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	<title>Elementi di geologia &#8211; QuiCampiFlegrei</title>
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	<description>testata giornalistica per la promozione dell&#039;area occidentale di Napoli</description>
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	<title>Elementi di geologia &#8211; QuiCampiFlegrei</title>
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		<title>Bradisismo: Analisi del fenomeno alla luce di alcuni lavori scientifici e del monitoraggio</title>
		<link>https://www.quicampiflegrei.it/2026/10/12/bradisismo-analisi-del-fenomeno-alla-luce-di-alcuni-lavori-scientifici-e-del-monitoraggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli studi scientifici si arricchiscono spesso di nuove conoscenze in base alle ricerche e alla pubblicazione di studi scientifici che integrano le conoscenze pregresse. Talora le nuove pubblicazioni confermano ipotesi precedenti ed in altri casi contrastano con le conoscenze del passato. Tutto ciò rappresenta il “sale” della ricerca scientifica effettuata da studiosi altamente specializzati e...]]></description>
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<p></p>



<p>Gli studi scientifici si arricchiscono spesso di nuove conoscenze in base alle ricerche e alla pubblicazione di studi scientifici che integrano le conoscenze pregresse.</p>



<p>Talora le nuove pubblicazioni confermano ipotesi precedenti ed in altri casi contrastano con le conoscenze del passato. Tutto ciò rappresenta il “sale” della ricerca scientifica effettuata da studiosi altamente specializzati e motivati nell’approfondire la conoscenza.</p>



<p>Il bradisismo è un fenomeno profondamente investigato attraverso studi con approcci differenti in base alle differenti specializzazioni dei ricercatori.</p>



<p>Il monitoraggio multi-parametrico rappresenta solo la base per uno studio approfondito di questo fenomeno altamente complesso e ricco di incognite.</p>



<p>I meccanismi di innesco del fenomeno del bradisismo sono oggetto di discussione: qualcuno vuole che sono dovuti ad una debole risalita di masse magmatiche (Sill) altri pensano che sia la risposta della crosta alla pressurizzazione di fluidi magmatici, altri all’effetto della ricarica idrologica delle rocce e della sigillatura della roccia di copertura.</p>



<p>In riferimento alle ultime ipotesi menzionate si vuole far riferimento alle seguenti pubblicazioni:</p>



<p><a href="https://www.science.org/doi/full/10.1126/sciadv.adt2067">T. Vanorio, D. Geremia, G. De Landro, T. Guo, La ricorrenza di manifestazioni geofisiche nella caldera dei Campi Flegrei. <em>Sci. Adv. </em>11 , eadt2067 (2025).</a></p>



<p>e</p>



<p><a href="https://www.iris.unina.it/retrieve/2e684a77-e6fd-44f9-8aa3-e02005fad2ff/1-s2.0-S1674987126000101-main.pdf">N. Scafetta, A. Lima, A. Milia, F. Spera, RJ Bodnar, BD Vivo, L. Daniele, Modello di accumulo dell&#8217;acqua piovana correlato alla valutazione tettono-stratigrafica del bradisismo ai Campi Flegrei, Italia. <em>Geosci. Fronte. </em>17 , 102256 (2026)</a>.</p>



<p>Di recente è stato reso pubblico un lavoro scientifico che concentra l’attenzione sui dati geochimici ed in particolare sull’emissione di CO<sub>2 </sub>(anidride carbonica)<sub></sub> dal sottosuolo durante la crisi ancora in corso e fino allo scorso anno solare.&nbsp;Ovviamente i dati investigati sono differiti in base al tempo necessario per la stesura e pubblicazione dell’articolo. “La CO₂ è il secondo volatile più abbondante disciolto nel magma e ha una bassa solubilità, che gli consente di sfuggire rapidamente nell&#8217;atmosfera e, quindi, di tracciare il processo di degassamento magmatico”</p>



<p>Nei Campi Flegrei essa proviene per la maggior parte dalla degassazione della camera magmatica principale flegrea si pone univocamente ad una profondità di circa 8 Km.</p>



<p>Non si esclude che una percentuale minore della CO<sub>2</sub> provenga da fenomeni di natura idrotermale.</p>



<p>La pubblicazione a cui faccio riferimento ha un titolo (in Italiano):</p>



<p><a href="http://(https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.aei8075)"> “ L&#8217;aumento del degassamento di CO₂ dal suolo è correlato al sollevamento del terreno e alla sismicità durante i continui movimenti tettonici dei Campi Flegrei (2005-2025)”</a> (Chiodini, Caliro ed altri)</p>



<p>andando a verificare un progressivo aumento di rilascio di questo gas nel corso del tempo con una evoluzione significativa a partire dal 2005 che coincide con l’inizio della crisi attuale. Nell’intervallo 2018- 2021 i dati dimostrano un ulteriore cambiamento, una riorganizzazione nell’emissione attraverso un disaccoppiamento nello sviluppo del fenomeno con l’incremento ulteriore dell’emissione di CO<sub>2</sub> nell’area target della Solfatara fino a valori record di 1800 t/d ed una sua diminuzione nelle aree periferiche. ( Pisciarelli, Antiniana e Monte Olibano). In più dal 2018 si è assistito ad una impennata del flusso di H<sub>2</sub>S a rafforzare l’ipotesi di un significativo coinvolgimento di gas di origine magmatica. Altri parametri geochimici come il rapporto CO<sub>2</sub>/H<sub>2</sub>O e CO mostrano analoghe diminuzioni rispetto a valori record ma anch’essi sono inseriti in trend pluriennali in crescita e non ci sono segnali di inversione.<br>Nell’ultimo bollettino settimanale si evidenzia il significativo incremento dell’emissione di CO<sub>2</sub> in una fumarola a Pisciarelli. Ciò non è confermato in aree vicine per cui si ipotizza un fenomeno strettamente locale che in ogni caso sarà monitorato nel prossimo futuro.</p>



<p>Nella Solfatara le temperature del suolo a 10 cm di profondità, sono aumentate di circa 10° dal 2004 al 2025. Questo processo può essere riassunto nella frase che costantemente troviamo nei bollettini settimanali in cui si afferma che dalla geochimica si evidenzia un riscaldamento e pressurizzazione del sistema.</p>



<p>Tutto questo ha anticipato l’incremento della sismicità. Nel 2021 si è avuta una discreta risposta sismica con numerosi eventi di tipo “Burst” che sono stati oggetto di una pubblicazione firmata Giudicepietro ed altri<a href="https://www.nature.com/articles/s41467-025-56723-y"> </a></p>



<p><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-025-56723-y">“Burst-like swarms in the Campi Flegrei caldera accelerating unrest from 2021 to 2024”</a> </p>



<p>in cui si evidenziano gli eventi detti appunto “burst like” ovvero ad intervalli molto ravvicinati interpretati come la risposta fragile a rapidi aumenti della pressione dei fluidi nel sistema idrotermale indotto dal sollevamento della caldera.</p>



<p>Dai dati del monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano si può osservare come gli ipocentri dei terremoti si concentrino preferibilmente entro i 3 Km di profondità con eventuale approfondimento fino a circa 5 Km laddove gli epicentri sono situati nel golfo verso Bacoli. Non si evidenziano eventi a profondità maggiori in quanto le temperature troppo elevate non consentono di avere risposte di tipo rigido.</p>



<p>C’è da dire che già nel 2017 Kilburn De Natale ed altri) affermavano che con l’avvicinamento, il raggiungimento ed il superamento della quota massima del terreno del 1984, si sarebbe verificato un incremento della sismicità sia in frequenza che in intensità di eventi.</p>



<p><a href="https://www.nature.com/articles/ncomms15312">Kilburn, C. R. J.; De Natale, G; Carlino, S. Progressive approach to eruption at Campi Flegrei caldera in Southern Italy, Nature Communications, DOI: 10.1038/ncomms15312, 2017.</a></p>



<p>Possiamo osservare che nel 2026 si sta assistendo alla diminuzione dell’emissione dell’anidride carbonica ma non tale da permettere di affermare che il processo stia invertendo. Attualmente nell’area target della Solfatara i valori sono nell’ordine di 900 t/d ancora in trend ascendente di lungo periodo.</p>



<p></p>



<p>La deformazione della caldera procede imperterrita verso l’alto aggiornando nuovi record di sollevamento massimo attualmente a poco meno di 170 cm dal 2005, (sensore RITE del Rione Terra) pur con un tasso medio moderato di 10 mm/mese (da Febbraio 2026).</p>



<p>Nell’ultimo anno solare sono stati registrati due eventi con Md&gt;4 (sugli undici totali) l’ultimo il più energetico di sempre di Md 4.7 +-0.3 nonché numerosi eventi con Md&gt;3.</p>



<p>Si ribadisce che non è possibile alcuna previsione di terremoti futuri e nemmeno dei meccanismi che regolano la rottura delle rocce (sciami sismici, sequenze etc) tutto ciò può essere valutato solo a posteriori.</p>



<p>Appare chiaro tuttavia che fin quando il suolo continuerà a sollevarsi ci saranno eventi sismici potenzialmente anche significativi.</p>



<p>Si ribadisce che allo stato attuale, dal punto di vista strettamente vulcanologico, non sussistono le condizioni da far intravedere evoluzioni a breve termine.</p>



<p>E’ possibile consultare i bollettini settimanali:</p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei</a></p>



<p>e quelli mensili:</p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei</a></p>



<p>da cui inoltre si può ricavare una approfondita bibliografia </p>



<p>E&#8217; possibile consultare ulteriori lavori di ricerca attraverso le bibliografie delle pubblicazioni  indicate nel presente articolo.</p>



