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Pistis Sophia, quando l’eresia sconfessa l’eresia

Ad aprile del 2003 negli USA fece la sua comparsa IL CODICE DA VINCI di Dan Brown, pseudonimo di Daniel Gerard Brown. In Italia il romanzo fu pubblicato da Mondadori a novembre di quello stesso anno. Da allora il libro ha venduto oltre 85 milioni di copie, affermandosi in assoluto tra le opere letterarie più vendute e conosciute al mondo.

La fortuna del romanzo è certamente dovuta al battage pubblicitario che lo accompagnò fin dal primo istante che apparve nelle librerie, esaltandone la trama intrigante e pruriginosa strutturata sul presunto rapporto amoroso tra Gesù e Maria Maddalena da cui avrebbe avuto origine una stirpe di re sacri, la dinastia Merovingia (?). Argomento per altro già affrontato nel 1982 da IL SANTO GRAAL di Michael Baigent, Henry Lincoln e Richard Leigh che a sua volta vendette milioni di copie.

Stando al romanzo il rapporto amoroso tra Gesù e la Maddalena era noto a Leonardo Da Vinci che ne avrebbe rivelato l’esistenza in chiave simbolica in alcuni suoi dipinti tra cui Il Cenacolo dove la figura dell’apostolo Giovanni, dalle chiare fattezze femminili, sarebbe Maria Maddalena.

Il successo del libro fece sì che sul mercato internazionale si affacciassero un susseguirsi di testi, per lo più saggi, che prendevano tutti spunto da Il Codice Da Vinci; proponendo al lettore teorie bizzarre e complottiste in cui si suppone che alcuni dipinti, non solo quelli di Leonardo, rappresentino delle vere e proprie “mappe del tesoro” che, se interpretate correttamente, indicherebbero il luogo dove la Maddalena sarebbe sepolta o dove sarebbe nascosto un immenso tesoro legato a Gesù e ai suoi presunti eredi.

Per avallare la teoria del rapporto amoroso tra Gesù e Maria Maddalena, molti saggisti prendono come riferimento non soltanto i Vangeli canonici – precisamente il Vangelo di Giovanni 20, 11-18 dove si narra dell’apparizione di Gesù risorto a Maria Maddalena, ipotizzando che tale scelta privilegiata deriverebbe dal rapporto particolare che li legava – ma soprattutto quelli apocrifi e gnostici tra cui la Pistis Sophia.

Per quanto riguarda i Vangeli apocrifi, nel Vangelo di Filippo, ai versetti 32 e 55 si afferma esplicitamente che Maria Maddalena era la sposa di Gesù il quale la baciava sulla bocca tanto da suscitare la gelosia degli altri apostoli. Nel Vangelo di Maria è invece Pietro a riconoscerne la superiorità: “Pietro disse a Maria: <<Sorella, noi sappiamo che il Salvatore ti amava più delle altre donne. Comunicaci le parole del Salvatore che tu ricordi, quelle che tu conosci, (ma) non noi; (quelle) che noi non abbiamo neppure udito>>.

Pur non appartenendo ai manoscritti di Nag Hammadi, meglio noti come i manoscritti del mar morto, la Pistis Sophia è uno dei testi fondamentali del pensiero gnostico e un punto di riferimento per coloro che a ogni costo vogliono dimostrare l’esistenza del rapporto amoroso tra Gesù e Maria Maddalena, a loro dire rispettivamente sacerdote e sacerdotessa la cui unione, consacrata con uno hieros gamos, matrimonio sacro, era finalizzata a generare una sacra stirpe.

Peccato che da parte di costoro la citazione dei brani della Pistis Sophia si limiti esclusivamente a quelli utili per affermare le proprie idee. Omettendo invece quelli che le contraddicono.

È il caso di “Maria Maddalena (La Dea occulta del cristianesimo)” di Lynn Picknet, e “La Rivelazione Dei Templari” di Lynn Picknet e Clive Prince. Particolarmente in quest’ultima opera gli autori si ostinano a voler dimostrare a ogni costo che tra quelli che loro ritengono fossero gli insegnamenti segreti di Gesù, poi ripresi da diverse sette gnostiche tra cui quella dei carpocraziani e quindi dai Cavalieri Templari, contemplassero riti sessuali etero e omosessuali.

