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Partenope:la città della Sirena, un tuffo nel mito

Sulle origini di Parthenòpe-Neapolis vi è una carenza di fonti storiche organiche. Per cogliere il senso della realtà storica dell’antica città di Napoli sono state utilizzate dagli studiosi fonti archeologiche oltre che numismatiche ed epigrafiche per ricostruire a grandi linee la storia di Partenope che quasi si perde nel mito.

Nonostante le scarse informazioni gli studiosi sono concordi nell’affermare l’antica ubicazione della città grazie alla scoperta della Necropoli di via Nicotera, sulla collina delle Mortelle, alle spalle di Pizzofalcone. Quanto alla datazione sono stati rinvenuti oggetti funebri tipici dell’ambiente cumano e pitecusano e per questo si colloca la nascita di Partenope tra il VII e il VI secolo a.C.

Precedentemente alla formazione di Neapolis che pone fine al conflitto greco-etrusco per il controllo delle aree costiere campane, tra il promontorio di Megaride e l’altura di Pizzofalcone, sorgeva un piccolo villaggio chiamato Partenope.

Le fonti più autorevoli riconoscono nella doppia denominazione Parthenope- Neapolis un’unica città anche se sorte in luoghi e tempi diversi. Strabone fa esplicito riferimento al sepolcro della Sirena Partenope e alle gare ginniche in suo onore, così come prescritto da un oracolo. Lo stesso autore quando definisce Neapolis “colonia dei Cumani” parla anche dell’arrivo di Calcidesi, Pitecusani, Ateniesi, come motivo determinante del nuovo nome dato alla città.

In realtà il rapporto tra i due agglomerati urbani è chiarito in un passo di Livio in cui Partenope corrisponde a Palaepolis( vecchia città) in contrapposizione a Neapolis( città nuova). In questo passo Livio identifica le due città di origini e storia comuni.

Ma perché Napoli è tuttora chiamata anche Partenope?

La sovrapposizione tra Napoli e Partenope ha origini antichissime. Il culto di “colei che ha voce da fanciulla” era preesistente all’arrivo dei coloni cumani forse assimilato a particolari divinità marine e fluviali venerate dalle genti autoctone. Napoli era piena di corsi d’acqua, in particolare il Sebeto aveva la sua foce proprio nell’insenatura dove i Greci di Partenope crearono il loro porto. Strabone narra che i Rodii stabilirono nel corso delle loro navigazioni un punto d’appoggio nel Golfo chiamandolo col nome di una delle Sirene. Il posto infatti offriva probabilmente spontanei accostamenti ai luoghi in cui il mito collocava le alate incantatrici soprattutto per il significato che essi attribuivano loro.

Un’altra plausibile interpretazione è che essendo queste creature compagne di Persefone, regina degli Inferi, venissero di conseguenza venerate in prossimità dei Campi Flegrei proprio dove gli antichi collocavano il regno degli Inferi( Lago D’Averno).

Partenope, una storia millenaria di una donna dal cui grembo nasce un’incantevole città sul mare: è il mito che incontra la storia o la storia che incontra il mito?

Martina Bruna Chiaiese
Martina Bruna Chiaiese
Nata a Napoli nel 1994. Fin da bambina è sensibile al mondo della cultura e della scrittura. Ha frequentato il Liceo Classico Antonio Genovesi grazie al quale matura un grande interesse per la lingua e la letteratura italiana e inglese. Si iscrive all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e nel 2017 consegue la laurea in Lingue, Lettere e Culture Comparate nelle lingue inglese e cinese. Attualmente frequenta il corso di Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà Orientali approfondendo lo studio della lingua, la storia, l’archeologia e la letteratura cinese. In ambito giornalistico si occupa della coordinazione del quotidiano on-line L’Osservatorio Flegreo ed è direttore della testata QuiCampiFlegrei. La sua passione è lo sport.

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