<p></p>
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		<title>Bradisismo e comunicazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 18:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dalla fine del 2005 nell’area dei Campi Flegrei si assiste al sollevamento del suolo con una deformazione massima nei pressi del Rione Terra, al centro della caldera “del Tufo Giallo napoletano” con valori decrescenti con andamento radiale fino ad azzerarsi nelle area di bordo. Dal 2012 si è deciso l’innalzamento del livello di allerta (per...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-left">Dalla fine del 2005 nell’area dei Campi Flegrei si assiste al sollevamento del suolo con una deformazione massima nei pressi del Rione Terra, al centro della caldera “del Tufo Giallo napoletano” con valori decrescenti con andamento radiale fino ad azzerarsi nelle area di bordo.</p>



<p class="has-text-align-left">Dal 2012 si è deciso l’innalzamento del livello di allerta (per fenomeni vulcanici) da verde (di quiete) a giallo (di attenzione) mantenuto inalterato fino ai giorni nostri.</p>



<p class="has-text-align-left">Negli ultimi anni la sismicità ha avuto un deciso aumento con numerosi sciami sismici (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano<strong>)</strong></p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/attivita-di-monitoraggio/procedure-di-comunicazione">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/attivita-di-monitoraggio/procedure-di-comunicazione</a></p>



<p>e diversi eventi che hanno anche superato la Md (magnitudo durata) di 4 con un massimo lo scorso 31 Luglio (Md 4.7 (+-0.3). Con questa situazione di evidente crisi sismica che ha portato notevoli danni al patrimonio immobiliare soprattutto di Pozzuoli, è importante affidarsi ad una comunicazione autorevole ed essa non può che essere fornita dall’Ente di Ricerca incaricato al monitoraggio e la sorveglianza dei Campi Flegrei unitamente al Vesuvio e Ischia ovvero l’Osservatorio Vesuviano (sede INGV di Napoli)</p>



<p>Esso emette ogni martedì un comunicato relativo alla settimana precedente e un comunicato mensile emesso nei primi giorni del mese successivo alle ultime rilevazioni. Tali sono destinati alla Protezione Civile ma resi anche pubblici attraverso il sito dell’Osservatorio Vesuviano:</p>



<p>settimanali:</p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei</a></p>



<p>mensili:</p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei</a></p>



<p>E’ possibile notare come nel tempo tali comunicati abbiano avuto modo di arricchirsi di dati e informazioni utili.</p>



<p>Esiste anche una pagina istituzionale attraverso cui acquisire informazioni aggiuntive qualora fosse ritenuto necessario:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-ingvvulcani wp-block-embed-ingvvulcani"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="iLC2Afk4Og"><a href="https://ingvvulcani.com/speciale-campi-flegrei/">Speciale Campi Flegrei</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Speciale Campi Flegrei&#8221; &#8212; INGVvulcani" src="https://ingvvulcani.com/speciale-campi-flegrei/embed/#?secret=cWIeUwsgZU#?secret=iLC2Afk4Og" data-secret="iLC2Afk4Og" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>e un canale ufficiale youtube dove poter vedere video di seminari tra ricercatori (non solo relativi ai Campi Flegrei) e resi pubblici. In questo canale i ricercatori illustrano i risultati di loro attività di ricercaanche attraverso uno scambio di idee tra pari. Ciò testimonia come gli addetti ai lavori hanno modo di confrontarsi e di interagire.</p>



<p><a href="https://www.youtube.com/@INGV_press">https://www.youtube.com/@INGV_press</a></p>



<p>A tutto questo si aggiunge un recentissimo sforzo di comunicazione con il pubblico attraverso il recentissimo progetto messo in campo dall’Osservatorio Vesuviano:</p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/.../comprendere-i-campi-flegrei">https://www.ov.ingv.it/&#8230;/comprendere-i-campi-flegrei</a></p>



<p>attraverso cui i ricercatori intendono rispondere periodicamente ai quesiti sul bradisismo posti dalla popolazione e creare contenuti e approfondimenti per migliorare la conoscenza del bradisismo e dei Campi Flegrei in modo più semplice possibile e soprattutto ufficiale.</p>



<p></p>
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		<title>Bradisismo : sviluppi e considerazioni del mese di Maggio e inizio Giugno 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 17:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’analisi dei bollettino mensile di Maggio e quello settimanale della prima settimana di Giugno si prestano a diverse considerazioni. La sismicità a Maggio risente dell’evento di Md 4.4 +-0.3 localizzato nel golfo di Pozzuoli verso Baia -Bacoli. Di questo terremoto sono state rese note anche la ML (magnitudo locale 4.1 +-0.3) e la Mw (Magnitudo...]]></description>
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<p>L’analisi dei bollettino mensile di Maggio e quello settimanale della prima settimana di Giugno si prestano a diverse considerazioni.</p>



<p>La sismicità a Maggio risente dell’evento di Md 4.4 +-0.3 localizzato nel golfo di Pozzuoli verso Baia -Bacoli. Di questo terremoto sono state rese note anche la ML (magnitudo locale 4.1 +-0.3) e la Mw (Magnitudo momento 4.2+-0.3) Esse in genere sono più esate per terremoti tettonici. Si fa presente che per sismi più significativi la Md tende a sovrastimare il valore numerico rispetto agli altri metodi di calcolo. L’evento di Md 4.4 del 21 Maggio è inserito in uno sciame (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano) caratterizzato da 14 eventi di Magnitudo non negativa ed anche altri che pur non rientrando nello sciame stesso , hanno caratterizzato una certa attività dell’area. Nel golfo i terremoti sono meno frequenti rispetto ad altre zone della caldera. Spesso essi hanno meccanismi focali compressivi, ciò è accaduto anche in questo caso.</p>



<p>Durante il mese di Maggio si è avuto un altro sciame (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano) con un evento principale di Md 2.3 (+-0.3) In questo caso l’area interessata è stata nella zona di Pozzuoli.</p>



<p>La deformazione della caldera procede con velocità media costante di circa 10 mm/mese (+-0.3), questo valore è uguale dal Febbraio scorso. La velocità media non è elevata; già in passato si è assistito a fasi analoghe prolungate. In questa crisi che ha avuto inizio a fine 2005 non abbiamo mai avuto velocità paragonabili a quelle degli anni 82-84 quando, in modo permanente,  ci si sollevava  di 9 o più cm al mese.</p>



<p>In questi anni la sismicità è più elevata presumibilmente perché le rocce sono sottoposte a stress superiori in virtù della deformazione che continua verso l’alto e che ha superato il massimo livello raggiunto alla fine del 1984. </p>



<p>Si conferma che dall’inizio dell’anno in corso il massimo sollevamento misurato  (sensore del Rione Terra)  è di circa 6 cm ovvero 28 cm dal Gennaio 2025. (Dato aggiornato al bollettino relativo alla prima settimana di Giugno). E&#8217; noto che tra sismicità e deformazione  esiste una proporzionalità diretta ma è assolutamente errato voler fare queste considerazioni sul brevissimo tempo. E&#8217; sbagliato affermare che la sismicità in una certa settimana èè diminuita perchè in quel lasso di tempo è diminuito il tasso di deformazione. (analogo discorso è al contrario)  E&#8217; troppo semplicistico in un fenomeno complesso come il bradisismo flegreo. Infatti Il terremoto già citato del 21 Maggio non è l’ eccezione di evento significativo in regime di deformazione limitata. E’ accaduto altre volte. Le rocce infatti non rispondono necessariamente in modo immediato agli sforzi, è stato detto più volte che il fenomeno non è lineare e non c’è possibilità di previsione. Inoltre si ribadisce che le litologie della caldera flegrea sono disomogenee il che rende il sistema flegreo ancor più complesso. Se sottoponessimo un blocco di un certo materiale ad uno sforzo dal basso non saremmo in grado di stabilire né quando, né dove inizierebbe la sua fratturazione e nemmeno come essa procederebbe. Un’affermazione possibile quindi è che ci saranno terremoti fin quando il suolo continuerà a salire perché continua l’avanzare degli sforzi di taglio. Abbiamo quindi sperimentato come essi possono essere significativi anche con un basso tasso di deformazione; Il nostro blocco potrebbe anche non reagire apparentemente se ad esso si applicasse una forza quasi nulla, magari con  micro- fratturazioni anche non evidenti, per poi procedere ad una improvvisa rottura significativa.</p>



<p>E’ importante sottolineare, dunque, che i valori di velocità media della deformazione sono gli unici più affidabili per utili valutazioni sull&#8217;andamento del fenomeno L’eccezione  è in caso si evidenziasse un   impulso improvviso nel sollevamento: è capitato raramente ed è stato segnalato dall’Osservatorio Vesuviano. Si ricorda che i dati satellitari devono essere validati dopo il rilascio delle effemeridi che avviene dopo circa tre settimane.</p>



<p>La tecnologia dell’Osservatorio Vesuviano è tra le più avanzate al mondo e presto verrà  ulteriormente implementata con ulteriori strumentazioni all’avanguardia.</p>



<p>La forma complessiva della deformazione resta costante, ciò è molto importante in quanto dimostra che la sorgente di spinta resta immobile. Essa decresce radialmente in modo tale da far pensare ad una sorgente non molto estesa (ubicata come ben sappiamo più o meno al Rione Terra)</p>



<p>Permane l’anomalia nei pressi del Monte Olibano (dove insistono gli edifici dell’Accademia Aeronautica) (c’è un deficit di sollevamento) Essa è spiegata come una risposta locale in base alla sua particolare struttura litologica (duomo lavico) A tal riguardo si può far riferimento alla bibliografia presente nei bollettini. </p>



<p>I dati geochimici continuano ad indicare che dal basso arrivano gas magmatici in quantità rilevante. Monossido di carbonio, Anidride carbonica ed altri sono costantemente monitorati e ci indicano come l’Unrest sia ancora in atto. Nei bollettini mensili sono consultabili vari grafici a tal riguardo con le relative interpretazioni da parte dei ricercatori esperti dell’OV. (C’è una bibliografia adeguata)</p>



