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	<title>Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud&#8221; &#8211; QuiCampiFlegrei</title>
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	<description>testata giornalistica per la promozione dell&#039;area occidentale di Napoli</description>
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	<title>Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud&#8221; &#8211; QuiCampiFlegrei</title>
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		<title>&#8220;Le impudiche paste delle vergini&#8221; il nuovo libro della storica Maria Oliveri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Russolillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 20:01:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
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					<description><![CDATA[Seni di vergini! &#8230; si, quelle maliziose cupolette dalle candide superfici sormontate da una ciliegina &#8211; raccontate da Dacia Maraini in Bagheria come “minne di Sant’ Agata, quelle paste in forma di seni tagliati, ripieni di ricotta zuccherata?” e da Giuseppina Torregrossa &#8220;Il conto delle Minni&#8221; &#8211; è l&#8217;idea centrale del libro fresco di stampa...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/libro-maria-oliveri--504x720.jpg" alt="" class="wp-image-32624" width="216" height="308" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/libro-maria-oliveri--504x720.jpg 504w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/libro-maria-oliveri--252x360.jpg 252w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/libro-maria-oliveri-.jpg 595w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" /></figure>
</div>


<p>Seni di vergini! &#8230; si, quelle maliziose cupolette dalle candide superfici sormontate da una ciliegina &#8211; raccontate da <strong>Dacia Maraini </strong> <em>in Bagheria </em>come “<em>minne di Sant’ Agata, quelle paste in forma di seni tagliati, ripieni di ricotta zuccherata</em>?” e da <strong>Giuseppina Torregrossa </strong>&#8220;<em>Il conto delle Minni</em>&#8221;  &#8211; è l&#8217;idea centrale del libro fresco di stampa <strong>&#8220;<em>Le impudiche paste delle vergini</em></strong><em>&#8220;</em> di <strong>Maria Oliveri</strong>.</p>



<p>Non è romanzo ma un un saggio storico antropologico frutto di anni di lavoro tra ricerche bibliografiche e minuziose indagini archivistiche che narra la storia millenaria, a tratti inedita, delle &#8220;impudiche paste delle vergini&#8221;.</p>



<p>È consuetudine di <strong>Maria Oliveri </strong>sorprendere i lettori e anche questa volta non si è smentita. Infatti l&#8217;Autrice dopo gli straordinari volumi <strong>&#8220;<em>I segreti del chiostro</em>&#8221; </strong>(Genio ed.) e &#8220;<strong><em>In Santa Caterina&#8221; </em></strong>in cui narra le storie e le curiosità inedite dei monasteri femminili siciliani dove focalizza l&#8217;attenzione su una&nbsp;sapienza gastronomica<em>&nbsp;</em>maturata in ottocento anni di storia conventuale, ritorna in libreria con <strong><em>&#8220;Le impudiche paste delle vergini&#8221;</em> </strong>che sarà presentato per la prima volta alla <em>Via dei Librai </em>nella capitale siciliana<strong> il 24 aprile</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full"><img decoding="async" width="224" height="300" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/fedde-ok-224x300-1.png" alt="" class="wp-image-32626" /></figure>
</div>


<p>Se si pensa che al primo libro ha fatto seguito l’inaugurazione &#8211; all’interno del <strong>monastero di Santa Caterina d’Alessandria </strong>a Palermo &#8211; della dolceria <em>I segreti del chiostro</em>, che in un’ottica di musealizzazione dell’ex complesso monastico, propone di tramandare alle nuove generazioni le antichissime ricette monacali, legate alla cultura locale e al territorio si comprende il motivo per cui Maria ama definirsi non tanto storica o saggista quanto «operatrice culturale».</p>



<p>Con il nuovo volume Maria Oliveri incanta, portando il lettore in un viaggio affascinante, pieno di suggestioni e golosità. Lei è una vera divulgatrice della ricerca storia e delle mille tradizioni culinarie della sua Sicilia e non solo! o meglio del Regno delle due Sicilie.</p>



<p>Nella prefazione scritta dalla nota antropologa <strong>Rita Cedrini </strong>si legge: «<em>Maria Oliveri ancora una volta regala al lettore l’esito delle sue ricerche, sempre condotte con la scrupolosa scientificità che la connota, avviatesi dalla curiosità di indagare su alcuni dolci tipicamente siciliani presenti in altre aree regionali della nostra penisola. Un dolce affresco che si fa cultura raccontata del nostro far parte di quella koinè mediterranea che ha saputo assimilare quanto giunto da lontano ha reputato valido.</em> <em>La disamina prende l’avvio dalle “minne di vergini”, non impudiche ma sacre, sottolinea l’autrice, in riferimento alla sacralità del femminile nella sua capacità di dar la vita. Dolci che sotto altre forme e altre denominazioni sono presenti in tutto il meridione fin nell’Abruzzo.</em> <em>Certamente l’estensione del regno delle Due Sicilie ha facilitato la circolazione di usanze nei propri territori, ma i confini non sono mai state barriere insuperabili. Così si spiega la presenza di dolci di chiara matrice siciliana fino a Guardiagrele.&nbsp; Se la composizione dell’impasto e la coreografia estetica rimangono simili talvolta avviene che “le sise delle monache” si trasformino in tre collinette. Chissà perché, si chiede l’autrice»</em></p>



<p>Ma torniamo alle &#8220;impudiche paste&#8221;, queste sono presenti in tutte le pasticcerie d&#8217;Italia e in particolare in Sicilia, in Campania, in Calabria, in Abruzzo, nel Lazio &#8230; in quasi tutte le regioni italiane c’è un&nbsp;dolce a forma di piccolo seno c&#8217;è chi la chiama&nbsp;cassatina, cassatella, <em>minna</em>, <em>delizie</em>, <em>pupazza frascatana</em>, <em>paste gioisane</em>,<em> dolci della sposa</em>,  &#8216;<em>nfrennula,</em> <em>bocca di dama</em>, <em>tette delle monache</em>, <em>sospiri</em>, <em>sise delle monache</em> .. e così via..</p>



<p>Ad esempio in Campania mi vengono in mente le <em>delizie di limone</em> della penisola sorrentina, le <em>cassatine napoletane</em> che si mangiano soprattutto nel periodo di Natale.</p>



<p>«&#8230;di virgini, tette delle monache, sospiri, minnuzzi di Sant&#8217;Agata&#8230;.in diverse parti d&#8217; Italia sono diffusi pani e dolci cerimoniali realizzati in forma di mammella: a volte derivano da antiche reminiscenze di culti pagani, altre volte dalla devozione a santi e sante ( come S. Agata), altre volte ancora vengono realizzati come segno benaugurale» si legge nell&#8217;introduzione del libro della Oliveri.</p>



<p>Bellissimo il termine impudiche&#8230;  da dove è tratto? Lo spiega l&#8217;Autrice nella introduzione.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/339672128_1025031981805497_9218464512863778921_n-576x720.jpg" alt="" class="wp-image-32617" width="434" height="543" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/339672128_1025031981805497_9218464512863778921_n-576x720.jpg 576w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/339672128_1025031981805497_9218464512863778921_n-288x360.jpg 288w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/339672128_1025031981805497_9218464512863778921_n-768x960.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/339672128_1025031981805497_9218464512863778921_n-1229x1536.jpg 1229w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/339672128_1025031981805497_9218464512863778921_n.jpg 1440w" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" /></figure>
</div>


<p>Tra le impudiche vi è la <em>minna di Sant&#8217;Agata</em>, una morbida semisfera con protuberanza che lascia poco spazio alla fantasia, ma di certo non fa venire in mente non pensieri monastici. Eppure queste <em>minne  </em>erano deliziosi dolci preparati dalle monache nei conventi. Chi le chiama così: «impudiche paste delle Vergini» è Don Fabrizio il protagonista del «Gattopardo» che si chiede anche «come mai il Santo Uffizio, quando lo poteva, non pensò mai di proibire questi dolci?»&#8230;</p>



<p>«Con buona pace di Don Fabrizio, protagonista del Gattopardo, le paste dolci in forma di seno non sono &#8220;impudiche&#8221; ma sacre: rimandano ad un universo ancestrale, sospeso tra sacro e profano perché nella maggior parte delle religioni antiche l&#8217;immagine della mammella veniva collegata a un primordiale principio di vitalità e nutrimento e ad un augurio di prosperità e abbondanza&#8230;» scrive Maria Oliveri,</p>



<p>É straordinario come partendo da dolci l&#8217;Autrice intraprende preziosissimi collegamenti con la storia, la mitologia, la letteratura, l&#8217;archeologia e la religione. In questa Italia dove il legame tra i dolci e i riti è davvero profondo Maria Oliveri ci accompagna in quelle embricate radici che hanno prodotto la nostra originale identità.</p>