Queste ipotesi prendono spunto dall’esistenza di un presunto Vangelo segreto di Marco di cui parlava il professor Morton Smith della Columbia University, citato con enfasi dai due autori, il quale nel 1958 dichiarò di aver rinvenuto un frammento di una lettera di Clemente Alessandrino inviata a un suo discepolo di nome Teodoro in cui si parla di questo vangelo e degli insegnamenti segreti di Gesù che vi sarebbero riportati. Peccato per loro che, come fu poi appurato, il frammento di lettera sarebbe un falso scritto di pugno dallo stesso Morton Smith, come riferisce Massimo Introvigne in un suo scritto online che potete leggere cliccando qui.

Davanti a una simile smentita le ipotesi dei due autori, secondo cui il presunto bacio iniziatico che i Cavalieri Templari pare si scambiavano l’un con l’altro all’altezza del coccige – zona del corpo umano dove alloggerebbe la kundalini, il serpente energetico che, se risvegliato correttamente, renderebbe l’uomo alla stregua di un dio – rientrava tra questi insegnamenti a testimonianza che gli stessi Templari erano dediti a una ritualistica sessuale, si sfalderebbe come un castello di sabbia. E si frantumerebbero ulteriormente se considerassimo che gli autori, prima di tutto Lynn Picknet, tra i testi che citano per avallare le loro discutibili teorie si riferiscono proprio alla Pistis Sophia che, come si può appurare leggendo l’edizione dell’Adelphi, se da un lato in alcuni passi dimostra quanto Gesù avesse in considerazione la figura di Maria Maddalena definendola Beata, dall’altro condanna senza appello la pederastia, ossia l’attrazione sessuale degli adulti verso i ragazzi (122-5; 127-2), la smodatezza e promiscuità sessuale (136-10; 140-10) e l’omosessualità (147-1) che i due autori prendono invece in seria considerazione ritenendoli aspetti caratterizzanti la presunta iniziazione segreta di Gesù.

Come insegnano i grandi Maestri Spirituali tra cui Gesù –  Matteo 6, 24-34: “non si possono servire contemporaneamente due padroni” – Sant’Agostino e San Francesco, restando nel campo della cristianità, è impossibile servire contemporaneamente Spirito e materia. O si sceglie l’uno o l’altra  Pertanto voler affermare a ogni costo che Gesù era dedito a pratiche religiose includenti riti sessuali, francamente, ci sembra un’assurdità, nonché una bestemmia.

La spiritualità trascende la passionalità, sublimandola per fini più alti. Basterebbe leggere un qualsiasi testo serio che affronti il tema dell’iniziazione ai sacri misteri per rendersi conto che l’Alta Iniziazione aborre tutto ciò che ha attinenza con il sangue e l’ebrezza dei sensi.

Non è un caso se le vestali e le pupille di cui si servivano anticamente i sacerdoti e i maghi per celebrare le cerimonie e i riti dovevano essere fanciulle vergini: la loro purezza fisica garantiva che le entità spirituali che si sarebbero manifestate durante le cerimonie, in virtù della legge magica di simpatia in base alla quale ogni simile attrae il proprio simile, sarebbero state di alto spessore spirituale in quanto riflesso della purezza fisica della fanciulla.

Utilizzare dei testi, al di là della loro discutibile autenticità, per accreditare le proprie teorie, citandone ampi stralci, ma sorvolando su tutti gli altri che le smentirebbero è disonestà intellettuale.

Purtroppo il giochino riesce spesso perché il pubblico cui si rivolgono questi pseudo saggisti è quasi sempre privo di senso critico in quanto ignorante in materia, ma in cerca di emozioni forti in alternativa alla noiosa routine dell’ortodossia. Persone che, seppure si soffermino a consultare la bibliografia a margine del testo, lo fanno per mera curiosità anziché per effettivo interesse studiando i volumi suggeriti. Se studiassero davvero, in molti casi si renderebbero conto dell’inganno in cui erano incappate, prendendo come oro colato teorie sconfessate da quegli stessi testi utilizzati dai teorizzatori come punti di riferimento insindacabili delle proprie tesi, scoprendo quanto sia vero il detto “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”.

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Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
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