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IN RICORDO DI LEONE VITTIMA DELLA CRUDELTA’ UMANA

L’ultima cosa che i suoi occhi stanchi di dolore videro fu lo sguardo commosso dei veterinari che le avevano provate tutte per strapparlo alla morte, dopo le orrende ferite inferte da mani di mostro per appropriarsi della sua pelliccia. Non si sa se per rivenderla o per il semplice gusto di scuoiarlo vivo. Abbandonato agonizzante sul marciapiede, il caso volle che a trovarlo in quelle pietose condizioni fosse un veterinario del canile municipale che subito lo avvolse in una coperta e lo portò in ambulatorio per cercare di curarlo con il sostegno dei colleghi.

Per la tenacia con cui l’animale rispondeva alle cure, tradendo la propria voglia di vivere a ogni costo, lo avevano ribattezzato Leone. Fasciato di bende come una mummia, aveva lottato per quattro giorni tra la vita e la morte, alimentando la speranza che ce l’avrebbe fatta a sopravvivere. Purtroppo non fu cosi. Nel momento in cui esalò l’ultimo respiro, mani amorose ne ricomposero il corpo per poi fotografarlo e diffondere la foto sui social a testimonianza che, fortunatamente, nel mondo non vivono solo criminali e mostri. Ma anche anime sensibili che riconoscono agli animali pari dignità degli esseri umani.

Mentre i medici accarezzavano le spoglie di quella povera creatura, nessuno si avvide della nuvoletta a forma di gatto volteggiante allegramente nell’ambulatorio, che con le invisibili zampette accarezzava i volti di quegli uomini che avrebbero dato la loro stessa vita purché Leone vivesse.   

Mentre i veterinari sollevavano il corpicino del povero gatto per portarlo nel cimitero degli animali, non si avvidero del luminoso arcobaleno che squarciò la stanza. Leone si voltò e, dopo un attimo di esitazione, lentamente si incamminò incontro all’iridescente luce, passeggiando su un soffice manto di nubi. Man mano che si avvicinava all’arcobaleno, gli sguardi sereni di tanti animali che all’imporvviso si affacciavano dal soffitto gli facevano cenno di non temere perché quella era la strada per il Paradiso. Quando varcò la soglia, si ritrovò in un luogo di delizie dove animali di ogni specie vivevano felici tra di loro.  

Ehi, tu, Leone – chiamò una voce dall’alto.

Dici a me? –domandò Leone guardandosi intorno stupito.

Sì! É stata dura, vero?

Perché?  – domandò semplicemente Leone, abbassando timidamente lo sguardo. Per quanto cercasse di trovare una spiegazione, gli era impossibile comprendere la violenza gratuita di cui era stato vittima.

Alla cattiveria degli uomini, purtroppo, non c’è spiegazione. Ma a volte è necessaria per scuotere le coscienze di tanti altri uomini affinché prendano consapevolezza che gli animali sono creature viventi e pertanto vanno rispettate e difese in quanto dipendono dagli uomini. Gli uomini confondono questa loro prerogativa e da potenziali difensori dei più inermi, si divertono a perpetrare soprusi e le peggiori nefandezze nei loro confronti. Lo fanno stesso tra di loro, figurati se non lo facessero verso chi nella scala gerarchica esistenziale è un gradino al di sotto.

Vuoi dire che quanto è successo a me servirà perché non accadano più cose del genere?

Non illudiamoci, molti uomini la cattiveria ce l’hanno radicata nell’animo. Per loro il denaro vale più di qualunque altra cosa e in virtù del denaro sarebbero pronti a fare qualsiasi cosa. Per cui non è improbabile che quanto è accaduto a te non si ripeta, magari con modalità diverse.

Tipo?

Le modalità sarebbero infinite che, solo a pensarci, mi vengono i brividi. Ma sappi che quanto è accaduto a te ha scatenato una tale indignazione nel paese verso quei criminali che ti hanno inferto tanto dolore che mi lascia ben sperare.

Ora che faccio? – domandò Leone guardandosi intorno. Un nugolo di animali lo avevano circondato e lo fissavano con amore.

Per ora riposati. Poi la tua anima, proprio per la violenza e il dolore che ha subito, varcherà la soglia delle anime di gruppo cui appartengono gli animali, per entrare in quella delle anime individuali cui appartengono gli uomini.

Vuoi dire che un giorno tornerò a rinascere e lo farò sotto sembianze umane?

Sì! Il dolore e la sofferenza che la tua storia ha alimentato in tante persone ha fatto sì che il loro pensiero rivolto in maniera insistente a te si risolvesse in una sorta di preghiera comune per il bene della tua anima: chiedendo perdono per quanto ti era stato fatto, organizzando addirittura fiaccolate in nome tuo, hanno favorito il tuo passaggio nella sfera superiore dell’esistenza. E quando ti reincarnerai in un corpo umano, il tuo compito in vita sarà quello di aiutare i gatti e tutti gli animali randagi. Te la senti?

Certo che sì. Non voglio che ad altri accada quanto è successo a me. Nel momento in cui mi scuoiavano vivo ho sofferto non solo fisicamente ma anche nella mente e nel cuore, chiedendomi il perché di tanta crudeltà! Io ho sempre amato gli umani, mi è sempre piaciuto giocare con i loro cuccioli. Perché farmi questo?

Te l’ho detto, questa domanda non ha risposta. La cattiveria e la crudeltà sono insite nell’animo umano. Fino a quando gli uomini non ne prenderanno consapevolezza, confonderanno la cattiveria e la crudeltà come forme di potere da esercitare con diritto verso i più deboli. Gli uomini sono crudeli con gli altri uomini al punto da rapirli, finanche i bambini, al solo scopo di espiantarne gli organi per poi rivenderli al miglior offerente, facendone sparire i corpi. Vuoi che si facciano scrupoli a far soffrire gli animali? La rovina di tutto ciò è il denaro e il bisogno di sentirsi superiori. Fino a quando il valore di un uomo verrà identificato nel numero di zeri che ne caratterizzano il conto in banca o dalla sua forza fisica, anziché con ciò che ha nel cuore, per gli uomini non ci sarà speranza. Convinti come sono che la vita è sola una, tante persone non si creano scrupoli a fare di tutto e di più per garantirsene una piena di agi e soddisfazioni a scapito della felicità altrui. Ma quel giorno che moriranno, sarà triste per loro scoprire che il corpo è solo un mezzo; che l’anima è immortale e si reincarna vita dopo vita, pagando nelle esistenze successive il male e il bene che ha fatto nelle precedenti. A te hanno arrecato atroci sofferenze solo per il gusto di divertirsi o di appropriarsi della tua pelliccia. Ma nel momento in cui lo hanno fatto, hanno condannato se stessi a tormenti atroci che si perpetreranno nel corso delle esistenze future. Mentre quegli uomini che ti hanno curato, sperando che potessi sopravvivere, pur non sapendolo, si sono garantiti in futuro delle esistenze felici perché hanno cuore.

Ora che devo fare?

Per il momento goditi il paradiso, te lo sei meritato. Quando poi sarà il momento di ritornare a vivere, nella tua anima già vi sono i germi di ciò che di buono farai nella tua prossima esistenza!

A quel punto la voce di dissolse. Leone si guardò intorno ancora per una attimo. All’improvviso un gatto dallo sguardo dolce si staccò dal cerchio di animali e gli sia avvicinò.

Ciao, vuoi giocare con me? – gli domandò.

Certo, come ti chiami? – domandò Leone.

Lea – rispose.

Leone sorrise, accostò il muso al suo e la baciò teneramente.

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Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
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