<p>Non ci sono segnali di inversione di trend.</p>



<p>In ogni caso non ci sono elementi da suggerire significative evoluzioni a breve termine</p>



<p>I bollettini mensili dell’Osservatorio Vesuviano sono consultabili (e liberamente scaricabili) :</p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei</a></p>



<p>così come quelli settimanali</p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei</a></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>15 Maggio 2026 –  Bradisismo &#8211; Informazione e risorse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 13:41:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nella Casa della Cultura “Michele Sovente” sita in Bacoli si è avuto un incontro pubblico sul bradisismo. L’evento è stato promosso dal sottoscritto per conto della Associazione Dialogos APS (editore della presente testata giornalistica), con il patrocinio morale del Comune di Bacoli che ci ha ospitato. Ha introdotto l’incontro la dott.ssa Imma Maiuri. Dopo i...]]></description>
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<p class="has-text-align-center"></p>



<p>Nella Casa della Cultura “Michele Sovente” sita in Bacoli si è avuto un incontro pubblico sul bradisismo.</p>



<p>L’evento è stato promosso dal sottoscritto per conto della Associazione Dialogos APS (editore della presente testata giornalistica), con il patrocinio morale del Comune di Bacoli che ci ha ospitato.</p>



<p>Ha introdotto l’incontro la dott.ssa Imma Maiuri.</p>



<p>Dopo i saluti istituzionali della dott.ssa Anzalone in rappresentanza dell&#8217;Amministrazione Comunale di Bacoli, è intervenuta la dott.ssa Lucia Pappalardo, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano (sede dell’INGV di Napoli), che ha dato numerose informazioni sul bradisismo e sull’attività dell’Osservatorio Vesuviano. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Pappalardo-960x720.jpeg" alt="" class="wp-image-41208" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Pappalardo-960x720.jpeg 960w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Pappalardo-480x360.jpeg 480w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Pappalardo-768x576.jpeg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Pappalardo-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Pappalardo.jpeg 2040w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Nella sua esposizione, la dottoressa ha ribadito che il bradisismo non è in fase di remissione in quanto i dati di monitoraggio indicano la permanenza di un “Unrest” (disordine) in corso pur con sismicità che sembra essere diminuita negli ultimi mesi ed accompagnata da una deformazione con un tasso di sollevamento attualmente di circa 1 cm/mese di media.</p>



<p>La dottoressa ha evidenziato come già altre volte, durante questa crisi ormai ventennale, si sono avuti periodi analoghi.</p>



<p>Attraverso il monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano si evidenzia come la forma della deformazione all’interno della caldera risulti stabile, ciò non è banale in quanto negli anni che hanno preceduto l’eruzione del Montenuovo si è assistito ad un suo cambiamento con l’incremento di velocità nei luoghi della futura eruzione (1538)</p>



<p>La dottoressa Pappalardo ha evidenziato come l’incremento di sismicità degli ultimi anni possa essere correlato con il raggiungimento ed il superamento dei livelli deformativi della crisi precedente (1982-1984).</p>



<p>Lo stress delle rocce sarebbe aumentato con il raggiungimento e superamento del livello della fine del 1984. Dopo un ribassamento di circa un metro fino all’inizio della fase attuale, con un nuovo sollevamento che al momento è di circa 165 cm.</p>



<p>La sismicità è diffusa in un’area sismogenetica ben nota .</p>



<p>I sismi con magnitudo (durata) &gt;3 sono concentrati alla profondità di circa 3 Km con rare eccezioni.</p>



<p>Si è evidenziato come nella crisi precedente la velocità di sollevamento era arrivata anche a circa 14 cm/mese quindi ben superiori ai valori della crisi in atto.</p>



<p>Si ritiene che il motore del bradisismo sia il degassamento importante proveniente da magma e non dovuto alle piogge. Tale è analogo a vulcani  come lo Stromboli.</p>



<p>La dott.ssa Pappalardo ha evidenziato come l’Osservatorio Vesuviano sia impegnato anche nell’implementazione del monitoraggio con la prossima istallazione di nuove strumentazioni sia a mare che sulle terre emerse. Si vuole migliorare ulteriormente la sensibilità e l’affidabilità dei dati già comunque particolarmente avanzati.</p>



<p>La relazione del Dott. Massimo Russo, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano, è stata finalizzata alla scoperta della “grotta dello Zolfo”sita nelle acque del comune di Bacoli. Si è evidenziato come essa non sia molto conosciuta.  La grotta è stata oggetto di studi già nel corso dell’800 quando tra l’altro, sarebbe stata rinvenuta la “misenite” un minerale mai più ritrovato in tempi più recenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Russo-960x720.jpeg" alt="" class="wp-image-41209" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Russo-960x720.jpeg 960w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Russo-480x360.jpeg 480w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Russo-768x576.jpeg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Russo-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/05/Russo.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Negli anni 60 all’interno della grotta era presente una debole polla idrotermale.</p>



<p>La grotta dello Zolfo potrebbe diventare di interesse turistico al pari di altri siti del territorio. Il dott. Russo a conclusione dell’evento ha omaggiato gli intervenuti di una recente pubblicazione sul sito oggetto del suo intervento.</p>



<p>E’ possibile vedere l’intero evento attraverso il link:</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/share/v/1QZPwRqqha">https://www.facebook.com/share/v/1QZPwRqqha</a></p>



<p>Il sottoscritto vuole ringraziare il Comune di Bacoli per l’ospitalità, la sensibilità e il patrocinio morale dell’evento.</p>
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		<title>Marzo 2025 -Marzo 2026. Un anno di bradisismo tra fenomeno, ipotesi e ricerca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bagnoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Elementi di geologia]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ trascorso un anno dal terremoto del 13 Marzo 2025 che scosse in maniera importante tutti i Campi Flegrei ed in particolare il quartiere di Bagnoli. L’evento sismico, di Md 4.6 +-0.3, accompagnato da uno scuotimento particolarmente elevato, determinò l’ evacuazione di alcuni edifici : molte abitazioni subirono danni da lievi a significativi. In quel...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>E’ trascorso un anno dal terremoto del 13 Marzo 2025 che scosse in maniera importante tutti i Campi Flegrei ed in particolare il quartiere di Bagnoli. L’evento sismico, di Md 4.6 +-0.3, accompagnato da uno scuotimento particolarmente elevato, determinò l’ evacuazione di alcuni edifici : molte abitazioni subirono danni da lievi a significativi. In quel periodo il suolo si sollevava con una velocità media di 3 cm/mese e l’attività sismica, già dal mese precedente, si era intensificata con importanti sciami sismici (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano) Dopo l’evento del 13 Marzo la velocità media ebbe un rallentamento e non ha più raggiunto (ad oggi – Marzo 2026) il valore medio di quel periodo. Da Aprile ad Ottobre 2025 il suolo si è sollevato con una media di 15 mm/mese per poi accelerare ad 25 mm/mese. (dal 10 Ottobre fino a metà Dicembre) Successivamente si è avuto un nuovo rallentamento con una media attuale di circa 1 cm/mese, velocità già registrata in un recente passato.</p>



<p>Nel bollettino mensile di Febbraio 2026 (ultimo disponibile) si evidenzia un innalzamento massimo di 162.5 cm circa, dalla fine del 2005 ad oggi. Possiamo anche dedurre che nell’ultimo anno il suolo si è sollevato di un massimo di circa 20 cm.</p>



<p>I bollettini mensili sull’attività dei Campi Flegrei sono disponibili attraverso il seguente link:</p>



<p><a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei</a></p>



<p>La deformazione risulta massima al sensore RITE del Rione Terra e degrada radialmente fino ad essere quasi nulla ai bordi della caldera.</p>



<p>La deformazione procede con una forma  costante nel tempo, la sorgente di spinta resta quindi immobile.</p>



<p>Nell&#8217; immagine seguente (tratta dal bollettino mensile dell’Osservatorio Vesuviano di Febbraio 2026) si osserva sia il movimento orizzontale che quello verticale del suolo, a partire dal 2024</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-10-1280x697.jpg" alt="" class="wp-image-40709" /></figure>



<p>Da qualche tempo si evidenzia un’anomalia nell’area dell’Accademia Aeronautica (deficit di sollevamento) interpretato come un fenomeno locale e oggetto di approfondimenti scientifici anche in corso. A tal riguardo è stato pubblicato un primo contributo scientifico (Giudicepietro 2024 &#8211; vedi Bibliografia )</p>



<p>La sismicità ultimamente è diminuita soprattutto nella frequenza degli eventicoerentemente con la diminuzione del tasso di spinta.</p>



<p>Lo si può evincere anche dalla seguente immagine tratta dal bollettino dell’Osservatorio Vesuviano di Febbraio 2026</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="555" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-2-1280x555.jpg" alt="" class="wp-image-40710" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-2-1280x555.jpg 1280w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-2-720x312.jpg 720w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-2-768x333.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-2-1536x666.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-2-2048x888.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure>



<p>Si può affermare che, in questo periodo, l’energia della sorgente è piuttosto bassa. Il terremoto dello scorso 28 Febbraio ha rotto una fase di calma con un evento di Md 3.5+-0.3 e sciame sismico connesso (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano) Tale sisma non è stato accompagnato da un’accelerazione della velocità di sollevamento. Ciò è già accaduto in passato quando, con velocità piuttosto bassa, si sono avuti terremoti piuttosto energetici. Un esempio è il 6 Dicembre 2024 quando è stato registrato un evento sismico di Md 3.4+-0.3 con un tasso di deformazione di 10 mm/mese dall&#8217; Agosto precedente. Ciò dimostra che anche con una velocità di sollevamento modesta, possono verificarsi eventi sismici significativi.</p>



