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L’associazione Cocceius ed il sottosuolo flegreo

Un decennio di esplorazioni

Nello scorso decennio un piccolo gruppo di speleologi ha effettuato ricerche di grande interesse nel sottosuolo dei Campi Flegrei, in ambiti che spesso non erano mai stati documentati in precedenza. Dapprima sono state prese in esame oltre 400 cavità costiere, tutte artificiali e di interesse archeologico. In seguito le ricerche si sono concentrate sui sistemi di acquedotti antichi, sulle terme in cavità e sulle gallerie di collegamento.

I siti oggetto di ricerca

Fra le azioni di maggiore rilevanza è possibile annoverare: ricerche sulle cavità costiere di Capo Posillipo, all’interno di Villa Rosebery, residenza del Presidente della Repubblica, di Villa Barracco e di Villa Volpicelli; documentazione della Crypta neapolitana, chiusa alla pubblica fruizione da un secolo; esplorazione e documentazione dei cunicoli termali delle antiche Terme di Agnano e della vicina Grotta del Cane, in presenza di elevate temperature e di emissioni di anidride carbonica; scoperta ed esplorazione di un tratto di Acquedotto Augusteo della Campania prima sconosciuto, in località La Pietra, per uno sviluppo complessivo di 280 m; esplorazione di un tratto di acquedotto nei sotterranei dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli; riscoperta ed esplorazione della Scalinata della Via Campana, che permetteva di accedere all’antico Acquedotto Campano, di cui si erano perse le tracce da un secolo; documentazione della Galleria di Scalandrone, contenente un’iscrizione che riporta una data corrispondente al 30 dicembre 10 d.C.; organizzazione di un evento celebrativo bimillenario il 30 dicembre 2010 presso il Castello di Baia, con il supporto della società A.R.I.N.; avvio del recupero del Bagno di Tritoli, in località Lucrino; ricerche sul sistema idraulico ipogeo del Parco Archeologico delle Terme di Baia; supporto tecnico ed operativo alle riprese di due documentari sul sottosuolo flegreo, andati in onda sui canali della BBC inglese; collaborazione al tavolo tecnico-scientifico della Regione Campania a supporto della candidatura UNESCO dei Campi Flegrei; collaborazione ad una campagna scientifica internazionale di campionamento ed analisi delle concrezioni degli acquedotti antichi. Ne sono risultate 25 pubblicazioni a conferenze internazionali e nazionali e su riviste scientifiche. Determinanti sono state le collaborazioni con l’Assessorato Agricoltura, Parchi e Protezione Civile della Provincia di Napoli, il Parco Regionale dei Campi Flegrei, le varie strutture afferenti alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli, i Comuni del territorio flegreo, l’Università Orientale di Napoli, la Capitaneria di Porto di Napoli, la Guardia di Finanza e la Casa Circondariale Minorile di Nisida.

L’azione di volontariato e la nascita del progetto Cocceius

Tutte queste attività sono state svolte finora in modo volontaristico. Per acquisire una maggiore autorevolezza, è stata, in seguito, costituita l’Associazione COCCEIVS, con obiettivi di studio e di ricerca speleologica e di supporto tecnico-scientifico alle azioni che le Pubbliche Amministrazioni vorranno attuare nei confronti delle cavità naturali ed artificiali. L’ambito prioritario di interesse vuole essere il sottosuolo dei Campi Flegrei. L’associazione è dedicata all’architetto romano Lucio Cocceio Aucto, citato dal geografo Strabone come il realizzatore di un grande progetto organico incardinato sul sottosuolo flegreo. Il senso dell’associazione è dato dal sottotitolo: Amici della Crypta neapolitana e del sottosuolo flegreo. L’associazione intende proseguire le ricerche già in atto, con particolare riguardo a: Crypta neapolitana; Grotta di Cocceio; Acquedotto Augusteo della Campania nei suoi tratti flegrei; Acquedotto Campano; Sistemi termali ipogei antichi; Parco Archeologico delle Terme di Baia.

