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Teatro: la compagnia Merone inizia le prove per gli spettacoli di ottobre

Iniziano i lavori per la messa in scena dello spettacolo teatrale “L’imbroglione onesto” di Raffaele Viviani, ed è la Compagnia stabile del teatro Metropolitan di Sant’Anastasia diretta dal cavaliere Antonio Merone capocomico e attore, a metterla in essere e che debutterà per la nuova stagione artistica il 7 e l’8 dicembre. La regia è affidata come sempre al noto regista napoletano Antonino Laudicina. Merone, con i suoi sedici attori più lo staff tecnico, sta già lavorando per riportare in auge un’opera di successo e che è il proseguo dell’attività teatrale dedicata al grande Nino Taranto, infatti dopo la prima messa in scena di Viviani, fu proprio il grande attore a riproporla al grande pubblico. Ci riprova nel 2019, quindi, la Compagnia di Merone con l’egida della Fondazione Taranto, grazie alla proficua e intensa collaborazione artistica che negli ultimi anni tiene legate le due realtà teatrali. Scritta nel 1932 in italiano per aggirare l’ostacolo della lotta al dialetto ingaggiata dal fascismo, la commedia “L’imbroglione onesto” di Raffaele Viviani, rappresenta tuttavia un mondo ineffabilmente napoletano, costellato di personaggi vivi e intraprendenti, capaci d’inventarsi qualsiasi attività per emergere da una condizione di miseria. Narra di Raffaele Conti che ha la cattiva fama di essere un imbroglione. Egli è vedovo con un figlio, Pietruccio, per il quale sogna una laurea, una posizione sociale e un ricco matrimonio. Quando Pietruccio, al primo anno di università s’innamora di Elena, figlia unica di don Gaetano Botticella ricchissimo pastaio gragnanese, Raffaele Conti per far sposare subito i due giovani farà credere al consuocero che i due innamorati hanno fatto succedere “qualcosa” che necessita di riparazione. Partiranno così una serie di malintesi che con ritmo incalzante coinvolgeranno il pubblico senza annoiarlo, come d’altronde è lo stile di Viviani. Non solo gag, ma quello che sarà centrale fin dal primo atto sarà il legame padre – figlio. Quella genitorialità che rema contro le avversità di una vita fatta di stenti e il disperato ancoraggio della forza paterna alla roccia sicura su cui posare un figlio e proteggerlo dalla miseria. Una grande e bella morale che accompagnerà il pubblico per tutta la durata dello spettacolo.

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Redazione
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