<p>Negli ultimi anni talvolta la spinta verso l’alto ha subito improvvise accelerazioni durate pochi giorni ed accompagnate da un rilascio di energia sismica significativa. L’ultimo episodio è avvenuto tra il 15 e 16 Febbraio 2025 con un sollevamento in poche ore di circa 1 cm.</p>



<p>Si può evidenziare che le fasi di spinta con velocità media di almeno 2 cm/mese hanno avuto sempre una durata minore rispetto a quelle con spinta meno elevata. La sismicità complessivamente risente anche di questo andamento, manifestandosi maggiormente nelle fasi con maggiore velocità.</p>



<p>L’energia sismica rilasciata dal 2005 ad oggi è superiore a quanto avvenne nella crisi dell’82-84. E’ noto che in questa crisi sono stati registrati terremoti che hanno superato la magnitudo massima della crisi precedente (4.0-4.2  del 4 Ottobre 1983) raggiungendo il valore massimo di 4.6+-0.3. Ciò può essere spiegato attraverso il modello teorizzato dal Prof De Natale (Dirigente di Ricerca dell’Osservatorio Vesuviano sede INGV di Napoli) il quale nel 2017 (vedi bibliografia) ipotizzò che con l’avvicinarsi ed il superamento del livello (massimo) raggiunto alla fine del 1984,  la sismicità sarebbe aumentata sia in frequenza di eventi che in magnitudo. Gli studiosi hanno anche stimato un valore massimo teorico di magnitudo di circa 5 . Si ricorda che essa viene calcolata in scala logaritmica quindi, per un differenziale di un grado, la variazione in energia è di poco più di 30 volte.</p>



<p>E’ bene ricordare che dal 1985 al 2005 il suolo si è abbassato (subsidenza) di circa 95 cm dopo un sollevamento di circa 180 cm in due anni, secondo un comportamento elastico pluriennale con un tasso di sollevamento anche di circa 10 -12 cm/mese.</p>



<p>I terremoti flegrei seguono un modello Vulcano – Tettonico: il differenziale di sollevamento, massimo al Rione Terra e minore lateralmente, produce sforzi di taglio che si traducono in eventi sismici che si manifestano in zone sismo-genetiche ben note.</p>



<p>Possiamo schematizzare :</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>area di Solfatara – Pisciarelli &#8211; Astroni</li>



<li>area di La Pietra &#8211; Bagnoli</li>



<li>area di Cigliano &#8211; Gauro</li>



<li>area di Lucrino</li>



<li>area della costa di Baia &#8211; Bacoli (Fumose)</li>
</ul>



<p>Le profondità degli ipocentri in genere non supera i 3 Km, solo nella zona a mare nei pressi di Baia – Bacoli si registrano terremoti un po&#8217; più profondi. Presumibilmente nell’area di bordo della caldera l’aumento della temperatura è minore con la profondità (gradiente geotermico meno elevato).</p>



<p>Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile fare previsioni sui terremoti, e nemmeno sui meccanismi di rottura delle rocce. </p>



<p>Per i dati geochimici possiamo analizzare per esempio il rapporto CO<sub>2</sub>/H<sub>2</sub>O che ultimamente si è allontanato dai massimi restando però in un trend in ascesa. Attraverso un’analisi pluriennale si può osservare che esso segue l&#8217; andamento della deformazione attraverso proporzionalità diretta.</p>



<p>Ecco l’immagine che evidenzia quanto detto, tratta dal bollettino mensile dell’Osservatorio Vesuviano di Febbraio 2026</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1268" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-31-1268x720.jpg" alt="" class="wp-image-40711" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-31-1268x720.jpg 1268w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-31-634x360.jpg 634w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-31-768x436.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-31-1536x872.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-31-2048x1162.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1268px) 100vw, 1268px" /></figure>



<p>Anche il valore del Monossido di Carbonio (CO) accompagna con un trend pluriennale in crescita lo sviluppo della crisi in atto.</p>



<p>Di seguito l’immagine tratta dal bollettino mensile dell’Osservatorio Vesuviano di Febbraio 2026</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1266" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-32-1266x720.jpg" alt="" class="wp-image-40712" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-32-1266x720.jpg 1266w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-32-633x360.jpg 633w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-32-768x437.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-32-1536x874.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/03/Bollettino_Mensile_Campi_Flegrei_2026_02-immagini-32-2048x1165.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1266px) 100vw, 1266px" /></figure>



<p>L’emissione dell’anidride carbonica dalle fumarole principali è sempre molto elevata ed è paragonabile a sistemi vulcanici a condotto aperto dove il magma, quindi,  può avere libero sfogo.</p>



<p>Ultimamente si è ipotizzato che una parte dell’emissione della CO<sub>2 </sub>sia legato alla dissoluzione della calcite idrotermale, un processo  non di natura direttamente magmatica.</p>



<p>Gli addetti ai lavori sono impegnati alla ricerca di un modello interpretativo di questo fenomeno complesso e di come esso possa evolvere. Taluni pensano che la crisi in atto sia determinata da soli gas volatili che si muovono dal basso, qualcuno mette in relazione il bradisismo con la meteorologia e la piovosità, altri sostengono che sia direttamente il magma a determinarne lo squilibrio in atto.</p>



<p>Negli ambienti di ricerca si discute alacremente su quali siano le caratteristiche del sottosuolo flegreo; spesso i diversi metodi di ricerca non raggiungono risultati univoci. Ciò non deve meravigliare, è il sale del metodo scientifico e della ricerca.</p>



<p>Un recente studio ha voluto focalizzare l’attenzione sulla dinamica del suolo flegreo prima dell’eruzione del Montenuovo (Rolandi, Troise, Sacchi, Di Lascio De Natale 2025, in bibliografia ) ridisegnandone l’andamento in contrapposizione a precedenti lavori sullo stesso argomento e reperibili attraverso la bibliografia della pubblicazione.</p>



<p>Alla luce delle conoscenze è possibile fare una sintesi, e tutti i parametri del monitoraggio indicano che il sistema continua ancora a pressurizzarsi e riscaldarsi; non si registrano inversioni che indicherebbero un cambiamento significativo dello stato del vulcano. Resta quindi l’attenzione, fin quando il suolo continuerà a sollevarsi saranno possibili eventi sismici anche significativi ma, al momento, non ci sono elementi che preludono ad un’evoluzione negativa a breve.</p>



<p>E’ possibile fare degli approfondimenti attraverso alcune mie interviste:</p>



<p><strong>Al Prof. De Natale :</strong></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="R2dkMFs1BY"><a href="https://www.quicampiflegrei.it/2022/05/24/bradisismo-cosa-succede-nei-campi-flegrei-intervista-al-professor-giuseppe-de-natale/">Bradisismo, cosa succede nei Campi Flegrei? Intervista al professor Giuseppe De Natale</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Bradisismo, cosa succede nei Campi Flegrei? Intervista al professor Giuseppe De Natale&#8221; &#8212; QuiCampiFlegrei" src="https://www.quicampiflegrei.it/2022/05/24/bradisismo-cosa-succede-nei-campi-flegrei-intervista-al-professor-giuseppe-de-natale/embed/#?secret=Wu2bqt2QO3#?secret=R2dkMFs1BY" data-secret="R2dkMFs1BY" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><strong>Al Dott Chiodini:</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-quicampiflegrei wp-block-embed-quicampiflegrei"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Rn0i1Mm6n8"><a href="https://www.quicampiflegrei.it/2025/01/29/la-geochimica-nei-campi-flegrei-intervista-al-dott-g-chiodini/">La Geochimica nei Campi Flegrei: Intervista al Dott. G. Chiodini</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;La Geochimica nei Campi Flegrei: Intervista al Dott. G. Chiodini&#8221; &#8212; QuiCampiFlegrei" src="https://www.quicampiflegrei.it/2025/01/29/la-geochimica-nei-campi-flegrei-intervista-al-dott-g-chiodini/embed/#?secret=3GJDoccUIE#?secret=Rn0i1Mm6n8" data-secret="Rn0i1Mm6n8" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><strong>Alla Dott.ssa Bianco:</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-quicampiflegrei wp-block-embed-quicampiflegrei"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="n7gyHohyWR"><a href="https://www.quicampiflegrei.it/2024/09/26/intervista-alla-dott-ssa-francesca-bianco-ingv-di-napoli/">Intervista alla Dott.ssa Francesca Bianco (INGV di Napoli)</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Intervista alla Dott.ssa Francesca Bianco (INGV di Napoli)&#8221; &#8212; QuiCampiFlegrei" src="https://www.quicampiflegrei.it/2024/09/26/intervista-alla-dott-ssa-francesca-bianco-ingv-di-napoli/embed/#?secret=eHpP8fP9hq#?secret=n7gyHohyWR" data-secret="n7gyHohyWR" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><strong>Al Prof Zollo:</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-quicampiflegrei wp-block-embed-quicampiflegrei"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="cZMoJbAs1m"><a href="https://www.quicampiflegrei.it/2025/05/31/intervista-al-prof-zollo/">Intervista al Prof Aldo Zollo</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Intervista al Prof Aldo Zollo&#8221; &#8212; QuiCampiFlegrei" src="https://www.quicampiflegrei.it/2025/05/31/intervista-al-prof-zollo/embed/#?secret=XdmuMHr2S4#?secret=cZMoJbAs1m" data-secret="cZMoJbAs1m" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>un ulteriore articolo: <a href="https://www.quicampiflegrei.it/2025/09/24/deformazione-del-suolo-flegreo-e-possibili-futuri-scenari/">https://www.quicampiflegrei.it/2025/09/24/deformazione-del-suolo-flegreo-e-possibili-futuri-scenari/</a></p>



