territorio convive da sempre.
Proprio per questo stupisce che una scossa di magnitudo 4.7 abbia provocato danni così estesi.



Da oltre due anni l’attività sismica si è intensificata. Già il 20 maggio 2024, nell’arco di poche ore, si verificarono diverse scosse di magnitudo poco inferiore a quella registrata venerdì scorso. Da allora gli eventi sismici si sono susseguiti con una frequenza tale da rendere evidente che gli edifici sarebbero stati sottoposti a continue sollecitazioni.
È naturale che, terremoto dopo terremoto, una struttura già fragile possa deteriorarsi fino a cedere. Proprio per questo la prevenzione non può iniziare dopo un crollo: deve precederlo.
Dopo la grande crisi bradisismica degli anni Settanta, che portò all’evacuazione del Rione Terra, e dopo quella degli anni Ottanta, ci si sarebbe aspettati un piano permanente di verifica e adeguamento del patrimonio edilizio. Sarebbe stato logico controllare gli edifici più vulnerabili, rafforzare quelli recuperabili e pretendere rigorosi criteri antisismici per le nuove costruzioni.
Osservando i danni provocati dalla scossa di venerdì, è difficile non domandarsi se tutto questo sia stato fatto con la necessaria continuità e con la dovuta efficacia.
È quindi comprensibile che molti cittadini rimasti senza casa manifestino la propria rabbia e chiedano conto alle istituzioni delle condizioni in cui versano numerosi edifici. Rivendicare il diritto alla sicurezza non è propaganda politica, ma una richiesta legittima.



Allo stesso tempo sarebbe un errore trasformare questa tragedia in un’occasione di scontro partitico. Le responsabilità, se ci sono, vanno accertate senza pregiudizi e senza strumentalizzazioni.
In questi giorni, inoltre, molti quartieri di Pozzuoli sono rimasti senz’acqua. È un fatto che riporta alla memoria i problemi verificatisi nelle scorse settimane, quando una perdita nella rete idrica risultò difficile da individuare anche per la mancanza di adeguata strumentazione tecnica. Se oggi le tubazioni hanno nuovamente ceduto dopo il terremoto, è legittimo chiedersi se gli interventi effettuati fossero realmente adeguati a un territorio che convive con il rischio sismico.
Per questo motivo continuo a ritenere che il termine “emergenza” debba essere usato con precisione.
L’emergenza è quella che si affronta dopo il terremoto.
Il bradisismo, invece, è una condizione permanente del territorio e richiede un’altra parola: prevenzione.
Se la magistratura ha ritenuto opportuno aprire un’indagine sui crolli dei costoni di Pozzuoli e Bacoli per verificare eventuali omissioni nella loro messa in sicurezza, sarebbe altrettanto importante accertare perché alcuni edifici abbiano riportato danni tanto gravi. Non per cercare un capro espiatorio, ma per capire se tutto ciò che era possibile fare per prevenire questi crolli sia stato realmente fatto.
Perché il bradisismo non può essere fermato.
Ma molti dei suoi effetti, forse, possono essere limitati.
Ed è su questo che uno Stato dovrebbe misurare la propria capacità di proteggere i cittadini.