L’esplorazione all’interno della Crypta Neapolitana (per gentile concessione di Graziano Ferrari)

Il presidente di Cocceius: Graziano Ferrari

Abbiamo contattato recentemente il presidente dell’associazione Cocceius, Graziano Ferrari e gli abbiamo posto alcune domande per conoscere meglio il nostro territorio.

Una cavità naturale in zona Lazzaretto nei pressi dell’isola di Nisida (per gentile concessione di Graziano Ferrari)

Ferrari è nato a Milano, dove attualmente vive. Laurea in scienze dell’informazione, libero professionista su progetti di ricerca in informatica, project manager. Speleologo da 30 anni, subacqueo. Ex membro del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS); ex Responsabile della 9a Zona di Soccorso Speleologico – Lombardia – del CNSAS; ex responsabile della Commissione Catasto delle grotte d’Italia della Società Speleologica Italiana; qualificato a termini di legge per il lavoro in ambienti confinati o a sospetto di inquinamento. Ha all’attivo oltre 100 pubblicazioni di argomento speleologico, di cui 40 su cavità dei Campi Flegrei.

Cavità costiere nei pressi della Gaiola (per gentile concessione di Graziano Ferrari)

L’intervista

I progetti attuali

Dott. Ferrari, abbiamo già descritto per sommi capi l’attività sua e della associazione Cocceius. Vuole aggiungere qualcosa in merito ai progetti che attualmente segue in relazione al nostro territorio?

Oltre a quanto si può ricavare dalla presentazione dell’Associazione, che è nata nell’aprile 2018, è opportuno aggiungere che sempre nel 2018 siamo stati chiamati dal Parco Archeologico di Pompei per esplorare e documentare un antico sistema di drenaggio sotterraneo che raccoglie le acque piovane dal Foro Civile di Pompei e le recapita tuttora fuori dal perimetro dell’Area Archeologica. La collaborazione continua.

L’Associazione è costituita da un ristretto numero di soci operativi, speleologi ed archeologi. Di essi, alcuni sono flegrei o napoletani di residenza o di origine, altri provengono da Milano, Como, Roma e Cosenza. Ad essi si aggiungono alcuni soci sostenitori napoletani e flegrei, personalità di notevole spessore culturale, accomunati dall’affetto per il proprio territorio.

Per quel che concerne l’area dei Campi Flegrei, essa è fortemente caratterizzata da opere artificiali ipogee antiche e moderne. Tale fatto era già evidenziato da Strabone nell’antichità. È anche opportuno sottolineare che, mentre le opere e le strutture di superficie soffrono i danni del tempo, dei cataclismi e dell’incuria umana, le opere ipogee antiche godono di una maggiore resilienza alle avversità, conservandosi spesso in buone condizioni anche se a volte ostruite da depositi. Mentre sotto la città di Napoli sono note grandi reti di condotti e di vasti ambienti, il sottosuolo dei Campi Flegrei è più frammentario. Ciò rende difficilmente proponibile l’idea di una Pozzuoli o di una Bacoli Sotterranea, nei termini noti a Napoli. D’altra parte i Campi Flegrei sono dotati di eccezionali opere ipogee, ciascuna singolarmente degna della più alta attenzione. Si tratta in particolare delle grandi gallerie: Crypta neapolitana, Grotta di Seiano e Grotta di Cocceio, a cui si aggiungono numerose gallerie minori meno note. Vi sono poi i grandi sistemi idraulici antichi: Acquedotto Augusteo ed Acquedotto Campano.

L’Associazione Cocceius opera nei Campi Flegrei su quattro principali filoni di ricerca ed esplorazione: gallerie stradali antiche; cavità marine e costiere; sistemi idraulici antichi, di approvvigionamento, conserva e drenaggio; cavità termali. Un quinto filone, relativo agli ipogei sepolcrali, non è ancora stato sviluppato a dovere. L’obiettivo generale è di costituire un quadro complessivo delle conoscenze sui sistemi ipogei flegrei, per identificarne criticità, debolezze e potenzialità.

