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Alunni con disturbo specifico di apprendimento e covid 19

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione del professor Alessio Manzo sui ragazzi con Dsa

In questo periodo storico spesso dimentichiamo di alcuni ragazzi, quei ragazzi che spesso nelle proprie classi scolastiche vengono derisi dai propri compagni. Questi ragazzi sono affetti da alcuni problemi da cui l’acronimo come Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento). Di cosa soffrono questi ragazzi? 

Sono dei disturbi del neuro-sviluppo che possono colpire la capacità di scrittura, lettura e anche di calcolo, fino alle capacità motorie. Infatti li  possiamo suddividere così: dislessia (disturbo specifico della lettura), disortografia (disturbo specifico della scrittura), disgrafia (disturbo specifico della grafia), discalculia (disturbo specifico riguardo l’abilità di calcolo),  i deficit del linguaggio (studenti stranieri), i deficit delle abilità non verbali; i deficit della coordinazione motoria e i deficit dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD).

Spesso non ragioniamo nella maniera più appropriata per aiutare questi bambini e o ragazzi, non ci poniamo la domanda più importante: come li potremmo aiutare realmente? 

In questo periodo si è svolta una ricerca, tramite uno studio professionale, che si basa sui principi della didattica immersiva, con il principio dell’“imparando giocando”.

Un uso più comune di queste tecnologie immersive è il Vr, che può proiettare a 365° la realtà che ci circonda, tramite questo dispositivo e trasformarla in una lezione di storia come una passeggiata nell’antica Roma.

Un altro strumento didattico per i ragazzi che soffrono di Dsa è il Problem Solving (coding) tramite l’uso di un’applicazione come “scratch”, che permette al ragazzo di codificare con uno schema a blocchi una qualsiasi lezione di italiano, storia o matematica.

Dall’altra parte, tutti questi strumenti sopra enunciati possono essere utilizzati anche da bambini non affetti da Dsa.

Questo perché una tecnologia basata sulla didattica funzionale fa in modo che a nessun bambino – affetto da Dsa o meno e smarrito a causa di questa pandemia –  venga meno il rapporto umano. Un rapporto in cui ogni alunno basava la propria fiducia sull’insegnante, punto costante di vita e di forza.

Alessio Manzo

Redazione
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