<p>E devo dire la verità questo libro l&#8217;ho letto prima di andare in stampa perchè l&#8217;Autrice, cara amica, mi ha onorato di scrivere una nota&#8230; </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/maria-oliveri.jpeg" alt="" class="wp-image-32627" width="123" height="123" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/maria-oliveri.jpeg 500w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2023/04/maria-oliveri-360x360.jpeg 360w" sizes="auto, (max-width: 123px) 100vw, 123px" /></figure>



<p><strong>MARIA OLIVERI</strong></p>



<p>Appassionata di arte e storia, ha conseguito la laurea magistrale in filosofia nel 2001 all’Università degli studi di Palermo. Ha collaborato con varie riviste cartacee e digitali come <em>Sapori di Sicilia, Il genio magazine, Buongiorno Palermo, La camera dello Scirocco</em> e<em> Balarm</em>. Ha pubblicato <em>I segreti del chiostro</em>, Il Genio editore (2017) e <em>In Santa Caterina</em> (2019), Il Genio editore in collaborazione con il fotografo P. Araldi. Ha partecipato al volume collettivo <em>Palermo. Gente, culture e cucina</em>, Villaggio letterario (2022), a cura di A. Russolillo e S. Favarò. &nbsp;Ha curato il catalogo con contributi collettivi <em>Sacra et pretiosa Cerae</em>, Il genio editore (2022) insieme alla prof.ssa N. Oliveri. Ha partecipato con diversi contributi insieme ad A. Russolillo al volume collettivo <em>Lipari. Gente, culture e cucina</em>, Villaggio letterario (2023) a cura di M. C. Martinelli e al volume collettivo <em>Tra amiche</em> , Les Flaneurs (2023) a cura di I. Margarese.</p>
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		<title>Alla Biblioteca Nazionale di Napoli i &#8220;Quadrilli&#8221;di Gea Palumbo e una esposizione di libri rari dedicati all&#8217;isola di Procida.</title>
		<link>https://www.quicampiflegrei.it/2022/04/25/alla-biblioteca-nazionale-di-napoli-i-quadrillidi-gea-palumbo-e-una-esposizione-di-libri-rari-dedicati-allisola-di-procida/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Russolillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2022 19:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Campi Flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud"]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Inizio&#160;» Procida misteriosa. Monache o bizzoche? Religione o idolatria? Fede o superstizione? Questi saranno gli argomenti principali che verranno trattati domani alle ore 16.00 nel secondo appuntamento dei &#8220;Pomeriggi in Biblioteca&#8221; organizzati dalla Biblioteca Nazionale di Napoli. L&#8217;evento è la presentazione del libro di Gea Palumbo &#8220;Quadrilli. Le donne e la religione delle cose nell’isola...]]></description>
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<p><a href="https://www.agenziacult.it/">Inizio</a>&nbsp;»</p>



<p>Procida misteriosa. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="368" height="519" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2022/04/I-QUADRILLI.jpg" alt="" class="wp-image-28587" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2022/04/I-QUADRILLI.jpg 368w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2022/04/I-QUADRILLI-255x360.jpg 255w" sizes="auto, (max-width: 368px) 100vw, 368px" /><figcaption>Libro di Gea Palumbo. <em>Quadrilli </em></figcaption></figure></div>



<p>Monache o bizzoche? Religione o idolatria? Fede o superstizione? Questi saranno gli argomenti principali che verranno trattati domani alle ore 16.00 nel secondo appuntamento dei &#8220;Pomeriggi in Biblioteca&#8221; organizzati dalla Biblioteca Nazionale di Napoli.</p>



<p>L&#8217;evento è la presentazione del libro di Gea Palumbo &#8220;<strong>Quadrilli. Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini</strong>” (Fioranna 2021). </p>



<p><br>Il volume è il frutto di una ricerca di <strong>Gea Palumbo</strong> sull&#8217;antica e quasi sconosciuta tradizione dei &#8220;quadrilli&#8221; piccoli quadri-reliquiari, che le donne nell&#8217;isola di Procida interrogavano per una sorta di profezia tutta femminile.</p>



<p>Dialogheranno con<strong> l&#8217;Autrice </strong> la direttrice della Biblioteca Nazionale <strong>Maria Iannotti</strong>, il direttore del MANN <strong>Paolo Giulierini,</strong> lo scrittore<strong> Silvio Perrella</strong>, la docente di Storia moderna presso l&#8217;Università del Molise <strong>Elisa Novi Chavarria</strong> e la direttrice della Biblioteca Comunale Antoniana di Ischia <strong>Lucia Annicelli</strong>, e insieme sveleranno la bellezza dell’isola e la tradizione misteriosa dei Quadrilli. </p>



<p>Nella prestigiosa <strong>Biblioteca di Napoli,</strong> la terza più grande d&#8217;Italia dopo Roma e Firenze, farà seguito alla presentazione del Libro di <strong>Gea Palumbo</strong> l&#8217;esposizione di libri rari, stampe e oggetti dedicati all&#8217;isola di Procida a cura di A<strong>nastasia Matrisciano e Gennaro Oliva.</strong></p>



<p>Saranno esposti al pubblico:</p>



<ol class="wp-block-list"><li><strong><em>Nuova guida de&#8217; forastieri per l&#8217;antichità curiosissime di Pozzuoli; dell&#8217;isole adjacenti d&#8217;Ischia, Procida, Nisida, Capri, colline, terre, ville, e città, ..</em></strong>.Adornata di 30. bellissime figure intagliate in rame<strong><em>. </em></strong>Opera di Dom. Antonio Parrino … &#8211; In Napoli: presso il Parrino,1727</li><li><strong><em>Carte de&#8217; Regni di Napoli, e di Sicilia, loro provincie, ed isole adjacenti, fatte esattamente incidere da Antonio Bolifoni nel 1692.</em></strong>, ed ora dal dottor Luigi Bolifoni suo nipote con piccole mutazioni fatte ristampare … &#8211; In Napoli :<br>nella stamperia di Francesco Ricciardo, 1734 Moderno:</li><li><strong><em>Procida : l&#8217;isola, il paese, l&#8217;architettura</em></strong> / a cura di Vittorio De Feo ; fotografie di Fabrizio Knight. &#8211; Napoli : Electa Napoli, [1992]</li><li><strong><em>Procida : isola non isola </em></strong>/ a cura di Filomena Sardella. &#8211; [S.l.] : Analisi, 1987</li><li><strong><em>Storia di Procida </em></strong>: territorio, spazi urbani, tipologia edilizia / Maria Barba, Salvatore Di Liello, Pasquale Rossi. – [Napoli]: Electa Napoli, [1994]</li><li><strong><em>Capri Ischia e Procida : memorie e immagini di tre secoli : disegni acquarelli e stampa di vedute e costumi</em></strong> / Lucio Fino. &#8211; Napoli : Grimaldi, 1996</li><li><strong>Immagini di Procida nelle raccolte private : Procida, Palazzo Catena</strong>, 8-20 settembre 1990 / catalogo della mostra a cura di Ciro Fiorillo. – [S. l.]: CAREMAR, Campania regionale marittima [etc.], stampa 1990 (Giugliano in Campania : Grafistar) LUCCHESI PALLI</li><li><strong><em>Veduta dell&#8217;Isola di Procida </em></strong>/ [disegno di Antonio Senape]. &#8211; [Napoli], [tra 1830-1845]. &#8211; 1 disegno : inchiostro di china ; 192&#215;315 mm su foglio 275&#215;400 mm ((Legato in un volume di 46 disegni tutti di Antonio Senape</li><li>Le donne di Procida / Mattei dis. ; F. P. inc. &#8211; [S.l. : s.n., 18..]. &#8211; 1 stampa : incisione ; 265&#215;190 mm.</li><li><strong><em>Veduta di Procida verso settentrione</em></strong>. &#8211; [Napoli : Litografia Fergola, 1832]. &#8211; 1 stampa : litografia, b/n ; 88&#215;102 mm ((Estratto da: Vedute delle isole d&#8217;Ischia e Procida tratte dai studi di Sal. Fergola, n. 4. [Napoli], Lit. Fergola, 1832</li><li><strong>Marina delle grotte in Procida.</strong> &#8211; [Napoli : Litografia Fergola, 1832]. &#8211; 1 stampa : litografia, b/n ; 98&#215;103 mm ((Estratto da: Vedute delle isole d&#8217;Ischia e Procida tratte dai studi di Sal. Fergola, n. 4. [Napoli], Lit. Fergola,<br>1832</li><li><strong>Lazzaro. Ischia. Procida. Contadino presso Napoli</strong> = Paysan près Naples. S.ta Lucia. Marinaro napoletano = Marinier napolitain / Pedretti del. &amp; sc. &#8211; [S.l. : s.n., dopo il 1820]. &#8211; 1 stampa : acquaforte, b/n ; 170&#215;260 mm (Figure maschili e femminili in costumi regionali campani)</li><li><strong>Le donne di Procida</strong> / Mattei dis. ; F. P. inc. &#8211; [S.l. : s.n., 18..]. &#8211; 1 stampa : incisione ; 265&#215;190 mm ((Due figure femminili in costumi regionali<br><strong>RARI</strong></li><li><strong>Pianta delle isole di Procida, Vivara e Castello d&#8217;Ischia.</strong> &#8211; Copia, 1800-1825 PALATINA</li><li><strong>Pianta del castello di Procida</strong> e zone limitrofe. &#8211; Cartografia antica &#8211; Reale officio topografico &#8211; 1844</li><li><strong>Mappa delle isole di Ischia e Procida</strong> [di] Luigi Bardet 1814. &#8211; Cartografia antica &#8211; ms. color. – 1814<br><strong>RACC. VILLAROSA</strong><br><strong>Nuova guida di Napoli, dei contorni, di Procida, Ischia e Capri</strong> compilata su la guida del Vasi, ed altre opere più recenti, e dietro una visita personale del compilatore alle chiese, monumenti, antichità &#8230;. di G.B. De Ferrari. &#8211; Prima edizione. &#8211; Napoli : dalla tipografia di Porcelli : si vende da G. Glass, editore, e negoziante di generi di belle arti, Piazza S. Ferdinando n° 54, 1826. &#8211; 320 p., [5]<br>carte di tav. : ill. calcogr. ; 8°<br><strong>MATERIALE PROVENIENTE DA PROCIDA:</strong></li><li><strong>Bambola in terracotta </strong>con abito realizzato a mano da Rossella Visobello. Cappottino in raso di colore rosso, rifinito con passamaneria dorata. Veniva indossato dalle giovani donne in occasione delle festività.</li><li><strong>Bambola in porcellana</strong> con abito realizzato a mano da Rossella Visobello. Cappottino in raso di colore verde, rifinito con passamaneria dorata.</li><li><strong>Bambola </strong>vincitrice del premio &#8220;Marzo Donna 2019&#8221; anno in cui in occasione della manifestazione &#8220;Donne contro vento&#8221; Rossella Visobello ha realizzato un abito tipico procidano su bambola di colore come simbolo di<br>inclusione in occasione dell&#8217;accoglienza che Procida ha riservato ad un gruppo di immigrati.<ul><li>Si ringrazia <em>Lydia tarsitano</em>. Ufficio Stampa Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli. <br></li></ul></li></ol>
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		<title>Concetta Barra, indimenticabile attrice  procidana.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Russolillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 17:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Era il 7 luglio del 1976. Al termine dello spettacolo “La gatta Cenerentola” di Roberto De Simone in debutto al Teatro Nuovo&#160;di&#160;Spoleto al Festival&#160;dei&#160;due mondi il pubblico applaudì in piedi. L&#8217;attrice principale della Compagnia aveva recitato magistralmente tre ruoli: “Capera, Zingara e Cameriera”. Fu quella la sera in cui Concetta Barra venne consacrata «diva» del...]]></description>
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<p>Era il 7 luglio del 1976. Al termine dello spettacolo  “<em>La gatta Cenerentola</em>” di Roberto De Simone in debutto al Teatro Nuovo&nbsp;di&nbsp;Spoleto al Festival&nbsp;dei&nbsp;due mondi il pubblico applaudì in piedi. L&#8217;attrice principale della Compagnia aveva recitato magistralmente tre ruoli: “<em>Capera</em>, <em>Zingara</em> e <em>Cameriera</em>”. </p>



