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“Thálassa”, la mostra fotografica sarà visitabile fino all’8 gennaio

Sarà accessibile fino a sabato 8 gennaio la mostra “Thálassa” con le fotografie di Marina Sgamato e Angelo Greco dedicate a Antimo Vallozzi, l’ultimo maestro d’ascia di Pozzuoli. L’esposizione è a Palazzo Migliaresi, Rione Terra di Pozzuoli. Ingresso gratuito

Di seguito una recensione di Ciro Biondi

Sono le mani le protagoniste della Mostra fotografica “Thálassa”. Le mani preziose di Antimo Vallozzi, ultimo rappresentante di secolare sapienza. In realtà le sue mani sono un concentrato di tante mani: quelle delle generazioni che lo hanno proceduto. Mani che racchiudono abilità, conoscenza, esperienza, errori, forza. Fiducia e fede.

Generazioni di pescatori di Pozzuoli hanno posto in lui e nella sua famiglia proprio questo: fiducia e fede. C’era un tempo, non molto lontano, in cui una barca rappresentava il lavoro di una vita. La vita di un padre e della sua famiglia. E quasi sempre quella dei figli e delle loro famiglie. La barca era icona di una società patriarcale. Il gozzo – e ogni altra piccola imbarcazione – era patrimonio familiare.

La barca rappresenta anche la protezione, l’estrema difesa delle vite dei pescatori. La barca, pur fragile, deve dominare il mare. O meglio la barca, nella umana deferenza nei confronti della prepotenza di Poseidone/Nettuno, deve essere sufficientemente adatta a resistere al mare.

Le barche hanno un nome. Dare un nome a una cosa significa darle un’anima.

Marina Sgamato e Angelo Greco hanno raccontato questa magia di Vallozzi: la capacità dell’uomo di dare un’anima alle barche.

I due fotografi hanno deciso di vivere un’intera giornata con il maestro d’ascia.

Osservate le foto. Gli sguardi, i gesti delle mani, l’esame attento dei pezzi da rifinire.

Osservate il luogo. Il buio malazè[1]. L’ultimo che abbiamo conosciuto. Reperto archeologico di una civiltà marinara.

Osservate i dettagli di questo antro; si ripetono santi, madonne e modelle. Sacro e profano come solo nella terra della Sibilla e di san Gennaro è possibile con un’incantata naturalezza.

Osservate i trucioli, le pialle, le sgorbie, le seghe, la lima e la raspa. ‘O laps. Lapis, pietra. La matita che unisce l’artigiano e il tecnico, il falegname e l’ingegnere. La matita, ‘o laps, che non si perde, non rotola. La matita che si inserisce negli spazi stretti. La cui grafite che diventa una linea, profonda e netta, vena tra le venature del legno. Una riga destinata ad essere aperta in due in tutta la sua lunghezza.

Linee, semplici o sinuose, che segnano le forme dell’imbarcazione destinata a salsedine, sole e sudore: alla sfida quotidiana con l’acqua. Non c’è mare senza barche e non c’è barca senza Pozzuoli.

Grazie a Marina e ad Angelo che ci hanno offerto queste immagini. Esse più che fotografie sono un viaggio nella nostra cultura e nella nostra identità.


[1] Malazè, voce di origine araba, diffusa con varianti in tutto il sud. Corrisponde al magazzino dove i pescatori di Pozzuoli deponevano le reti e le attrezzature della pesca.

Ciro Biondi
Giornalista, scrive prevalentemente di attualità, sociale, cultura, turismo e ambiente. E' responsabile dell'Ufficio Comunicazione della Caritas Diocesana di Pozzuoli. Ha collaborato con quotidiani e periodici. E’ specializzato in comunicazione sociale e istituzionale. Si è occupato di uffici stampa ed è presidente dell'associazione di promozione sociale Dialogos Comunicazione. Con le scuole e le associazioni promuove incontri su legalità, volontariato, solidarietà tra i popoli, dialogo tra le religioni e storia. E' docente di scuola statale secondaria di secondo grado. Ha ottenuto vari riconoscimenti per l'attività giornalistica. Per il suo impegno sociale, culturale e professionale nel 2013 il Capo dello Stato lo ha insignito dell'onorificenza di cavaliere della Repubblica.
http://www.cirobiondi.it

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