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“Il segreto di Lazzaro” di Letizia Vicidomini. Una recensione di Paola Iannelli

Attraversare una tempesta è un’impresa ardua. Solletica  e mette in gioco le energie necessarie per superare i propri limiti. I timori e le speranze che ne accompagnano il cammino sostengono i pilastri dell’ignoto, al quale Lazzaro va incontro senza dubbi, ma con un’unica certezza: restituire a sé stesso la dignità e il rispetto dell’uomo.

Il romanzo Il segreto di Lazzaro è l’ultima creatura letteraria di una scrittrice dotata di innato talento, parliamo di Letizia Vicidomini, edito dalla Homo Scrivens. Seguendo la scia dei ricordi del protagonista del racconto, l’autrice rivolge il pensiero a coloro che cercano di trasformare le abilità e le possibilità che la vita pone, raccogliendo le forze necessarie per sciogliere i nodi stringenti e legarsi a corde nuove.

Il nome del protagonista sembra fare eco al personaggio biblico, sottratto al lento corso dell’oblio, in quanto morto, e restituito alla vita, così Lazzaro dopo aver considerato la dolorosa verità familiare che lo circonda, decide di affrontare un viaggio che lo porterà in Argentina, terra di fuoco e di passione. La permanenza in territorio latino ne ispira il soprannome nubero, termine coniato in terra di Spagna, per la precisione in Asturias, che fa riferimento a una figura mitologica il Xuan Cabritu, una divinità delle nuvole e delle tempeste, con un potere speciale: controllare il tempo. Un alone di mistero aleggia per tutta la storia narrata, ricordando un racconto poliziesco scritto da Andrea Picketts intitolato Lazzaro vieni fuori! (1992),  in cui per l’appunto la continua oscillazione delle variabili sarà alla base della  filosofia del protagonista, e seguendo questo principio di fondamento Lazzaro baserà il coraggio sul contrasto del superamento delle difficoltà che la vita gli propone.

Partiamo da una riflessione: l’essenza delle nuvole è quasi inconsistente, una materia evanescente fatta di vapore acqueo, come il tempo che si quantifica seguendo parametri non solidi. Tutto ciò costituirà il comune denominatore intorno al quale si assoceranno tutte le variabili della vita di Lazzaro, accompagnandolo nelle esperienze che costruiranno il cammino di crescita.

Un turbinio di emozioni, frammentati da ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, avvolgono Lazzaro, in un abbraccio virtuale che lo destrutturerà per assemblare i frammenti sparsi nel suo raggio d’azione, in cui si intrecciano sguardi, lacrime, sorrisi, sospiri e speranze.

Il linguaggio della Vicidomini rivela a tratti una vena lirico – poetica, in particolar modo quando descrive il mondo intimo de suoi personaggi, non mancano riferimenti alla musica, alla letteratura misti a elementi dal colore folclorico. Il mistero che aleggia nella vita di Lazzaro accompagna il lettore verso la scoperta degli avvenimenti, che si sviluppano seguendo una tecnica specifica, composta da numerosi flashback, in cui il protagonista narra episodi di raro struggimento interiore.

Lazzaro nasconde un segreto, come recita il titolo, un peso che riempirà lo spazio della sua anima, impedendogli di risorgere, sarà questo atto di responsabilità verso il prossimo, che lo condurrà verso la via del ritorno. Ritrovare e ritrovarsi sono i dogmi che Lazzaro segue per non perdersi e lanciare il cuore oltre l’ostacolo, il dono che concede all’altro, farà in modo che il saldo che aveva in sospeso, sia saldato e riponga nei posteri la lezione di vita appresa.

Come i contorni delle nubi è definito dal flusso delle correnti d’aria, così Lazzaro segue il profilo dei cambiamenti delineati dal fato, che lo costringe a rapportarsi con il passato e il presente, in un gioco temporale perpetuo, che gli concederà la possibilità ultima, depositaria della verità.

Letizia Vicidomini ci delizia nel finale con un’appendice dedicata alla realizzazione di alcuni pietanze gastronomiche che si dividono tra Italia e Argentina, solleticando il palato del pubblico, ingrediente aggiunto da numerosi noiristi, che ricorrono alla gastronomia elevando a collante tra il personaggio principale e i luoghi di elezione.

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Paola Iannelli
Docente di lingua e letteratura spagnola, ha iniziato a scrivere articoli in ambito accademico, ha svolto una tesi di dottorato sul noir partenopeo post moderno presso l’Università di Salamanca. Nel 2020 pubblica il suo primo noir con il titolo Il paradiso non ha un angolo retto con la casa editrice indipendente napoletana Homo Scrivens. Partecipa a vari blog letterari e scrive per un celebre sito dedito alla letteratura Thrillernord. Nel 2021 pubblica il sequel Amarga, che si candida come giallo finalista al concorso letterario Garfagnana in Giallo Barga noir. Nel 2023 riesce a vincere nel medesimo festival il premio per il racconto Al di là del giardino, nel contest Racconti all'ultimo minuto. Nel 2024 entra a far parte dell'Ordine dei giornalisti campani. Attualmente pubblica per Mursia Editore collana Giungla Gialla, ha pubblicato un noir Uno sguardo innocente, finalista al Garfagnina in Giallo sezione Giallo classico. Partecipa attivamente in convegni internazionali dedicati alla letteratura di genere, in particolare con Tenerife noir, noto festival che si tiene ogni anno nella capitale canaria.
http://www.paolaiannelli.it

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