<p>Fu quella la sera in cui Concetta Barra venne consacrata «diva» del teatro mondiale. </p>



<p>Ambasciatrice della lingua e della cultura napoletana nel mondo, Concetta Grasso (in Barra) nacque a Procida nel 1922, figlia del&nbsp;messinese&nbsp;Antonino, guardiano del carcere procidano, e della procidana&nbsp;Michela Di Giovanni.</p>



<p>Nella sua biografia “<em>Sono nata a Procida. Memoria impossibile di Concetta Barra</em>” di Lamberto Lambertini  si legge che insieme alle due sorelle formò il <em>“Trio Vittoria</em>” che venne scritturato per la loro bravura dalle forze armate e anche da Totò, Aldo Fabrizi&nbsp;e&nbsp;Alberto Sordi raggiungendo grandi successi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="221" height="347" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/libro-concetta-barra.jpg" alt="" class="wp-image-23709" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/libro-concetta-barra.jpg 221w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/libro-concetta-barra-191x300.jpg 191w" sizes="auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px" /></figure>



<p>Alla fine della guerra Concetta sposò il procidano Giulio Barra, artista di teatro e varietà, da cui ebbe “<em>tre figli: Peppe, Gabriele e Tonino…sedici anni di rinunce e di sofferenze d’ogni genere. Alla fine ci separammo… Poi, ci fu un riposo artistico che …durò trent’anni”.</em><em>&nbsp;</em></p>



<p>Grazie al figlio Peppe, uno dei più straordinari artisti della canzone partenopea, e al maestro De Simone, che Concetta tornò a cavalcare le scene con un nuovo repertorio basato sulla riscoperta della canzone popolare napoletana che la rese una delle artiste più famose e apprezzate del suo tempo.</p>



<p>Nel 1980 Peppe Barra decise di formare una compagnia teatrale con la mamma Concetta, nacque così, la compagnia “<em>Beppe e Barra</em>” e insieme allestirono lo spettacolo omonimo, scherzo in musica che venne rappresentato nel 1982 al Teatro Goldoni di Venezia. A questo ne seguirono tanti altri come “<em>Senza mani e senza piedi</em>”; “<em>Varietà c’est ça</em>”; “<em>La Cantata dei Pastori</em>” e così via.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="990" height="542" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/Concetta-barra-e-peppe.jpg" alt="" class="wp-image-23711" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/Concetta-barra-e-peppe.jpg 990w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/Concetta-barra-e-peppe-300x164.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/Concetta-barra-e-peppe-768x420.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 990px) 100vw, 990px" /></figure>



<p>Il duo Concetta e Peppe Barra hanno creato uno stile inconfondibile, unico: “<em>il teatro delle maschere senza maschere, fondendo insieme canto, recitazione, gestualità”.</em></p>



<p>Concetta incise anche due canzoni: “<em>Nascette mmiez’ o’ mare</em>” che ricorda le sue origini procidane e “<em>Schiattate Gente</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="495" height="330" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/peppe-barra-e-la-mamma.jpg" alt="" class="wp-image-23708" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/peppe-barra-e-la-mamma.jpg 495w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/peppe-barra-e-la-mamma-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 495px) 100vw, 495px" /><figcaption>Concetta Barra con il figlio Peppe</figcaption></figure>



<p>Nell’aprile del 1993, inaspettatamente si spense mentre era in tournèe con lo spettacolo “<em>Flic e Floc</em>” sempre al fianco di Peppe.</p>



<p>Da otto anni all’artista è dedicato il “<em>Premio Concetta Barra</em>” istituito dal Master in “Drammaturgia e Cinematografia” dell&#8217;Università Federico II di Napoli in collaborazione con il Comune di Procida. (Locandina del Premio 2020)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="323" height="156" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/images.png" alt="" class="wp-image-23707" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/images.png 323w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/06/images-300x145.png 300w" sizes="auto, (max-width: 323px) 100vw, 323px" /></figure>



<p>«<em>Il premio è nato dal sogno di molti amici di ricordare una bella figura di donna procidana attraverso il valore di un&#8217;isola con tutte le sue tradizioni e tutta la sua bellezza culturale. Quello di Concetta Barra non è un premio incentrato solo sull&#8217;arte, ma anche sulla luce, sull&#8217;amore per i giovani e sui grandi valori culturali</em>», dichiara Peppe Barra, direttore artistico del Premio, degno erede della grande cultura di Concetta e docente del Master.</p>



<p>Non ci resta che attendere la data e il programma dell&#8217;VIII edizione del premio Concetta Barra (Procida 2021).</p>



<p></p>
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		<title>Le regine &#8220;Giovanna&#8221; nella storia di Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Russolillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 May 2021 09:35:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud"]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Virtual Tour dei Campi Flegrei]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell&#8217;arco di due secoli, dalla metà del Trecento alla metà del Cinquecento, a Napoli si contano ben quattro regine con il nome &#8220;Giovanna&#8221;. Giovanna I d’Angiò (1326-1382) è stata la regina regnante della casata angioina-napoletana che succedette al nonno re Roberto d’Angiò sul trono di Napoli governando dal 1343 al 1382. Giovanna II (1371-1435) è...]]></description>
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<p>Nell&#8217;arco di due secoli, dalla metà del Trecento alla metà del Cinquecento, a Napoli si contano ben quattro regine con il nome &#8220;Giovanna&#8221;. </p>



<p><strong>Giovanna I d’Angiò </strong>(1326-1382) è stata la <strong>regina regnante </strong>della casata angioina-napoletana che succedette al nonno re Roberto d’Angiò sul trono di Napoli governando dal 1343 al 1382.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanna-I-dAngio-regina-di-Napoli.jpg" alt="" class="wp-image-22105" width="329" height="298" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanna-I-dAngio-regina-di-Napoli.jpg 880w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanna-I-dAngio-regina-di-Napoli-300x272.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanna-I-dAngio-regina-di-Napoli-768x697.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 329px) 100vw, 329px" /></figure>