<p>Consiglio le bibliografie annesse ad ogni intervista pubblicata. </p>



<p><strong>Bibliografia:</strong></p>



<p><strong>Giudicepietro F., Casu F., Bonano M., De Luca C., De Martino P., Di Traglia F., Di Vito MA.,Macedonio G., Manunta M., Monterroso F., Striano P., Lanari R. (2024).</strong></p>



<p><em>First evidence of a geodetic anomaly in the Campi Flegrei caldera (Italy) ground deformation pattern revealed by DInSAR and GNSS measurements during the 2021–2023 escalating unrest phase, International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation, Vol 132, 2024, 104060, https://doi.org/10.1016/j.jag.2024.104060</em>. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jag.2024.104060">https://doi.org/10.1016/j.jag.2024.104060</a></p>



<p><strong>Chiodini, G., R. Avino, S. Caliro, C. Minopoli (2011) </strong></p>



<p><em>Temperature and pressure gas geoindicators at the Solfatara fumaroles (Campi Flegrei). Annals Geophysics, 54, 2</em>. <a href="https://doi.org/10.4401/ag-5002">https://doi.org/10.4401/ag-5002</a></p>



<p><strong>Chiodini G., Caliro S., De Martino P., Avino R. and Gherardi F. (2012). </strong></p>



<p><em>Early signals of new volcanic unrest at Campi Flegrei caldera? Insights from geochemical data and physical simulations. Gelogy</em>, <a href="https://doi.org/10.1130/G33251.1">https://doi.org/10.1130/G33251.1</a></p>



<p><strong>Chiodini G., Vandemeulebrouck J., Caliro S, D&#8217;Auria L., De Martino P, Mangiacapra A., Petrillo Z. (2015)</strong> <em>Evidence of thermal driven processes triggering the 2005-2014 unrest at Campi Flegrei caldera. Earth Planet. Sci. Lett. 414, 58–67</em>. <a href="https://doi.org/10.1016/j.epsl.2015.01.012">https://doi.org/10.1016/j.epsl.2015.01.012</a></p>



<p><strong>Chiodini G., Pappalardo L., Aiuppa A. and Caliro S. (2015b) </strong></p>



<p><em>The geological CO2 degassing history of a long-lived caldera. Geology</em>. <a href="https://doi.org/10.1130/G36905.1">https://doi.org/10.1130/G36905.1</a></p>



<p><strong>Chiodini G., Paonita A., Aiuppa A., Costa A., Caliro S., De Martino P., Acocella V. and Vandemeulebrouck J. (2016) </strong></p>



<p><em>Magmas near the critical degassing pressure drive volcanic unrest towards a critical state. Nat. Commun. 7, 13712.</em> <a href="https://doi.org/10.1038/ncomms13712">https://doi.org/10.1038/ncomms13712</a></p>



<p><strong>Chiodini G., Caliro S., Avino R., Bini G., Giudicepietro F., De Cesare W., Ricciolino P., Aiuppa A.,Cardellini C., Petrillo Z., Selva J., Siniscalchi A., Tripaldi S. (2021) </strong></p>



<p><em>Hydrothermalpressure-temperature control on CO2 emissions and seismicity at Campi Flegrei (Italy). J.Volcanol. Geotherm. Res. 414 (2021)</em>. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jvolgeores.2021.107245">https://doi.org/10.1016/j.jvolgeores.2021.107245</a></p>



<p><strong>Kilburn, C. R. J.; De Natale, G; Carlino, S. (2017)</strong></p>



<p><em> Progressive approach to eruption at Campi Flegrei caldera in Southern Italy, Nature Communications, DOI: 10.1038/ncomms15312, 2017.</em></p>



<p><strong>Troise, C., De Natale, G., Schiavone, R., Somma, R., &amp; Moretti, R.</strong> <strong>(2019)</strong></p>



<p><em>The Campi Flegrei caldera unrest: Discriminating magma intrusions from hydrothermal effects and implications for possible evolution. Earth-Science Reviews, 188, 108-122, </em><a href="https://doi.org/10.1016/j.earscirev.2018.11.007" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://doi.org/10.1016/j.earscirev.2018.11.007</a></p>



<p><strong>(Rolandi, Troise, Sacchi, Di Lascio De Natale 2025)</strong></p>



<p> <a href="https://nhess.copernicus.org/articles/25/3421/2025/">https://nhess.copernicus.org/articles/25/3421/2025/</a></p>



<p></p>



<p><a href="https://www.old.unina.it/-/67905177-task-force-di-ateneo-nuovo-report-sul-sisma-del-13-marzo">https://www.old.unina.it/-/67905177-task-force-di-ateneo-nuovo-report-sul-sisma-del-13-marzo</a></p>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Vanorio, G Geremia, G. De Leandro, T.Guo &#8211; Science Advances, 2025 – science.org</strong></h4>



<h4 class="wp-block-heading"><a href="https://www.science.org/doi/abs/10.1126/sciadv.adt2067">La ricorrenza di manifestazioni geofisiche nella caldera dei Campi Flegrei</a></h4>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Bradisismo: Aggiornamento inizio Febbraio 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Campi Flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[Elementi di geologia]]></category>
		<category><![CDATA[Fuorigrotta]]></category>
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					<description><![CDATA[Con la pubblicazione del bollettino mensile relativo al mese di Gennaio è possibile fare il punto della situazione sul bradisismo flegreo. Nell’ultimo mese sono stati registrati complessivamente 285 eventi sismici con una magnitudo durata massima di 3.1 +-0.3. Questo evento ha avuto un meccanismo focale di tipo “normale” ovvero “di distensione” in perfetto accordo con...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con la pubblicazione del bollettino mensile relativo al mese di Gennaio è possibile fare il punto della situazione sul bradisismo flegreo.</p>



<p>Nell’ultimo mese sono stati registrati complessivamente 285 eventi sismici con una magnitudo durata massima di 3.1 +-0.3. Questo evento ha avuto un meccanismo focale di tipo “normale” ovvero “di distensione” in perfetto accordo con quanto avviene quasi sempre in quest’area dove i terremoti sono di tipo vulcano – tettonici. Ci sono stati 5 sciami sismici (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano) tutti di energia sismica non elevata e concentrati principalmente in zone sismogenetiche tra Pozzuoli Solfatara ed l’area del Gauro-Cigliano.</p>



<p>A partire da metà Dicembre la deformazione del suolo evidenzia una media di sollevamento massimo di 15 mm/mese.  In questo periodo si è avuto un sollevamento massimo di 2.5 cm </p>



<p></p>



<p>Il bradisismo non è un fenomeno lineare e l’andamento della deformazione nel tempo lo dimostra inequivocabilmente con periodi di maggiore calma ed altri meno.</p>



<p>Si rileva in ogni caso che negli ultimi 3 anni si è avuto un incremento globale nel sollevamento, infatti nel 2023 esso è stato di 16 cm, nel 2024 di 18.5 cm, nel 2025 è stato di 22 cm. Ciò è indice di una sia pur modesta accelerazione del fenomeno.</p>



<p>La deformazione degrada radialmente fino ai bordi della caldera con forma pressochè costante nel tempo il che dimostra come la sorgente di spinta verso l&#8217;alto sia immobile. Tale interpretazione è confermata attraverso i dati gravimetrici. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1096" height="517" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/Deformazione-complessiva-1-1.jpg" alt="" class="wp-image-40565" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/Deformazione-complessiva-1-1.jpg 1096w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/Deformazione-complessiva-1-1-720x340.jpg 720w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/Deformazione-complessiva-1-1-768x362.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1096px) 100vw, 1096px" /></figure>



<p>Dall’inizio dell’attuale fase (iniziata a fine 2005 circa, il sollevamento massimo complessivo è di circa 161.5 cm ed è più in alto rispetto al 1984 di circa 70 cm.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="881" height="428" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/Deformazione-RITE.jpg" alt="" class="wp-image-40566" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/Deformazione-RITE.jpg 881w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/Deformazione-RITE-720x350.jpg 720w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/Deformazione-RITE-768x373.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 881px) 100vw, 881px" /></figure>



<p>Anche attraverso i terremoti si evidenzia come il bradisismo non sia un fenomeno lineare. </p>



<p>A periodi di minore attività sismica se ne hanno altri con attività più vivace.</p>



<p>Nel recente passato si è avuto un incremento complessivo dell’energia sismica liberata, sia in frequenza di terremoti che nella magnitudo massima raggiunta.</p>



<p>In quest’ultimo periodo sembra evidenziarsi come la sismicità sia mediamente inferiore rispetto ad altri periodi con andamento analogo della deformazione media ( ad esempio  tra Aprile e Ottobre 2025).</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="390" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/frequenza-mensile-terremoti-2025-2026-.jpg" alt="" class="wp-image-40563" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/frequenza-mensile-terremoti-2025-2026-.jpg 500w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2026/02/frequenza-mensile-terremoti-2025-2026--462x360.jpg 462w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<p>Come può essere interpretata questa situazione? E’ possibile che le rocce stiano assumendo un comportamento più plastico rispetto al passato? E’ possibile invece che esse stiano accumulando tensione che rilasceranno in un prossimo futuro? A tali domande potremo avere risposte solo nelle prossime settimane anche perché la velocità media attuale  ha avuto inizio da meno di 2 mesi.</p>



<p>Sappiamo però con certezza che ci saranno terremoti fin quando il suolo continuerà a sollevarsi.</p>



<p>I parametri geochimici non mostrano evidenti cambiamenti,  permane quindi un elevato flusso di gas dal basso. </p>



<p></p>



<p>Le temperature delle fumarole principali non accennano a diminuire. Nell’ultimo bollettino settimanale si conferma che permane la pressurizzazione ed il riscaldamento del sistema il che dimostra come il fenomeno non accenna ad invertire la rotta. L’Osservatorio Vesuviano conferma che:</p>



