Essere ospitati a un festival è sempre occasione di incontro e rinnovo per uno scrittore. Quest’anno nel mio lungo girovagare ho avuto il piacere di conoscere la brigata che organizza Giallo in Abbazia.
In questa intervista ho come ospite l’energica e dinamica patron della manifestazione: Daniela Barboni.
L’entusiasmo con cui lei ci ha accolto non ha eguali, conferma che la vera passione per il giallo unisce e alimenta la voglia matta di credere nell’attrazione che lega i lettori alle narrazioni nere.
L’ambientazione dell’abbazia e il contesto del meraviglioso teatro di Badia Polesine hanno regalato momenti indimenticabili, sancito la nascita di una manifestazione a cui noi scrittori auguriamo lunga vita.
- In Italia si celebrano molti festival dedicati alla letteratura di genere, Giallo in Abbazia che obiettivo si pone?
–Giallo in Abbazia è nato con l’intento di portare in Polesine qualcosa che non c’era.
Siamo stati infatti i primi in tutta la provincia a pensare ad un festival dedicato a questo “filone”
- La mescolanza degli stili narrativi del crime ha dato vita a romanzi cui storie toccano vari aspetti sociali, cosa le ha colpito di più?
Credo che il genere Crime sia uno specchio deformante ma quanto mai realistico della nostra Società, che possa considerarsi, sotto alcuni punti di vista come uno strumento di critica sociale che mette sotto i riflettori alcuni aspetti non sempre chiari.
Ad esempio, non c’è più il confine netto buoni-cattivi, non sempre c’è il lieto fine riparatore, alle volte scoprire il colpevole non significa necessariamente guarire la società.
Il Crime poi fa riflettere sul fatto che il “Male” è diventato -banale- e germoglia ovunque.
Nel giallo classico il colpevole è una figura eccezionale mossa da passioni al limite con la teatralità.
Il Crime invece ci parla di degrado, dove il delitto diventa quasi un qualcosa di inevitabile nella lotta per la sopravvivenza quotidiana.
Il Crime ha spostato il focus dalla vittima che un tempo era un corpo che dava il via all’indagine, per focalizzarsi su conseguenze psicologiche, per diventare strumento di denuncia delle falle del sistema giudiziario.
- Sarebbe interessante creare una rete dei festival crime, sarebbe disposta a legare la manifestazione con una città straniera?
Da sempre credo che la cooperazione sia l’arma vincente in tutti i campi, perché come dice un proverbio africano che amo molto “da soli si va veloci, insieme si va lontano”.
L’unica cosa forse che in questo momento ci frena è di non avere, all’interno del nostro gruppo di lavoro, persone da poter utilizzare come interpreti.
- Cosa affascina i lettori di crime?
Credo sia un intreccio di tanti fattori:
-in un mondo di incertezza sociale, il crime offre una rassicurazione morale che serve per ristabilire l’ordine e per permetterci di essere empatici con la vittima.
-C’è poi una sorta di istinto di sopravvivenza: studiare la mente del criminale ci fa sentire più preparati e meno vulnerabili di fronte all’”imprevedibile”
-c’è il piacere della risoluzione: la nostra mente è programmata per cercare schemi e risolvere enigmi; quindi leggere un crime è un po’ come partecipare ad un gioco di ruolo dove il lettore si mette in competizione col detective per cercare di arrivare prima alla soluzione del caso.
Carl Jung diceva che ognuno di noi ha un “lato oscuro”. Il crime ci permette di sperimentare in modo indiretto gli impulsi repressi dalla società come rabbia, vendetta, trasgressione.
Allo stesso tempo ”guardare in faccia” il mostro in un ambiente controllato come è il romanzo crime ci aiuta a gestire l’ansia della vita reale.
Da ultimo molti lettori leggono crime come una sorta di manuale di prevenzione, leggendo ci si chiede -cosa farei io al posto della vittima?- oppure -come potrei evitare questo pericolo?- studiare la mente del criminale ci fa sentire più preparati e meno vulnerabili.
- Ci racconti come è nata l’idea del Giallo in Abbazia
Fondamentalmente l’idea è partita dal fatto di voler offrire qualcosa che il nostro territorio ancora non aveva proposto. Lo abbiamo fatto come “dilettanti allo sbaraglio”…tanta passione, qualche buon amico che scrive sul tema e la voglia di mettere in piedi un qualcosa che potesse far rimbalzare anche lontano, la sonnacchiosa provincia veneta.
Viviamo in una zona che con le sue atmosfere nebbiose e un po’ sfocate , si presta a questo filone. Ci abbiamo lavorato tanto: dietro un festival che dura un fine settimana c’è un anno intero di lavoro (va detto che nessuno di noi fa questo a tempo pieno: ognuno ha lavoro, famiglia, altri mille impegni e il tempo libero viene profuso a piene mani proprio per far sì che ogni edizione di Giallo in Abbazia regali emozioni, offra qualcosa di più della volta precedente.
Siamo partiti infatti con la prima edizione dove tutto si è svolto in un’unica giornata
(11-11-23)
L’anno successivo abbiamo capito che sarebbe stato impossibile fermarsi alla sola giornata di sabato visto l’alto numero di autori presenti. Così ci siamo “presi” in un intero fine settimana.
Quest’anno addirittura abbiamo voluto creare un evento che si è tenuto il venerdì sera nella splendida cornice del Teatro Sociale Balzan (www.teatrosocialebalzan.it/) . Un evento che ha visto protagonisti gli autori presenti all’edizione 2024 di Giallo in Abbazia. Gli autori hanno donato un loro scritto, ne è stata fatta un’antologia che promuoveremo per tutto il 2026. A Novembre 2026 in occasione della serata inaugurale ella quarta edizione del nostro festival, rendiconteremo quanto siamo riusciti a raccogliere e doneremo l’intero incasso a Fondazione Città della Speranza che da oltre trent’anni è al fianco dei piccoli malati oncologici. Perché, secondo noi la Cultura ha mille sfaccettature e la solidarietà è una di queste.
- Progetti Futuri
Stare fermi e tranquilli non fa per noi … siamo già naturalmente al lavoro per la quarta edizione di Giallo in Abbazia … tanti sono gli autori “nuove proposte” che ci contattano mandando le loro opere quindi abbiamo anche questo piacevole compito: leggere i libri che arrivano e magari scoprire qualche talento.
Stiamo anche ragionando se fare delle serate tipo “Aspettando Giallo in Abbazia” con degli appuntamenti a tema approfondimento.
Oltre a questo, poiché “non si vive di solo crime” ci sono tanti altri progetti, alcuni già in auge da anni come “Versi in Abbazia” ,un concorso Nazionale di poesia giunto ormai all’ottava edizione e altri “work in progress” dei quali al momento è prematuro parlare ( anche un po’ per scaramanzia).