<p><strong>Giovanna II </strong>(1371-1435) è stata la <strong>regina regnante</strong> della famiglia angioina-durazzesca che succedette al fratello Ladislao I sul trono di Napoli governando dal 1414 al 1435.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanna_dAngio-Durazzo_Regina_di_Napoli.jpg" alt="" class="wp-image-22119" width="293" height="300" /></figure>



<p><strong> <strong>Giovanna d&#8217; Aragona </strong> </strong>(1479 –1518) è stata la <strong>regina consorte</strong> del re Ferdinando II d’Aragona, nominata dal marito &#8220;Luogotenente generale del Regno di Napoli&#8221;, alla morte del marito divenne <strong>regina vedova </strong>e dopo l’abdicazione del figliastro Alfonso II si rifugiò in Sicilia ridiventando &#8220;Luogotenente generale del Regno&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/209px-Jeanne_dAragon_BM_18711209.2124.jpg" alt="" class="wp-image-22107" width="284" height="406" /></figure>



<p><strong>Giovanna di Castiglia </strong>(1479-1555) è stata la <strong>regina consorte</strong> di Filippo il Bello arciduca di Casa d&#8217;Asburgo, <strong>madre degli imperatori Carlo V, Ferdinando I e di quattro regine</strong>, trascorse gran parte della sua vita reclusa in una torre.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/giovanna-la-pazza1.jpg" alt="" class="wp-image-22118" width="307" height="197" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/giovanna-la-pazza1.jpg 720w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/giovanna-la-pazza1-300x193.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/giovanna-la-pazza1-225x145.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 307px) 100vw, 307px" /></figure>



<p><strong>Spesso c’è confusione tra le regine “Giovanna” che vengono accomunate dall’epiteto “pazza”.</strong></p>



<p>Nei resoconti dei cronisti queste regine del Regno di Sicilia (Napoli) e della Trinacria (Sicilia) vengono descritte come donne instabili, amanti insaziabili, violente, crudeli, insane di mente, incapaci di governare, scomunicate e assassine. </p>



<p><strong>Ma fu veramente così?</strong></p>



<p>Oggi gli storici stanno ribaltando le figure di queste regnanti definendole invece come donne coraggiose, sagge, colte, a volte sfortunate, dalla fortissima personalità, con grandi capacità politiche e <strong>soprattutto sane di mente e atte a sacrificarsi per la ragion di Stato.</strong></p>



<p>Le quattro regine sono accomunate da storie a volte drammatiche e misteriose, funestate da complotti, guerre, intrighi e congiure ma il vero filo conduttore è quello di essere state donne che<strong> non accettarono mai di sottomettersi al potere maschile del principe consorte, del re e del papa.</strong></p>



<p>Sulle regine di Napoli sono state raccontate molte leggende ma qualunque siano i loro riferimenti &#8220;storici&#8221; collegano la nostra città alle storie popolari di donne &#8220;potenti&#8221; d&#8217;Europa:  dalla contessa “sanguinaria” Elizabeth Bàthory, alla duchessa “sgualdrina” Lucrezia Borgia, alla regina “adultera” Margherita di Borgogna, alla regina Giovanna “defraudata” del trono di Francia per la legge salica.</p>



<p>Da notare che legge salica che proibiva l’ascesa al trono alle donne non fu mai utilizzata nel <em>Regnum Siciliae citra Pharum</em> (regno di Napoli) e che al contrario della Francia che non ha mai avuto una regina regnante o dell’Austria con solo Maria Teresa, Napoli ebbe fin dal Basso Medioevo regine regnanti.</p>



<p>Il Regno con a capo una regina ebbe inizio il <strong>16 gennaio del 1343</strong> quando alla morte del re di Napoli Roberto D’Angiò ascese al trono la bella e determinata nipote napoletana <strong>Giovanna I d’Angiò, la prima regina del Meridione.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Biografie-delle-regine-Giovanna-di-Napoli-1-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-22300" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Biografie-delle-regine-Giovanna-di-Napoli-1-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Biografie-delle-regine-Giovanna-di-Napoli-1-1-300x169.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Biografie-delle-regine-Giovanna-di-Napoli-1-1-768x432.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/Biografie-delle-regine-Giovanna-di-Napoli-1-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Le biografie da leggere sulle regine Giovanna di Napoli sono molteplici, queste quelle consigliate!</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-0 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"></ul></figure>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Seguono le biografie delle 4 regine Giovanna </em></strong></p>
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		<title>La bella e tenace duchessa di Berry, la napoletana diventata principessa di Francia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Vincenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud"]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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					<description><![CDATA[Bella, spavalda e intelligente, la duchessa di Berry, Maria Carolina Ferdinanda Luisa di Borbone è stata tra le donne più intriganti della storia napoletana.&#160; Principessa del regno delle due Sicilie, figlia di Francesco I re delle due Sicilie e dell’arciduchessa Maria Clementina d’Asburgo-Lorena, nacque nella reggia di Caserta il 5 novembre 1798.&#160; Da sempre la...]]></description>
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<p>Bella, spavalda e intelligente, la duchessa di Berry, Maria Carolina Ferdinanda Luisa di Borbone è stata tra le donne più intriganti della storia napoletana.&nbsp;</p>



<p>Principessa del regno delle due Sicilie, figlia di Francesco I re delle due Sicilie e dell’arciduchessa Maria Clementina d’Asburgo-Lorena, nacque nella reggia di Caserta il 5 novembre 1798.<strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Da sempre la sua figura, la sua tenacia e persino le sue contraddizioni hanno affascinato gli autori italiani e internazionali tanto che su di lei in Francia sono stati scritti libri da Imbert de St. Amand; Andrè Castelot e in Italia diversi testi tra cui “L’amazzone dei Gigli”, “La Signora della Vandea, un’italiana alla conquista del trono di Francia” di A.Petacco e “La duchessa di Berry, guerrigliera del re&#8221;, di G. Artom.&nbsp;</p>



<p>Di folgorante bellezza, minuta di statura ed estremamente elegante, trascorse la fanciullezza tra Palermo e Napoli finché a diciotto anni sposò Carlo Ferdinando d&#8217;Artois duca di Berry &#8211; secondogenito del futuro re di Francia Carlo X &#8211; più grande di lei di venti anni. Fu un matrimonio felice ma breve in quanto quattro anni dopo, il 20 febbraio del 1820 all&#8217;uscita dell&#8217;Operà di Parigi Carlo fu ucciso sotto gli occhi della moglie ignaro del figlio che portava in grembo, soprannominato dal poeta Chateaubriand “il figlio del miracolo”.&nbsp;</p>



<p>Grande mecenate, Maria Carolina incoraggiò le arti e dopo una rappresentazione della compagnia del teatro del Gymnase lo pose sotto il suo patrocinio e fu chiamato fino al 1830 il «teatro di Madame».&nbsp;</p>



<p>Gli anni successivi alla morte del marito e alla reggenza furono i più travagliati perché il figlio Enrico fu designato re di Francia nel 1830 e nove anni dopo l’abdicazione del nonno e la rinuncia di suo zio e a Maria Carlina fu affidata la reggenza finché per una rivolta ascese al trono il duca d’Orleans e la corte fu mandata in esilio.&nbsp;</p>



<p>Temeraria e impavida, fu una dei capi della congiura della Vandea ma scoperta fu arrestata e detenuta nel forte di Blaye. Qui la sua misteriosa gravidanza mise in difficoltà i Borbone finché l’amico conte Ettore Lucchesi Palli Principe di Campofranco salvò l’onore sposandola e assumendosi la paternità della figlia che nacque nel 1833 e a cui fu posto nome Anna Maria Rosalia (soprannominata da Chateaubriant, <em>Figlia del Mistero.</em> Maria Carolina perse la reggenza di Enrico, fu esclusa dalla famiglia reale e, ormai contessa Lucchesi Palli, raggiunge il marito a Palermo con la piccola per poi trasferirsi a Venezia dove ebbero 5 figli.&nbsp;</p>



<p>A causa della rivolta veneta, nel 1848 si trasferirono nel loro castello a Brunsee in Austria dove la coppia trascorse gli anni più sereni. Il marito vi morì nel 1866 e Maria Carolina quattro anni dopo, il 17 aprile 1870 a 72 anni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Da sempre amante delle arti e della cultura, la dimora dell’affascinante e misteriosa principessa napoletana fu uno dei più rinomati salotti triestini tanto che anni fa le è stata dedicata un’esposizione al Museo di Storia di Campofranco con incisioni d&#8217;epoca, manoscritti e fotografie.</p>
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		<title>Eleonora Pimentel Fonseca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Russolillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 18:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Campi Flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud"]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Virtual Tour dei Campi Flegrei]]></category>
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					<description><![CDATA[Eleonora de Fonseca Pimentel (1752-1799), romana di nascita e napoletana di adozione vive da Marchesa nel Regno di Napoli della seconda metà del ‘700 e muore da plebea sulla forca di piazza Mercato. Donna Lionora da donna borbonica passa nelle file della fallimentare “repubblica partenopea” per motivi non ancora ben chiariti dalla storiografia. Su di...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Eleonora de Fonseca Pimentel (</strong>1752-1799), romana di nascita e napoletana di adozione vive da Marchesa nel Regno di Napoli della seconda metà del ‘700 e muore da plebea sulla forca di piazza Mercato.</p>