<p>“Sulla base dell’attuale quadro dell’attività vulcanica sopra delineato, non si evidenziano elementi tali da suggerire significative evoluzioni a breve termine”.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>I grafici sono estratti dal bollettino mensile del mese di Gennaio 2026 dell&#8217;Osservatorio Vesuviano  (sede INGV di Napoli) e reperibile attraverso il seguente link: <a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei/anno-2026-2">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/mensili-dei-vulcani-della-campania/flegrei/anno-2026-2</a></p>



<p>E possibile consultare i bollettini settimanali: <a href="https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei">https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei</a></p>



<p>Nei bollettini si può far riferimento ad una ampia bibliografia </p>
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		<title>Bradisismo: aggiornamento 9 Dicembre 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Campi Flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[Elementi di geologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Monte di Procida]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi 9 Dicembre l’Osservatorio Vesuviano (sede INGV di Napoli), ha pubblicato sia il bollettino mensile relativo al mese di Novembre che quello settimanale relativo alla prima settimana di Dicembre. Nello scorso mese l’attività sismica è stata caratterizzata da 10 sciami sismici (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano) per un totale di 232 eventi con...]]></description>
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<p>Oggi 9 Dicembre l’Osservatorio Vesuviano (sede INGV di Napoli), ha pubblicato sia il bollettino mensile relativo al mese di Novembre che quello settimanale relativo alla prima settimana di Dicembre.</p>



<p>Nello scorso mese l’attività sismica è stata caratterizzata da 10 sciami sismici (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano) per un totale di 232 eventi con epicentri prevalentemente nelle zone sismogenetiche di Pozzuoli, Agnano, Pisciarelli, Cigliano. Complessivamente a Novembre sono stati registrati 876 terremoti con Md massima =3.3+-0.3 di cui 215 con Md&lt;0,  e 45 eventi di Md ND. Faccio questa precisazione in quanto nei bollettini mensili si esprime la sismicità totale mentre in quelli settimanali viene riportato solo il numero di eventi con Md&gt;=0. (Md= Magnitudo durata)</p>



<p>A tal proposito nell’ultima settimana il numero di terremoti è pari a 48 con Md massima pari a 2.3+-0.3. In questa settimana (1-7 Dicembre) si è registrato anche uno sciame sismico (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano) per un totale di 8 eventi localizzati nell’area di Pisciarelli.</p>



<p>Non è mancato anche qualche evento sismico, sia pur di bassa entità, nella zona di Lucrino. Si osserva che la sismicità ha avuto una diminuzione rispetto al recente passato ricordando tuttavia che il bradisismo non evolve in modo lineare ma seguendo andamenti discontinui.</p>



<p>Si auspica che l’immagine di copertina di questo articolo, che mostra l’assenza di eventi sismici in 4 ore di monitoraggio, possa essere costante nel tempo.</p>



<p>La deformazione della caldera flegrea continua con un sollevamento massimo dichiarato di 25 mm/mese di media. Nel bollettino settimanale si indica un ulteriore incremento di 0.5 mm che porta al sollevamento totale al sensore RITE (del Rione Terra) di 20.5 cm nell’anno in corso.</p>



<p>Permane l’anomalia di deformazione negativa nella zona del duomo lavico deell’Accademia, ciò viene interpretato come una risposta locale (determinata dalla particolare litologia?)</p>



<p>Dai grafici messi a disposizione dall’Osservatorio Vesuviano si potrebbe ipotizzare un rallentamento del sistema, e ciò sembrerebbe confermato dalla sismicità ma anche in questo caso dobbiamo tener presente la non linearità del fenomeno e che le medie di deformazione, per poter essere significative, devono essere calcolate su tempi sufficientemente lunghi. Sappiano inoltre che i dati delle deformazioni più recenti hanno un coefficiente di errore troppo grande e necessitano di conforme sia dalle effemeridi che dalle elaborazioni effettuate da personale altamente specializzato.</p>



<p> Ovviamente si auspica che a primi segnali di rallentamento possano seguirne altri a conferma,  e per tempi anche lunghi. Purtroppo per adesso non è così. </p>



<p>Dobbiamo ricordare che durante quest’ultima crisi, ormai ventennale, abbiamo avuto più segnali di rallentamento anche per diversi mesi, seguiti purtroppo a successive fasi di ripresa. </p>



<p>I dati geochimici globalmente confermano il trend di riscaldamento e pressurizzazione del sistema con emissione dal profondo di vari gas quali monossido di carbonio, anidride carbonica il che fa presumere che continua la degassazione dal basso e che l’Unrest in atto sia tuttora attivo.</p>



<p>Nel bollettino mensile vengono descritti altri parametri di monitoraggio con lo scopo di individuare precocemente eventuali modifiche significative dal basso. La sorgente di spinta, qualsiasi sia la sua natura, non mostra segni di spostamento. </p>



<p>Fortunatamente non ci sono elementi tali da suggerire significative evoluzioni a breve termine.</p>
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		<title>Da Torregaveta a Cuma</title>
		<link>https://www.quicampiflegrei.it/2025/10/30/da-torregaveta-a-cuma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 19:09:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Campi Flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[Elementi di geologia]]></category>
		<category><![CDATA[Monte di Procida]]></category>
		<category><![CDATA[campiflegrei]]></category>
		<category><![CDATA[Fusaro]]></category>
		<category><![CDATA[Torregaveta]]></category>
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					<description><![CDATA[In un articolo precedente avevo descritto l’area di Bacoli focalizzando l’attenzione nella zona diMiseno, Miliscola verso Lucrino. Si può leggere il precedente articolo: https://www.quicampiflegrei.it/2021/02/20/i-vulcani-di-bacoli-un-percorso-tra-i-crateri/ un ulteriore articolo sul Monte di Procida : https://www.quicampiflegrei.it/2021/05/14/torregaveta-e-torrefumo-alla-scoperta-della-geologia-di-monte-di-procida/ Nella presente nota intendo focalizzare l’attenzione del lettore alla scoperta del territorio che si estende da Torregaveta verso Cuma. Il territorio è...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un articolo precedente avevo descritto l’area di Bacoli focalizzando l’attenzione nella zona di<br>Miseno, Miliscola verso Lucrino.</p>



<p>Si può leggere il precedente articolo: <a href="https://www.quicampiflegrei.it/2021/02/20/i-vulcani-di-bacoli-un-percorso-tra-i-crateri/">https://www.quicampiflegrei.it/2021/02/20/i-vulcani-di-bacoli-un-percorso-tra-i-crateri/</a></p>



<p>un ulteriore articolo sul Monte di Procida : <a href="https://www.quicampiflegrei.it/2021/05/14/torregaveta-e-torrefumo-alla-scoperta-della-geologia-di-monte-di-procida/">https://www.quicampiflegrei.it/2021/05/14/torregaveta-e-torrefumo-alla-scoperta-della-geologia-di-monte-di-procida/</a></p>



<p>Nella presente nota intendo focalizzare l’attenzione del lettore alla scoperta del territorio che si estende da Torregaveta verso Cuma. Il territorio è prossimo alla caldera flegrea ben nota per il fenomeno del bradisismo.</p>



<p>Siamo in un’ area bagnata dal mare e che volge lo sguardo sia verso le isole flegree che più a nord verso la costa laziale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/vista-isole-960x720.jpg" alt="" class="wp-image-39992" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/vista-isole-960x720.jpg 960w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/vista-isole-480x360.jpg 480w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/vista-isole-768x576.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/vista-isole-1536x1152.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/vista-isole-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>Si abbandona la collina del Monte di Procida in località Torregaveta dove sono ben evidenti le litologie dell’Ignimbrite Campana, dell’eruzione detta “di Torregaveta” e del Tufo Giallo Napoletano (dal basso verso l’alto). Tali eruzioni sono associate all’attività flegrea ma in particolare sull’Ignimbrite Campana c’è un dibattito aperto circa la sua origine.</p>



<p>Infatti alcuni studiosi affermano che essa non sia avvenuta in zona flegrea bensì esternamente, fuori dalla struttura della caldera che non avrebbe avuto origine dalla stessa.</p>



<p>Altri affermano che quella dell’Ignimbrite Campana sia un’eruzione areale prettamente flegrea e che avrebbe decretato un primo sprofondamento di un’ampia caldera circa 39000-40000 anni fa che comprenderebbe anche il centro abitato di Napoli.</p>



<p>E’ possibile leggere un mio precedente articolo: <a href="https://www.quicampiflegrei.it/2023/05/24/genesi-della-caldera-flegrea-e-ruolo-dellignimbrite-campana/">https://www.quicampiflegrei.it/2023/05/24/genesi-della-caldera-flegrea-e-ruolo-dellignimbrite-campana/</a> con relativa bibliografia</p>



<p>Al Monte di Procida i prodotti di tale eruzione si evidenziano in forma di “<em>breccia museo</em>” una delle quattro facies:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Tufo grigio</strong></li>



<li><strong>Tufo giallo</strong></li>



<li><strong>Cinerazzo</strong></li>



<li><strong>Breccia museo</strong></li>
</ul>



<p>L’eruzione “di Torregaveta” è avvenuta nel periodo tra le due eruzioni areali dell’Ignimbrite Campana e del Tufo Giallo Napoletano. Il relativo cratere è praticamente distrutto dall’attività erosiva.</p>



<p>In quest’area la presenza del Tufo Giallo Napoletano non è dominante come invece avviene in altre zone partenopee. Tale eruzione significativa, secondo la letteratura ha sicuramente determinato lo sprofondamento all’origine della caldera flegrea. <em>(del tufo giallo)</em></p>



<p>Questa sarebbe stata una seconda subsidenza del tutto inclusa nell’area ribassata successiva all’eruzione dell’Ignimbrite Campana.</p>



