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“Il viaggio di Apione” di Maria Caputi | Recensione di Paola Iannelli

Migrare in un luogo sconosciuto suscita un’emozione unica, affrontare il mare, seguendo il flusso dei venti, superare le intemperie, rompere gli argini del proprio quotidiano, sono gli elementi che spinsero, un giovane egiziano ad affrontare la lunga e impervia traversata del Mare Nostrum: direzione Miseno. Le note del trombettiere di Enea, accompagnano il ritmo dell’avventura di Apione, che sbarca sul tumulo di Capo Miseno nel primo decennio del II secolo d.C.; mai avrebbe immaginato che, il ritrovamento di due delle sue lettere, indirizzate all’amato padre, e un ritratto, dipinto secondo le tecniche del tempo, su una tavolozza di legno, sarebbero finite nelle mani di un gruppo di archeologi, che durante gli scavi di Philadelphia, ebbero la fortuna di incorrere in questo miracoloso ritrovamento.

La storia di Apione mescola la realtà con la fantasia, l’impatto con la sapiente organizzazione di vita nel campo militare di Miseno, determinerà una svolta decisiva, la severa disciplina che deve affrontare per farne parte lo cambierà radicalmente, tingendo però la primordiale aspirazione in un racconto dalle sfumature noir intervallato da scorci di lirico romanticismo. Tradimenti, intrighi di potere, passioni sono i cardini su cui è costruito il plot di questo avvincente romanzo.

Un quadro storico aderente alla realtà, un gioco di abilità narrativa converte la vita di Apione, in un affascinante percorso che viaggia nei corridoi della storia antica, proponendo una visione personale e privata attraverso le esperienze del giovane egiziano in terra straniera.

Perché leggerlo: i racconti di vita seguono il labirinti dei canoni intimi, donando la sospensione del tempo passato, nel quale i principi che dominano l’animo umano si ripropongono seguendo i valori che ne caratterizzano le sorti da millenni. Apione approda nei Campi Flegrei sognando un’occasione di cambio di prospettiva; dopo aver affrontato numerose difficoltà, e superato un’ardua prova di coraggio, riceverà in premio il dono più prezioso: l’incontro con Aufidia. Un nuovo nome “Antonio Massimo” ne consacrerà la sua fedeltà all’Impero Romano, colorando il futuro dinanzi a sé.

Una nota di merito va all’autrice, Maria Caputi, architetto e fondatrice de La Terra dei Miti, innovativa e propositiva impresa culturale, che promuove la conoscenza delle meraviglie dei Campi Flegrei, che ha svolto un sapiente lavoro di ricostruzione storica, dimostrando che l’arte di tessere racconti odora di erba selvatica, cresce ovunque e comunque, si nutre di elementi naturali, una combinazione chimica e fisica, un grappolo chiamato: vita.

La pagina dedicata al libro sul sito della casa editrice

Paola Iannelli
Docente di lingua e letteratura spagnola, ha iniziato a scrivere articoli in ambito accademico, ha svolto una tesi di dottorato sul noir partenopeo post moderno presso l’Università di Salamanca. Attualmente fa parte del gruppo di scrittori della bottega di "Homo Scrivens" e ha pubblicato nel febbraio del 2021 un noir intitolato "Il Paradiso non ha un angolo retto". Collabora con Quicampiflegrei.it e con Thriller nord e non solo Scrive racconti brevi per le riviste: "Edgar" e "Resistenza civile", oltre a pubblicare recensioni per la casa editrice. È stata selezionata dalla rivista Mondadori "Donna Moderna" rispondendo alla chiamata di un concorso diretto alle donne che hanno realizzato durante il lockdown un nuovo progetto professionale. Ha ricevuto vari riconoscimenti letterari, è stata scelta dalla trasmissione "Plot Machine" di Rai Radio1 per uno dei migliori miniplot creati nel 2020.

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