<p><em>Donna Lionora</em> da donna borbonica passa nelle file della fallimentare “repubblica partenopea” per motivi non ancora ben chiariti dalla storiografia.</p>



<p>Su di lei si è scritto molto, i “giacobini” la descrivono come una martire sacrificata per la causa rivoluzionaria e i “borbonici” come una traditrice “rea di Stato”.</p>



<p>Biografie, romanzi storici e saggi in cui emerge da un lato la donna poetessa, intellettuale, politica, giornalista, inserita nel contesto culturale dell’illuminismo e dall’altro la donna maltrattata dal marito, addolorata dalla perdita dei figli, marchiata dal divorzio. </p>



<p>Una donna che lavora come bibliotecaria per la regina Maria Carolina e che nel 1799 è a capo della redazione del periodico repubblicano &#8220;<em>Monitore</em>&#8221; scelta che la porta alla morte all&#8217;età di 47 anni.</p>



<p>Molti libri narrano la storia della sua famiglia aristocratica di origine portoghese che si trasferisce da Roma a Napoli nel 1760 a causa dell’attrito tra il Portogallo e lo Stato della Chiesa. Nella città partenopea l’accoglie lo zio materno, l’abate Antonio Lopez che provvede alla sua educazione, l’avvia allo studio dei classici e delle lingue moderne e le seleziona insigni maestri di scienze.</p>



<p>L’enfant prodige parla correntemente 5 lingue oltre il latino e il greco e ha un’alta formazione scientifica e culturale, motivi per i quali viene accolta fin da giovanissima nei migliori salotti letterari napoletani.</p>



<p>A 16 anni Eleonora recita i suoi versi nel salotto della nobile famiglia Vargas Maciucca e ciò le consente di entrare nell’Accademia dei Filaleti con il nome di <strong>Epolnifenora Alcesamante. </strong>Incontemporaneo scrive il poema “<em>Il Tempio della Gloria” </em>che la fa accedere nell’Arcadia con lo pseudonimo di <strong>Altidora Esperetusa. </strong>Questa opera epica che, richiama “<em>Il Trionfo della Gloria”</em> di Metastasio e “<em>Il Tempio della virtù</em> &#8221; di Jerocades,si regge sull&#8217;antitesi amor sensuale/virtù dove la pastorelleria fa da sfondo a due immagini femminili contrapposte, la semidea maligna “<em>dalle vezzose membra</em>” e l’amazzone “<em>di fiero e bellicoso aspetto</em>”.<strong></strong></p>



<p>L’immagine di Eleonora come di una specie di dea guerriera nasce proprio da questa metonimiafra l’opera e l’autrice ma è smentita nei sonetti in morte del figlio e nell’incartamento del&nbsp;processo di separazione.</p>



<p>Dal matrimonio con Pasquale Tria, uomo dalle mani bucate, rozzo, fedifrago e violento nasce Francesco che a otto mesi muore per un’epidemia, poi una seconda gravidanza che si interrompe per la «<em>sordidezza e la ferocia di lui che mi trascinò al balcone e minacciò di buttarmi giù</em>». In questa occasione anche Eleonora rischia di perdere la vita ma viene salvata dal medico Pean a cui dedica l’<em>Ode elegiaca per un aborto</em>.</p>



<p>Divorzia e va a vivere in S. Anna di Palazzo nella casa che diverrà nel 1799 la redazione del Monitore. Nello stesso anno la rivoluzione viene repressa dal Cardinale Ruffo mentre la pubblica esecuzione dei “giacobini”, tra cui Mario Pagano, Pimentel e Caracciolo, è affidata a Nelson.</p>



<p>Eleonora viene catturata su una nave pronta a salpare per la Francia e il suo destino si compie il 20 agosto del 1799. Vestita di scuro è l’ultima degli 8 condannati a salire sul patibolo mentre il popolo canta impietosamente: «‘<em>A signora donna Lionora ch’alluccava ‘ncopp’ o triato, mò abballa miez’ ‘o mercato…</em>».</p>



<p>Tra i volumi a lei dedicati si annoverano “<em>Il resto di niente</em>” di&nbsp;Enzo Striano, “<em>Eleonora F. Pimentel</em>” di Enza Piccolo, “<em>Donna Lionora: la vera storia</em>” di&nbsp;Ersilia di Palo, “<em>La marchesa giacobina</em>” di Franco Schiattarella,  &nbsp;“<em>La vicenda letteraria e politica di Eleonora</em>” di Elena Urgani,   “<em>Cara Eleonora</em>” di M.A. Macciocchi, “<em>Eleonora P. Fonseca</em>” di&nbsp;Antonella Orefice, “<em>Da Masaniello a Eleonora Pimentel</em>” di Daniela De Liso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/PIMENTEL-FONSECA-LlBRI-copia-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-22332" width="925" height="520" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/PIMENTEL-FONSECA-LlBRI-copia-1024x576.jpg 1024w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/PIMENTEL-FONSECA-LlBRI-copia-300x169.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/PIMENTEL-FONSECA-LlBRI-copia-768x432.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/04/PIMENTEL-FONSECA-LlBRI-copia.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 925px) 100vw, 925px" /></figure>


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		<title>Maria Carolina, l&#8217;austriaca che fu regina di Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Vincenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2021 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud"]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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					<description><![CDATA[La Regina consorte di Napoli, Maria Carolina d’Asburgo Lorena, è stata tra le donne più influenti del Regno. Austriaca di nascita, nacque a Vienna il 13 agosto 1752. Tredicesima figlia di Maria Teresa d’Austria e Francesco I di Lorena, per tradizione familiare stata vicina agli ambienti illuministi, nel 1768 sposò Ferdinando IV&#160; diventato maggiorenne e...]]></description>
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<p>La Regina consorte di Napoli, Maria Carolina d’Asburgo Lorena, è stata tra le donne più influenti del Regno. Austriaca di nascita, nacque a Vienna il 13 agosto 1752. Tredicesima figlia di Maria Teresa d’Austria e Francesco I di Lorena,<em> </em>per tradizione familiare stata vicina agli ambienti illuministi, nel 1768 sposò Ferdinando IV&nbsp; diventato maggiorenne e ciò permise al regno<em> </em>una nuova espansione culturale. La regina si inserì subito negli affari di stato tanto da mettersi in contrasto ben presto con il ministro Tanucci, il quale vedeva, nel suo modo di agire, il lungo braccio di Vienna.&nbsp;</p>



<p>Entrò nel regno di Napoli il 12 maggio 1768, e col seguito si recò a Portella, dove incontrò il marito in un padiglione e poi col futuro marito andò a Caserta dove gli sposi celebrarono le nozze in chiesa e passarono la notte. Nonostante si dice che non amasse il marito che giudicò “molto brutto” e scrisse alla madre «Confesso apertamente che preferirei morire piuttosto che rivivere un&#8217;altra volta tutto ciò che mi è capitato» precisò che tuttavia si sarebbe abituata. In effetti nonostante una grande nostalgia di casa, riuscì in poco tempo a guadagnarsi l&#8217;affetto del marito ed ebbe 18 figli. Di gran temperamento,&nbsp; influì molto nelle scelte del Regno, attirando a corte artisti e intellettuali che pose sotto la sua protezione. Fu infatti quello il<em> </em>tempo in cui le idee che provenivano dall’estero venivano assorbite dalla nobiltà napoletana dove le scuole esoteriche di antica tradizione la rendevano uno dei maggiori centri ermetici d’Italia e favorirono la diffusione del pensiero illuministico. Del resto, basti pensare<strong> </strong>alla Cappella di San Severo del principe Raimondo di Sangro o a uno dei monumenti simbolo di Napoli, Castel dell’Ovo, così chiamato perché si dice custodisca l’amuleto dell’uovo magico ubicato nell’isolotto anticamente chiamato <em>Megaride.&nbsp;</em></p>



<p>Le<em> </em>nuove idee illuministe attecchirono a Napoli trovando terreno fertile tra le classi più colte della società avvezza alle idee sulla conoscenza anche quella giudicata vietata, nonostante le maglie dell’Inquisizione e la regina favorì <em>salotti</em> <em>culturali</em> dove fu di casa il Libero Pensiero e lei stessa fece parte di una loggia femminile.&nbsp;</p>