<p>L’altra ipotesi indica come unica caldera quella a seguito dell’eruzione del Tufo Giallo Napoletano e la sua estensione non includerebbe il centro abitato partenopeo.</p>



<p>E’ importante sottolineare che attualmente l’attività flegrea con il fenomeno del bradisismo e gli eventi ad esso connessi, sono centrati nella caldera “del tufo giallo napoletano”</p>



<p>Incamminandoci lungo un percorso dominato da lunghe spiagge di natura vulcanica possiamo notare come esse presentano a riva una buona quantità di resti di piccoli molluschi perlopiù bivalva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="540" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/resti-di-gusci-540x720.jpg" alt="" class="wp-image-39993" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/resti-di-gusci-540x720.jpg 540w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/resti-di-gusci-270x360.jpg 270w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/resti-di-gusci-768x1024.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/resti-di-gusci-1152x1536.jpg 1152w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/resti-di-gusci-1536x2048.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/resti-di-gusci-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p> La spiaggia non è protetta dal mare e risente quindi del “mare aperto” con una diffusa erosione che negli ultimi decenni ne ha ridotto drasticamente le dimensioni. </p>



<p></p>



<p>Globalmente siamo in un territorio di duna costiera con la presenza retrostante di un lago (costiero) ancora ben evidente (Lago Fusaro). Esso è noto per la Casina Vanvitelliana visitata in ogni periodo dell&#8217;anno da numerosi turisti Nei pressi del lago ci sono le &#8221; <em>grotte dell&#8217;acqua</em>&#8221; ovvero resti di cisterne di età romana del periodo imperiale </p>



<p>Esso è ben collegato col mare attraverso canali sistemati dall’uomo. L’area appena all’interno tra il promontorio di Cuma e Torregaveta è dominato da strade intercalate dalla presenza di piantagioni tipiche di area costiera umida.</p>



<p>Più all’interno, nel territorio di Cappella, abbiamo anche resti di necropoli di età romana il che ci testimonia che si tratta di antiche aree “fuori le mura”</p>



<p>Cuma rappresenta la culla della civiltà, il luogo dove approdarono gli antichi abitanti provenienti da Pitaecusae ( Lacco Ameno- Ischia ) Essi fondarono Kyme (greca) poi divenuta Cumae (romana).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/DSCN4113-960x720.jpg" alt="" class="wp-image-39996" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/DSCN4113-960x720.jpg 960w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/DSCN4113-480x360.jpg 480w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/DSCN4113-768x576.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/DSCN4113-1536x1152.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/10/DSCN4113-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Il “monte” di Cuma deve principalmente la sua struttura alla messa in posto di un antico &#8220;<em>duomo lavico</em>&#8221; precedente all’attività dell’Ignimbrite Campana.</p>



<p>All’acropoli si contrappone una città bassa originariamente piuttosto estesa e che negli ultimi anni sta avendo progressive riscoperte attraverso scavi archeologici di notevole importanza a cui si contrappongono le costruzioni moderne. Dal punto di vista ambientale la bonifica nasconde appena un territorio particolarmente umido e comunque ricco di risorse.</p>



<p>Storicamente, verso nord, nel territorio prossimo all’antica cuma insisteva un altro lago costiero (Lago di Licola) oggi bonificato.</p>



<p>Durante la crisi del bradisismo in corso la popolazione avverte i terremoti più energetici e/o quelli con epicentro nell’area occidentale della caldera flegrea.</p>
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		<title>Deformazione del suolo flegreo e possibili futuri scenari</title>
		<link>https://www.quicampiflegrei.it/2025/09/24/deformazione-del-suolo-flegreo-e-possibili-futuri-scenari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 16:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Campi Flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[Elementi di geologia]]></category>
		<category><![CDATA[Fuorigrotta]]></category>
		<category><![CDATA[Monte di Procida]]></category>
		<category><![CDATA[Pianura]]></category>
		<category><![CDATA[Pozzuoli]]></category>
		<category><![CDATA[Quarto]]></category>
		<category><![CDATA[bradisismo]]></category>
		<category><![CDATA[campi flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[eruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Sismicità]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi giorni è stato reso pubblico un lavoro scientifico il cui titolo in italiano è: “L&#8217;eruzione del 1538 nella caldera risorgente dei Campi Flegrei: implicazioni per futuri disordini e scenari eruttivi”. E’ reperibile online: https://nhess.copernicus.org/articles/25/3421/2025/ Gli autori sono: prof Giuseppe Rolandi, Dott.ssa Claudia Troise, Dott. Marco Sacchi&#160;,&#160;Dott. Massimo Di Lascio&#160;,&#160;&#160;Prof. Giuseppe De Natale. Non...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi giorni è stato reso pubblico un lavoro scientifico il cui titolo in italiano è: “L&#8217;eruzione del 1538 nella caldera risorgente dei Campi Flegrei: implicazioni per futuri disordini e scenari eruttivi”. E’ reperibile online:</p>



<p> <a href="https://nhess.copernicus.org/articles/25/3421/2025/">https://nhess.copernicus.org/articles/25/3421/2025/</a></p>



<p>Gli autori sono:<em> prof <strong>Giuseppe Rolandi</strong></em>, Dott.ssa <strong><em>Claudia Troise</em></strong>, Dott. <em><strong>Marco Sacchi</strong>&nbsp;,&nbsp;</em>Dott. <em><strong>Massimo Di Lascio</strong>&nbsp;,&nbsp;&nbsp;Prof. <strong>Giuseppe De Natale.</strong></em></p>



<p>Non rappresenta una novità assoluta in quanto il Prof De Natale lo aveva presentato in pubblico già nel Dicembre scorso ed anche successivamente, quando la stesura dell’articolo scientifico era in fase di completamento e revisione.</p>



<p>Il lavoro, come dichiarato dagli stessi autori “si propone principalmente</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>di ricostruire e interpretare gli eventi precedenti e successivi all&#8217;eruzione del 1538. Tale analisi segue tre direttrici principali:</li>



<li>la ricostruzione accurata dei movimenti del suolo in quest&#8217;area fin dai primi tempi storici, avvalendosi di testimonianze e documentazione storica;</li>



<li>la ricostruzione accurata dei movimenti di sollevamento evolutisi dal 1430 al 1538, accompagnati e seguiti da significativi eventi sismici; e l&#8217;analisi dei parametri stratigrafici e geofisici che, sebbene raccolti in epoca recente, forniscono elementi importanti per la ricostruzione e l&#8217;interpretazione dei fenomeni di turbolenza legati all&#8217;eruzione del 1538.</li>
</ul>



<p>Infine, l&#8217;interpretazione degli eventi precedenti e successivi all&#8217;eruzione del 1538 viene utilizzata per fornire informazioni sui possibili scenari evolutivi dell&#8217;attuale agitazione”</p>



<p>Il sollevamento che precedette il fenomeno eruttivo avrebbe avuto inizio non prima del 1430 dopo una lunga subsidenza plurisecolare; la spinta verso l’alto sarebbe durata poco più di 100 anni prima dell’eruzione. Pubblicazioni precedenti erano arrivati ad altre conclusioni: il Parascandola indicava come inizio dell’”Upplift” l’ XI secolo d.C per un periodo complessivo ben superiore. Un lavoro più recente (2016) di Di Vito ed altri, reperibile online:</p>



<p><a href="https://www.nature.com/articles/srep32245">https://www.nature.com/articles/srep32245</a></p>



<p>indica come inizio il XIII° sec il che determina un sollevamento pre-eruttivo della durata di circa 300 anni.</p>



<p>Gli studi effettuati ed analizzati sia con la pubblicazione del 2016 (Di Vito ed altri che quella del 2025 (De Natale ed altri) prendono in esame elementi multidisciplinari utili per la comprensione di ciò che è effettivamente avvenuto.</p>



<p>Il recentissimo lavoro di De Natale ed altri, comprende una revisione dei risultati dei lavori precedenti; attraverso la disponibilità di un set di ulteriori documenti storici attendibili, con argomentazioni particolareggiate ottenendo risultati contrastanti .</p>



<p>(Ne consiglio una lettura attenta)</p>



<p>Nello studio si analizza la variazione di livello della &#8220;<em>Via Herculea</em>&#8221; che storicamente permetteva il collegamento tra Pozzuoli e Bacoli in un’area costiera, essa indirettamente sarebbe influenzata dalla deformazione nei pressi del futuro Montenuovo. Essa è “sprofondata nelle acque costiere prospicienti il Lago d’Averno ben prima del 1538 La sua non riemersione con l’eruzione, fa ipotizzare, secondo gli autori, un sollevamento complessivo di quell’area di non più di 5-7 metri negli ultimi anni che hanno preceduto l’eruzione,. Ciò è in disaccordo con quanto affermato nel pur recente lavoro di Di Vito ed altri del 2016 in cui si afferma che tale sollevamento avrebbe invece raggiunto circa 19 metri.</p>



<p>(Attualmente i resti della Via Herculea giacciono ad una profondità di circa 4.5 m)</p>



<p></p>



<p>Non è chiaro quale sia lo stato del sottosuolo flegreo. (In letteratura scientifica ci sono diverse ipotesi ricostruttive fino alla camera magmatica principale che sarebbe individuata a circa 8 Km di profondità) In alcuni lavori si ipotizza che durante la crisi dell’82-84 sia avvenuta una intrusione di magma dal basso fino a circa 3 Km di profondità e con un volume paragonabile a quanto eruttato con il Montenuovo. (Troise ed altri 2019) L’ andamento della sismicità che negli ultimi anni ha avuto un incremento sia in frequenza di terremoti che in intensità massima.  E’ tale da far ipotizzare eventi anche di megnitudo 5 o poco superiori, (in accordo con altri studi) e con ipocentri confinati nei primi 3 Km di profondità, soprattutto se il sistema possa evolvere verso la temuta eruzione. La maggiore distribuzione dei terremoti più significativi è considerata importante per ipotizzare l’area in cui essa possa avvenire., in questo senso la zona di Solfatara Agnano può essere un sito probabile a causa della l’elevata frequenza dei sismi significativi.</p>