Le criticità del territorio

Quali sono le criticità di un territorio come quello dei Campi Flegrei?

Il tema è assai complesso ed esula dalle mie competenze personali. Oggettivamente, numerose sono le criticità che minacciano la conservazione dei beni culturali e lo sviluppo delle loro valenze. Prima di tutto, è necessario operare fortemente nei confronti di una scarsa qualità ambientale complessiva, in termini di presenza di inquinanti solidi, liquidi e gassosi, a terra ed a mare. Ciò va di pari passo con la lotta tutta culturale contro atteggiamenti predatori o anche di solo disinteresse, ancora piuttosto diffusi.

Per quanto riguarda nello specifico l’ambiente ipogeo, esso è ancor più difficilmente controllabile e gestibile rispetto alle realtà di superficie, e ciò espone a facili abusi. La scarsità di risorse, umane e materiali, per la tutela e la conservazione pone a rischio in particolare i siti minori e meno conosciuti, che possono quindi collassare, essere ostruiti od essere abusivamente privatizzati.

Un elemento di speranza è costituito dal fatto che, nel corso delle nostre numerose ricognizioni su tutto il territorio flegreo in cerca di siti ipogei, solo in sporadici casi siamo stati accolti con diffidenza dai locali proprietari. Molto più frequentemente abbiamo notato una grande curiosità e disponibilità da parte dei residenti, felici che vi fossero ricercatori interessati all’esplorazione dei beni culturali ipogei del territorio.

Le potenzialità e le possibilità di sviluppo

Quali potrebbero essere, secondo Lei, i percorsi da seguire  per un reale sviluppo delle potenzialità del territorio flegreo in relazione ai giacimenti culturali presenti?

Lo sviluppo delle potenzialità culturali flegree non può essere disgiunto dalla consapevolezza delle criticità esistenti e dalla volontà politica e sociale di volerle risolvere.

Personalmente non ritengo di avere competenze sufficienti per individuare percorsi sostenibili di sviluppo culturale in senso generale. Posso semplicemente osservare che gli ambienti ipogei, a fronte di alcune oggettive criticità (potenziali dissesti, rischi personali legati ad una frequentazione inconsapevole, vincoli burocratici assai stringenti), possono contribuire in modo efficace alla crescita culturale dei residenti e dei turisti. Paradossalmente, i valori culturali legati al mondo sotterraneo flegreo sono più apprezzati all’estero che localmente. Un possibile percorso che ritengo di grande impatto consiste in un modello di formazione rivolto agli studenti che tragga spunto dalle varie caratteristiche del sottosuolo flegreo (mitologia, religione, archeologia, ingegneria, ecc.) per trasmettere valori di consapevolezza e di tutela dei beni esistenti, ma anche di conoscenza dei rischi insiti nelle attività di ricerca in ipogeo e dei criteri mediante i quali gestire tali rischi, con il fine ultimo di diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro e di studio e di contribuire alla formazione della maturità, dell’equilibrio, della qualità personale e dell’autocontrollo nei giovani.

Cavità dello Scalandrone (per gentile concessione di Graziano Ferrari)

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Vincenzo Casillo
Vincenzo Casillo nasce a Pozzuoli nel 1970. Dopo la maturità liceale si dedica agli studi giuridici e successivamente a quelli teologici. Da molti anni collabora con un istituto parificato della provincia di Napoli. Nel 2017 diviene uno dei curatori del progetto Archeoflegrei creato dall’architetto Cristiano Fiorentino. Porta avanti alcune ricerche sull’epoca paleocristiana lasciate in sospeso dal compianto don Angelo D’Ambrosio.
http://www.archeoflegrei.it

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