Sabato 18 aprile alle ore 11 all’Accademia dei Campi Flegrei (Villaggio del Fanciullo, Via Campi Flegrei, 12. Pozzuoli) un incontro accende i riflettori su un patrimonio identitario spesso trascurato: i dialetti locali, custodi di storia e comunità.

L’appuntamento, inserito nel ciclo “Incontri in Accademia 2025–2026”, dal titolo “I dittonghi del puteolano e il patrimonio linguistico flegreo”, vedrà la partecipazione di Giovanni Abete, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, mentre l’introduzione sarà affidata a Gea Palumbo e Mimmo Grasso.
Il ciclo di incontri si propone di esplorare luoghi, documenti e parole nelle trasformazioni del tempo, offrendo strumenti per conoscere e approfondire le fonti documentarie, monumentali e letterarie legate ai Campi Flegrei. In questo contesto, il tema linguistico assume un ruolo centrale, in quanto testimonianza viva delle stratificazioni storiche e sociali del territorio.
I Campi Flegrei sono da sempre un crocevia di civiltà, un luogo in cui miti, leggende e vicende storiche si intrecciano in modo unico. A questa straordinaria ricchezza si affianca un’eredità linguistica altrettanto preziosa: i dialetti locali, nati dalla stratificazione di popoli e culture che nei secoli hanno abitato queste terre. Tra questi, il puteolano rappresenta un esempio emblematico infatti questo dialetto ancora oggi risuona non solo a Pozzuoli, ma anche in realtà come Torre Annunziata e Ladispoli, fondate da pescatori flegrei che, a bordo dei “trabiccoli”, si spinsero lontano in cerca di nuovi approdi e mercati. Un percorso simile ha caratterizzato anche il dialetto procidano, che nel tempo si è arricchito di influssi pugliesi, in particolare da città come Manfredonia e Trani. Questi fenomeni raccontano una storia fatta di migrazioni, incontri e contaminazioni, ancora viva nelle inflessioni, nei vocaboli e nei modi di dire.