<p>Ciò in verità ha importanza scientifica ma non di protezione civile in quanto una evoluzione in tal senso determinerebbe la necessaria evacuazione in tutta la caldera a causa l’enorme rischio di sviluppo di flussi piroclastici i cui movimenti non sono affatto prevedibili.</p>



<p><a></a> “La distribuzione dei centri eruttivi rivela che, durante la prima fase post-caldera, essi erano distribuiti attorno al blocco risorgente. Nella seconda fase, tra i 13 edifici vulcanici, sette si sono verificati all&#8217;interno dell&#8217;area risorgente</p>



<p><a></a> Sembra probabile che la seconda fase post-caldera (5,8–3,7 ka) possa essere considerata il riferimento primario per definire possibili scenari eruttivi futuri, a seguito dell&#8217;eruzione del 1538 d.C”.</p>



<p>E’ importante osservare l’andamento della deformazione per apprezzare eventuali cambiamenti nella forma il che può rappresentare un elemento predittivo circa l’area di una eventuale eruzione.</p>



<p>Attualmente la forma della deformazione procede in maniera costante ed è centrata nell’area del Rione Terra dimostrando che la sorgente di spinta è immobile.</p>



<p></p>



<p>“La deformazione del suolo ai Campi Flegrei, prima e dopo l&#8217;eruzione del 1538, sembra essere stata concentrata in una piccola area, di pochi km di raggio, attorno a Pozzuoli, simile a quella osservata durante le turbolenze vulcaniche a partire dal 1970 (De Natale et al., 1991, 2006; Troise et al., 2019). Tale concentrazione concorda con la presenza di un blocco risorgente”. </p>



<p>Si fa riferimento a quanto sta avvenendo dall’inizio del sollevamento recente cui si da inizio negli anni 50. Esso è di circa 4.5 metri (fino al 2024) quindi ancora ben lontano da quanto avvenuto per il Montenuovo.</p>



<p>Solo negli ultimi anni prima dell&#8217;eruzione tale deformazione ha assunto forma diversa concentrandosi nell&#8217;a zona del futuro Montenuovo</p>



<p> Considerando una “reologia” delle rocce costanti ciò indicherebbe che siano ancora piuttosto lontane dal loro valore critico necessario per una possibile eruzione.</p>



<p>Non si esclude che l’eventuale futura eruzione possa aver inizio con un’attività freatica che potrebbe successivamente evolvere in freato – magmatica analogamente a quanto accaduto in passato.</p>



<p>Tali scenari negativi potrebbero prodursi in periodi di tempo maggiori rispetto a quanto avvenuto per il Montenuovo. (anche 250 anni considerando che l’energia complessiva del sistema risulta inferiore)</p>



<p>Il recente lavoro di De Natale (ed altri) valuta la possibilità di uno scenario migliore con una progressiva diminuzione dell’Unrest pluridecennale quindi senza eruzione finale.</p>



<p>Per quanto riguarda la bibliografia ritengo di dover far riferimento alla suddetta pubblicazione di De Natale (2025) reperibile online </p>



<p><a href="https://nhess.copernicus.org/articles/25/3421/2025/">https://nhess.copernicus.org/articles/25/3421/2025/</a></p>



<p>ed a quella di Di Vito ed altri (2016) anch’esso reperibile:</p>



<p><a href="https://www.nature.com/articles/srep32245">https://www.nature.com/articles/srep32245</a></p>
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		<title>Siti geo-naturalistici dell’area interna del basso salernitano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Musto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 17:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Elementi di geologia]]></category>
		<category><![CDATA[Frane]]></category>
		<category><![CDATA[geologia]]></category>
		<category><![CDATA[termalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Esempi degli Alburni e dell’ area dell’alta valle del Sele L’Appennino centro meridionale è una porzione significativa della catena che prende origine dall’attività geodinamica che sta portando all’apertura di un nuovo oceano: il Tirreno. Le spinte verso est stanno innalzando e spingendo la catena appenninica verso est, originando tra l’altro una sismicità (di origine tettonica)...]]></description>
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<p><strong>Esempi degli Alburni e dell’ area dell’alta valle del Sele</strong></p>



<p></p>



<p></p>



<p>L’Appennino centro meridionale è una porzione significativa della catena che prende origine dall’attività geodinamica che sta portando all’apertura di un nuovo oceano: il Tirreno. Le spinte verso est stanno innalzando e spingendo la catena appenninica verso est, originando tra l’altro una sismicità (di origine tettonica) L’area del basso salernitano si inserisce in questo contesto con una litologia di origine sedimentaria, le rocce carbonatiche in bella vista. Si tratta della testimonianza del periodo Mesozoico (o Secondario) quando nell’area insisteva un grosso oceano denominato Tetide. Ambienti marini a bassa profondità in grado di creare strutture coralline, erano intercalati a bacini più profondi, talvolta in aree limitate si potevano individuare terre emerse. Le rocce carbonatiche facilmente inglobano le falde idriche magari limitate da litologie impermeabili a formare dei bacini di approvvigionamento. Il massiccio degli Alburni è un esempio tangibile di grossa struttura carbonatica in luoghi dove sorgono paesini accattivanti per vari aspetti. Serre, Controne, Castelcivita, Ottati, S. Angelo a Fasanella, sono luoghi da visitare sia per le loro caratteristiche naturalistiche che per quelle antropologiche. La geologia dell’area è osservabile già lungo il percorso da Serre verso Ottati con diversi affioramenti ed anche scorci con in bella vista il massiccio nella sua maestosità. Gli Alburni sono caratteristici per il fenomeno del Carsismo con grotte quali “Castelcivita” più conosciuta e “S. Michele a S.Angelo a Fasanella”meno conosciuta. Quest’ultima è patrimonio dell’UNESCO. E’ utilizzata anche come luogo di culto Cattolico ed è comunque visitabile anche solo per turismo. E’ sovrastata da una parete carbonatica con le sue caratteristiche fratturazioni determinate dall’acqua che si incunea nella roccia, fratturandola gradualmente. Il microclima all’interno delle grotte carsiche si presenta sempre costante per sua natura. Le stalattiti e le stalagmiti sono concrezioni che modellano naturalmente le grotte, le prime dall’alto verso il basso, le seconde dal basso verso l’alto, a volte si incontrano in un “bacio eterno”. Quest’area è arricchita da diversi corsi d’acqua alimentati da varie sorgenti. Essi tendono a scavare nelle rocce, incisioni e valli più o meno ampie. Uno dei fiumi più importanti è certamente il Calore in cui si innestano affluenti tra cui il Fasanella da cui prende il nome il paese di S.Angelo a Fasanella (dal greco Phasis) (un suo affluente destro) E’ un torrente con una discreta portata, caratterizzato da acque limpide e fredde che in taluni luoghi formano delle piscine naturali dove potersi bagnare (ed eventualmente immergere) Da vedere sono le cosiddette cascate dell’Auso originate da un salto morfologico di circa 8 metri (un inciampo) che il Fasanella sviluppa lungo il suo percorso nel territorio del comune omonimo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/S.Angelo-960x720.jpg" alt="" class="wp-image-39797" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/S.Angelo-960x720.jpg 960w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/S.Angelo-480x360.jpg 480w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/S.Angelo-768x576.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/S.Angelo-1536x1152.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/S.Angelo-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Auso è il participio passato di Ausare. Con questa denominazione si produce un vino rosso IGP locale.</p>



<p>Da S.Angelo a Fasanella dal lato opposto rispetto a Ottati si raggiunge prima Corleto Monforte , successivamente Roscigno, un borgo che attualmente conta qualche centinaio di abitanti. Roscigno si caratterizza perché suddiviso in una parte “vecchia” completamente abbandonata ed un’altra “nuova&#8221;, attualmente abitata. L’abbandono di “Roscigno Vecchia” oggi patrimonio dell’UNESCO, si è reso necessario all’inizio del secolo scorso a causa di frane e smottamenti in un terreno non più carbonatico bensì argilloso con caratteristiche geologico – tecniche tali da poter innescare fenomeni di questo tipo potenzialmente pericolosi. Roscigno è anche chiamata <em><strong>“il paese che cammina”</strong></em>. In questo caso l’acqua, che ha permesso inizialmente l’aggregazione, ha determinato quelle condizioni per l’abbandono forzato del territorio e lo spostamento in un’area più solida e stabile. (Roscigno Nuova)</p>



<p>Allontanandoci dal massiccio degli Alburni possiamo entrare nell’alta valle di un altro fiume: il Sele. Siamo nella zona di Contursi dove nuovamente l’acqua si rende protagonista determinando il fenomeno particolare del termalismo, sia pur ben differente da quanto avviene nell’area flegrea, Ischia e Vesuviano. Le sorgenti termali a volte captano acque più fredde altre volte più calde differenziando gli stabilimenti termali presenti nell’area tra Contursi Terme e Oliveto Citra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-960x720.jpg" alt="" class="wp-image-39794" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-960x720.jpg 960w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-480x360.jpg 480w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-768x576.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-1536x1152.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Questo termalismo è meno ricco di gas Radon rispetto a quanto avviene in aree vulcaniche pertanto è adatto alla fruizione anche dei bambini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-2-960x720.jpg" alt="" class="wp-image-39796" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-2-960x720.jpg 960w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-2-480x360.jpg 480w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-2-768x576.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-2-1536x1152.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2025/09/Terme-2-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Sia il massiccio degli Alburni che la zona dell’alta valle del Sele hanno fortemente risentito del terremoto del 23 Novembre 1980 con notevoli problemi in un’area altamente sismica.</p>
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