<p>Ma Ferdinando in allarme per il rapido diffondersi delle idee contrarie ai principi assolutistici emanò un nuovo editto contro i liberi muratori che minacciò anche di pena di morte e la regina Maria Carolina fece pressioni per la loro liberazione ma dopo lo scoppio della rivoluzione francese che vide non solo la decapitazione della sua amata sorella Maria Antonietta ma anche il traballamento delle monarchie, cambiò atteggiamento e divenne tra i più strenui sostenitori del conservatori. Gli avvenimenti d’oltralpe, con l’assalto alla Bastiglia, determinarono infatti un ennesimo editto contro i massoni e ogni attività muratoria organizzata non solo cessò ma si ebbe la persecuzione spietata della stessa Maria Carolina, desiderosa di vendicare la sorella Maria Antonietta contro gli adepti accusati di congiura e giacobinismo.&nbsp;</p>



<p>Durante l’invasione francese fuggì col marito in Sicilia dove fu molto amata sia dall’aristocrazia che dagli intellettuali e dal clero tanto che nella bella rappresentazione del Genio di Palermo a Palazzo dei Normanni, il suo volto e quello del marito sono inseriti in una medaglione all’interno del quadro. Giunta a Palermo la Corte di Napoli, fece un giro pei monasteri accompagnata da dame e cavalieri e le furono tali omaggi che Pitrè narra che “di questo un po&#8217; male rimase la Regina, non per offesa che venisse al suo orgoglio di sovrana, ma pel costo di tanti regali. (…) Tre mesi e diciotto giorni durarono le sue visite, e in ventun monasteri da lei visitati, non una ma due feste da ciascuno si lasciò ella fare e si godette, l&#8217;una più dispendiosa dell&#8217;altra.”</p>



<p>Deposta nuovamente dalle truppe napoleoniche nel 1806, trascorse i suoi ultimi anni di esilio a Vienna dove morì nel 1814 prima di assistere alla restaurazione dei Borboni sul trono delle due Sicilie.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Maria Sofia, l&#8217;ultima regina del Regno delle Due Sicilie che lottò contro il Risorgimento.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Russolillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 19:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud"]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Virtual Tour dei Campi Flegrei]]></category>
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					<description><![CDATA[Maria Sofia è stata la regina bavarese naturalizzata napolitana che lottò per tutta la vita contro il Risorgimento. La sua vita è legata alla storia del Regno delle Due Sicilie, quella storia che vide il tramonto della monarchia dei Borbone di Napoli. Chiamata la &#8220;Giovanna D’Arco Borbonica” e &#8220;l&#8217;eroina di Gaeta&#8221; combatté al fianco dei...]]></description>
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<p>Maria Sofia è stata la regina bavarese naturalizzata napolitana che lottò per tutta la vita contro il Risorgimento.</p>



<p>La sua vita è legata alla storia del Regno delle Due Sicilie, quella storia che vide il tramonto della monarchia dei Borbone di Napoli.</p>



<p>Chiamata la &#8220;G<em>iovanna D’Arco Borbonica</em>” e &#8220;<em>l&#8217;eroina di Gaeta</em>&#8221; combatté al fianco dei suoi soldati borbonici durante l&#8217;assedio di Capua. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-GAETA-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-21537" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-GAETA-1024x576.jpg 1024w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-GAETA-300x169.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-GAETA-768x432.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-GAETA.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>                                                 Assedio di Gaeta da parte dei piemontesi e la Regina Maria Sofia </figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Esiliata a Roma dopo la resa di Gaeta ebbe a dire durante l&#8217;assedio di Civitella  ”<em>piuttosto che stare qui, amerei morire negli Abruzzi in mezzo a quei bravi combattenti</em>”.</p>



<p>Era il <strong>15 ottobre del 1860</strong> quando l’esercito piemontese aveva violato i confini di Stato senza dichiarazione di guerra ed era entrato nel Regno delle Due Sicilie.</p>



<p> Il comandante della Guarnigione borbonica di stanza nella fortezza di Civitella quello stesso giorno dichiarò lo stato d’assedio. </p>



<p><strong>Civitella cadde il 21 marzo</strong></p>



<p><strong>Gaeta si era arresa il 13 febbraio 1861</strong> a cui era seguita la resa anche della piazzaforte di Messina, rimaneva solo Civitella ad innalzare il vessillo del Regno e a rappresentare il legittimo Stato borbonico.<strong> </strong></p>



<p>“<em>L’ultimo anelito della Patria Napolitana”</em> soffiò il<strong> 21 marzo 1861</strong> a Civitella con la fucilazione, in dispregio al codice di onore militare, del cappellano e dei soldati, che furono lasciati finanche senza sepoltura.  In una lettera del maresciallo napoletano inviata a Cavour si  legge del comportamento dell&#8217;esercito sabaudo: “<em>Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Africa: i beduini, a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civile</em>”.</p>



<p>Il <strong>17 Marzo 1861</strong>, quattro giorni prima della resa del Regno delle Due Sicilie,  a Torino era già stato proclamato un regno e incoronato un re nel territorio dove sventolava ancora il <strong>Vessillo dei Borbone.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="948" height="678" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/STEMMA-BORBONE-1.jpg" alt="" class="wp-image-21543" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/STEMMA-BORBONE-1.jpg 948w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/STEMMA-BORBONE-1-300x215.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/STEMMA-BORBONE-1-768x549.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/STEMMA-BORBONE-1-240x172.jpg 240w" sizes="auto, (max-width: 948px) 100vw, 948px" /><figcaption>Lo stemma della Casata dei Borbone</figcaption></figure>



<p>Solo due anni prima, il 22 maggio del 1859,  la duchessa di Baviera Maria Sofia di Wittelsbach era diventata la regina consorte di Francesco II, re del Regno delle Due Sicilie.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/zFranceschiello-e-Maria-Sofia.jpg" alt="" class="wp-image-21562" width="592" height="443"/><figcaption>Francesco II e Maria Sofia</figcaption></figure>



<p></p>
</div>
</div>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%"></div>
</div>



<p><strong>Maria Sofia nacque il 4 ottobre del 1841</strong> nel castello estivo di Possenhofen dal duca di Baviera Massimiliano e da Ludovica Guglielmina di Wittelsbach, sorella dell&#8217;imperatrice madre.</p>



<p class="has-text-align-left">Maria Sofia contrariamente al soprannome “Spatz” (passerotto) datogli dalla sorella Sissi, imperatrice d’Austria, era una donna dalla fortissima personalità, combattiva tanto da sovrastare anche la figura del futuro marito.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-E-SISSI--1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-21541" width="580" height="326" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-E-SISSI--1024x576.jpg 1024w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-E-SISSI--300x169.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-E-SISSI--768x432.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-E-SISSI-.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px" /><figcaption>                                                                                   Maria Sofia a destra e la sorella Sissi a destra </figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Una donna che operò sempre in difesa dei diritti dei Borbone e non mollò mai la battaglia contro gli usurpatori neanche dopo che fu firmata la capitolazione.</p>



<p>Maria Sofia fu una sovrana amata dal popolo napolitano, una donna coraggiosa che vestì a 19 anni i panni di soldato, fu esule per 25 anni nello Stato pontificio e nelle capitali europee, aiutò i soldati nella prima guerra mondiale, <strong>morì nel 1925 all’età di 84 anni </strong>a Monaco e dal 1984 le sue spoglie riposano a Napoli nella <strong>Basilica di Santa Chiara.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/SantaChiaraCappellaBorbone-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-21540" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/SantaChiaraCappellaBorbone-1024x683.jpg 1024w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/SantaChiaraCappellaBorbone-300x200.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/SantaChiaraCappellaBorbone-768x512.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/SantaChiaraCappellaBorbone-1536x1024.jpg 1536w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/SantaChiaraCappellaBorbone-2048x1365.jpg 2048w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/SantaChiaraCappellaBorbone-540x360.jpg 540w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>                                                                                Basilica di Santa Chiara, Cappella dei Borbone.</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Per tutta la vita Maria Sofia fu <strong>acerrima nemica dei Savoia</strong> e non perse mai la speranza di riprendersi la terra che l’aveva accolta e che aveva sentito sua.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-21563" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-1-300x169.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-1-768x432.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/03/MARIA-SOFIA-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>                                                                                                                   La regina Maria Sofia </figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Ammirata da Proust che la definì “<em>Femme héroïque qui, reine-soldat, avait fait elle-même le coup de feu sur les remparts de Gaète</em>”, ammirata da D’Annunzio che la definì “<em>l’aquiletta bavara che rampogna</em>” fu invece denigrata dai filosabaudi.</p>



<p>Dopo gli eroici combattimenti di Gaeta che la resero&nbsp;famosa e ammirata visse inseguita da&nbsp;calunnie arrivando finanche alla distribuzione di&nbsp;fotomontaggi osceni.</p>



<p>Maria Sofia continuò a ribadire per il resto della sua vita i diritti dei Borbone continuando la sua personale battaglia contro &#8220;<em>i Savoia usurpatori del Regno</em>&#8221; arrivando ad avere contatti col mondo anarchico ed insurrezionale, tanto da essere soprannominata da Proust “<em>Regina degli anarchici</em>”.</p>



<p>Gli ultimi tre domestici li scelse “uno per ogni provincia del regno&#8221; come legame a quella Patria acquisita che non smise mai di amare.</p>



<p>Dopo i lunghi decenni di discredito da parte di certa storiografia <strong>è iniziato anche per Maria Sofia un processo di riabilitazione della sua brillante figura</strong>.</p>



<p>Nella intervista realizzata nel<strong> novembre del 1924</strong> a Monaco dal giornalista del&nbsp;<em>Corriere della Sera</em>&nbsp;Giovanni Ansaldo, ad un certo punto Maria Sofia, &#8220;<em>a Reggina</em>&#8221; diventa profetica esclamando:&nbsp;&#8220;<em>Il modo in cui loro (I Savoia)  hanno trattato noi è di brutto augurio. Dio non voglia che un giorno, anch’essi, non abbiano da difendere, dall’esilio, i loro patrimoni personali</em>&#8220;.</p>



<p> Il giornalista continua dicendo: &#8220;Previsione in parte avveratasi, benché i Savoia avessero già provveduto a sottrarre alla confisca gran parte del loro patrimonio&#8221;.</p>



<p><strong><em>Libri consigliati sull&#8217;ultima regina di Napoli </em></strong></p>



<p>I libri sulla Regia Maria Sofia sono: &#8220;Maria Sofia. L&#8217;eroina di Gaeta, ultima regina di Napoli&nbsp;&#8221; di Angelo Mangone, &#8220;Maria Sofia di Borbone e Maria José di Savoia. Ritratti paralleli&#8221; di Ugo Della Monica, &#8220;L&#8217; utima regina&#8221; di Sergio Della Valle, &#8220;La regina del Sud &#8221; di Arrigo Petacco, &#8220;Bella guagliona nuostra. Diario di Maria Sofia l&#8217;ultima Regina&#8221; di Silvia Elena Maffi. </p>



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		<title>Matilde Serao, la vita della prima donna che ha fondato e diretto un giornale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Russolillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Donne: storia, cultura, arte. I volti del sud"]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Virtual Tour dei Campi Flegrei]]></category>
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					<description><![CDATA[Matilde Serao è stata la prima donna ad aver fondato e diretto i quotidiani:&#160;Il Corriere di Roma,&#160;Il Mattino&#160;e&#160;Il Giorno. Giornalista e scrittrice è stata candidata sei volte al&#160;Premio Nobel per la Letteratura senza mai riceverlo. Il progetto: Le donne della storia di Napoli Nel 2021 ho scelto di raccontare “Le donne della storia di Napoli”...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Matilde Serao</strong> è stata la prima donna ad aver fondato e diretto i quotidiani:&nbsp;Il Corriere di Roma,&nbsp;Il Mattino&nbsp;e&nbsp;Il Giorno. Giornalista e scrittrice è stata candidata sei volte al&nbsp;Premio Nobel per la Letteratura senza mai riceverlo.</p>



<p><strong>Il progetto</strong>: <strong>Le donne della storia di Napoli </strong></p>



<p>Nel 2021 ho scelto di raccontare “Le donne della storia di Napoli” ne&nbsp;ho parlato con la storica Lucia Vincente che subito ne è rimasta entusiasta.</p>



<p>E’ una passeggiata con le donne che hanno lasciato un segno nella storia partenopea.</p>



<p>Donne del popolo, intellettuali e nobili dal carattere fiero e coraggioso che possono essere uno spunto di riflessione alle nuove generazioni.</p>



<p><strong>Matilde Serao</strong></p>



<p>Scrivere un articolo su Matilde Serao non è semplice ma forse il modo migliore è raccontare la storia della sua vita vissuta tanto intensamente da sembrare un vero romanzo.</p>



<p><strong>165 anni fa  nasceva </strong>Matilde Serao, una delle personalità più interessanti della letteratura e del giornalismo italiano, conosciuta per le sue <strong>sei candidature al Nobel</strong> e per essere stata <strong>la prima donna ad aver fondato e diretto un quotidiano</strong>.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="221" height="337" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/ilventre-di-Napoli-2.jpg" alt="" data-id="20864" data-full-url="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/ilventre-di-Napoli-2.jpg" data-link="https://www.quicampiflegrei.it/?attachment_id=20864" class="wp-image-20864" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/ilventre-di-Napoli-2.jpg 221w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/ilventre-di-Napoli-2-197x300.jpg 197w" sizes="auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="194" height="259" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-giornale.jpg" alt="" data-id="20860" data-link="https://www.quicampiflegrei.it/?attachment_id=20860" class="wp-image-20860" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="405" height="600" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-mattino.jpg" alt="" data-id="20862" data-link="https://www.quicampiflegrei.it/?attachment_id=20862" class="wp-image-20862" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-mattino.jpg 405w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-mattino-203x300.jpg 203w" sizes="auto, (max-width: 405px) 100vw, 405px" /></figure></li></ul></figure>



<p>“<em>Questa donna tanto brutta …mi piace</em>” così scriveva Scarfoglio ad un amico. Dalle foto che la ritraggono la prima cosa che vien da dire è che sia una donna brutta, grassottella ma dal portamento regale.</p>



<p>Leggeremo poi che è stata una donna tenace, “tosta”, affascinante, “sanguigna”, travolgente, caparbia e anche ambiziosa. Una donna che non ha temuto i pregiudizi e le malelingue per via della sua carriera brillante, eccezionale per una donna dell’epoca.</p>



<p>Il suo merito è quello di aver narrato la realtà sociale e culturale del suo tempo che ancora oggi offre spunti di riflessione.</p>



<p>Come ha osservato De Nunzio Schilardi Wanda, la Serao è stata una donna ‹‹maestra di giornalismo, impegnata nel sociale, viveva di lotta e di passione, di cronaca e di poesia››, attenta alla realtà quotidiana, di cui descrive con minuziosità ogni suo aspetto.</p>



<p><em><strong>Vita e giornalismo</strong></em></p>



<p>Figlia del giornalista napoletano Francesco Serao esiliato in Grecia negli anni dell’unificazione dell’Italia e della nobile decaduta di origine greca Paolina Borely, all’età di quattro anni Matilde Serao si trasferì con la famiglia a Napoli.</p>



<p>Le ristrettezze economiche familiari e la malattia della madre la costrinsero subito dopo il diploma a lavorare al Telegrafo di Stato.</p>



<p>Introdotta dal padre nel mondo del giornalismo Matilde abbandonò il lavoro da impiegata, per dedicarsi alla sua passione per la scrittura con la stesura di articoli e novelle per diversi giornali locali.</p>



<p>Con lo pseudonimo di &#8220;Tuffolina&#8221; scrisse per il Giornale di Napoli e all’età di ventidue anni il Corriere del Mattino pubblicò la sua prima novella &#8220;Opale&#8221;.</p>



<p><em><strong>Le malelingue </strong></em></p>



<p>Invitata in prestigiosi salotti napoletani le malelingue non tardarono ad inveirle contro ma la Serao noncurante delle critiche rispondeva che <em>“quelle damine eleganti non sanno che io le conosco da cima a fondo, che le metterò nelle mie opere; esse non hanno coscienza del mio valore, della mia potenza</em>.”</p>



<p>Detto, fatto! oltre settanta opere in cui narra di donne e di Napoli da “Il Ventre di Napoli”, “Leggende napoletane”, “Parla una donna”, “La mano tagliata”, “Castigo”, “Il romanzo della fanciulla”, “Piccole anime”, “Ella non rispose”, “La virtù delle donne”, “L’amante sciocca”, ”Il paese di Cuccagna”, ”La virtù di Checcina”, “Le amanti”, “Fior di passione”, “Cristina” , “Gli amanti”, “L’infedele”, “Addio Amore” e tanti altri.</p>



<p><em><strong>Gli inizi letterari</strong></em></p>



<p>E&#8217; con il romanzo &#8220;Fantasia&#8221; che le si aprono le porte della letteratura. Il buon successo di pubblico fu all’inizio oscurato dall’ aspra critica di Edoardo Scarfoglio, l’uomo che poi diventerà suo marito, suo fervente sostenitore e padre dei suoi quattro figli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="990" height="542" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/edorado-e-matilde.jpg" alt="" class="wp-image-20871" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/edorado-e-matilde.jpg 990w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/edorado-e-matilde-300x164.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/edorado-e-matilde-768x420.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 990px) 100vw, 990px" /><figcaption>Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao </figcaption></figure>



<p><em><strong>Parentesi romana</strong></em></p>



<p>Il legame sentimentale e la collaborazione professionale con Scarfoglio vanno a gonfie vele tanto da indurli a trasferirsi da Napoli a Roma e a fondare nel 1885 <em>Corriere di Roma </em>dove Matilde pubblica con lo pseudonimo &#8220;Ciquita&#8221;.</p>



<p>Nella parentesi romana prende parte anche all&#8217;avventura editoriale del &#8220;Capitan Fracassa&#8221; dove scrive diversi generi di articoli, dalla cronaca rosa alla critica letteraria.</p>



<p><em><strong>L’anno degli avvenimenti positivi e negativi</strong></em></p>



<p>I duplici festeggiamenti del 1892, quello dell’anniversario del sesto anno di matrimonio e della fondazione del giornale “il Mattino”, sono interrotti da un grave litigio che vede Matilde lasciare Napoli per la Val d’Aosta a cui segue la notizia che il marito nel frattempo si è fatto una nuova amante, Gabrielle Bessard.</p>



<p>La parigina dopo due anni di relazione con Scarfoglio rimane incinta ma lui decide di lasciare lei e non la moglie.</p>



<p>Il 29 agosto del 1894 la francese si presenta a casa Scarfoglio-Serao e dopo aver consegnato la neonata alla governante si spara un colpo di pistola sull’uscio della loro casa. </p>



<p>I quotidiani all&#8217;inizio tacquero la notizia ma qualche giorno dopo il Corriere raccontò il triste episodio ai suoi lettori.</p>



<p>&#8220;<em>Il Mattino replicò il 1º settembre in cronaca, con un articolo dal titolo: Il fatto della Bessard e le bassezze del signor Schilizzi</em>&#8220;, uscito probabilmente dalla penna dello stesso Scarfoglio. </p>



<p>Gabrielle Bessard muore all&#8217;Ospedale degli Incurabili, il 5 settembre a mezzogiorno, mentre la figlia è affidata alla Serao che sceglie per la piccola il nome di sua madre, Paolina.</p>



<p>Matilde continua a dirigere per altri 9 anni “il Mattino” fino a che nel 1903 fa causa al marito chiedendo 75mila lire al mese per i quattro fogli e l’usufrutto del quotidiano. Richieste che non vengono accolte. Scarfoglio è costretto a provvedere all’educazione dei 4 figli con 400 lire al mese!</p>



<p>Dopo un decennio amaro si separano definitivamente nel 1902 e lei rinuncia anche quella che fu la sua vera creatura, il quotidiano &#8220;Il Mattino&#8221;.</p>



<p>Matilde non si perde d’animo e l’anno seguente fonda &#8220;Il Giorno&#8221;. Il nuovo quotidiano esce per la prima volta il 27 marzo del 1904, mentre lei va a vivere alla Riviera di Chiaia con il suo nuovo compagno, l’avvocato Giuseppe Natale.</p>



<p> “Il Giorno” è un quotidiano che va concorrente e che a dispetto degli altri è pacato, antimilitarista, contro la guerra e poco incline alle polemiche.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-giorno-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-20863" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-giorno-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-giorno-1-300x169.jpg 300w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-giorno-1-768x432.jpg 768w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/il-giorno-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Accanto all&#8217; attività giornalistica, Donna Matilde compone oltre quaranta volumi fra romanzi e novelle; opere intrise di verismo meridionale, di psicologismo alla Bourget e di spiritualismo.</p>



<p>I critici descrivono il primo periodo, quello fino al 1905, come il periodo aureo della Serao &#8211; in cui <em>&#8220;rievoca aspetti, ambienti, figure della più gremita e misera vita napoletana, con sicura intuizione della psicologia collettiva e individuale, specie femminile</em>&#8221; con : Dal vero, 1879; Piccole anime, 1883; Il romanzo della fanciulla, 1886; All&#8217;erta, sentinella!, 1889; Il paese di Cuccagna, 1890; La ballerina, 1899; Suor Giovanna della Croce, 1900; in cui  &#8220;<em>rappresenta passioni, tresche e ambizioni della società borghese o del mondo politico-giornalistico, con un distacco tuttavia oggettivo, a momenti da nota di cronaca</em>&#8221; con: Fantasia, 1883; La virtù di Checchina, 1884; La conquista di Roma, 1885; Vita e avventure di Riccardo Ioanna, 1887; e in cui  <em>&#8220;sempre con uno stile disadorno, ma capace di suggestioni, di poetiche illuminazioni</em>&#8221; con: Il ventre di Napoli (1884); Addio, amore! (1890); Castigo (1893); L&#8217;infedele (1897); Nel paese di Gesù (1898), ricordi di un viaggio in Palestina.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-4 is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="221" height="344" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/castigo.jpg" alt="" data-id="20843" data-link="https://www.quicampiflegrei.it/?attachment_id=20843" class="wp-image-20843" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/castigo.jpg 221w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/castigo-193x300.jpg 193w" sizes="auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="221" height="340" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/Cristina-1.jpg" alt="" data-id="20844" data-link="https://www.quicampiflegrei.it/?attachment_id=20844" class="wp-image-20844" 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<p><em><strong>La morte dei due mariti </strong></em></p>



<p>La Serao dopo la morte del suo ex marito Scarfoglio avvenuta nel 1917 sposa in seconde nozze Giuseppe Natale e dal loro matrimonio nasce la piccola Eleonora il cui nome è dedicato alla sua amica Eleonora Duse.</p>



<p>Alla morte del secondo marito la Serao continua la sua vita affrontandola sempre con lo spirito di donna combattiva.</p>



<p><strong>Il Premio Nobel perso per due inchieste</strong></p>



<p>Nel 1926 riceve una nuova candidatura al premio Nobel per la letteratura che vinse però Grazia Deledda.</p>



<p>Per lo storico e&nbsp;critico letterario Roberto Coaloa<strong><em> </em></strong>“<em>non se lo vide assegnare perché bloccata dal mondo borghese dei salotti, da quello delle industrie belliche e soprattutto da quello del governo italiano”.  </em></p>



<p>I motivi per il critico erano due.</p>



<p>Il primo motivo è dovuto al fatto che<em> “… Mors tua è un romanzo contro la guerra, antimilitarista, che sarebbe piaciuto a Lev Tolstoj. Radicale nel suo pacifismo Mors tua è anche un affresco di un Paese, il Regno d’Italia, e di una generazione perduta, quella sacrificata nelle trincee della Grande Guerra, forse migliore di quelle successive. Uno dei protagonisti del romanzo afferma: «Ho coraggio… non temo di morire. Temo di uccidere». Figuriamoci come la prese il re (c’era Re Vittorio Emanuele III, “il Re Soldato”)!</em></p>



<p>Il secondo motivo è stato l’attacco al giornalismo nella<em> “Vita e avventure di Riccardo Joanna</em> … <em>dove la passione che vi domina è una sola, quella del giornalismo, del giornale da conquistare e possedere, costi quel che costi, e il prezzo da pagare è l’eterno compromesso, l’espediente facinoroso o meschino da inventare ogni ventiquattr’ore. La passione, insomma, del «quarto potere</em>».</p>



<p>L’anno successivo, nel 1927, Matilde, “<em>donna dalla spiccata creatività, un’anima solitaria che ebbe la sventura di sposare un uomo vanesio e inutile (che amava Nietzsche, … la Germania d’operetta e bellicosissima del Kaiser Guglielmo II). Fuori dalla leggenda non benigna &#8230; Matilde Serao e il suo mondo di idee appare ancora vitale e originale, e chi scrive trova questa donna “Chiattulella” o “Pagnuttella”, per dirla alla napoletana, molto affascinante”</em> si spegne a Napoli, a 71 anni mentre stava scrivendo un ultimo articolo per la sua Napoli con quell’arte “tra le più rappresentative del realismo italiano”.</p>



<p>Per chi volesse approfondire la figura di Matilde Serao consigliamo di leggere oltre alle sue opere anche le seguenti biografie: “<em>La via della penna e dell’ago. Matilde Serao tra giornalismo e letteratura</em>” di Donatella Trotta, “<em>Matilde Serao, le opere e i giorni</em>” di Angelo Rupino, “<em>Matilde Serao</em>” di Nadia Verdile, e “<em>Cara Matilde la Serao, la scrittura e la vita</em>” di Lorenzo Rocco Carbone.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="200" height="299" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/la-via-della-penna-e-dellago.jpg" alt="" data-id="20869" data-full-url="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/la-via-della-penna-e-dellago.jpg" data-link="https://www.quicampiflegrei.it/?attachment_id=20869" class="wp-image-20869" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="210" height="279" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/libro-di-nadia-verdile.jpg" alt="" data-id="20867" data-link="https://www.quicampiflegrei.it/?attachment_id=20867" class="wp-image-20867" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="313" height="445" src="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/matilde-serao-di-angelo-rupino.jpg" alt="" data-id="20868" data-link="https://www.quicampiflegrei.it/?attachment_id=20868" class="wp-image-20868" srcset="https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/matilde-serao-di-angelo-rupino.jpg 313w, https://www.quicampiflegrei.it/wp-content/uploads/2021/02/matilde-serao-di-angelo-rupino-211x300.jpg 211w" sizes="auto, (max-width: 313px) 100vw, 313px" /></figure></li></ul></figure>
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