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La cultura del mare a Pozzuoli: pescatori, pescivendoli, cozzicari (parte III). Intervista a Procolo Petrungaro, detto Scintillante

Tra le figure storiche del mercato ittico di Pozzuoli, che insieme ai pescatori completano la filiera del mare, è d’obbligo citare Procolo Petrungaro, classe 1950, pescivendolo nato e cresciuto a poca distanza dalla Darsena. È conosciuto da tutti col soprannome – ‘contronome’ come si dice a Pozzuoli – di Scintillante, ma qualcuno lo ha ribattezzato “il re delle alici”, perché il pesce azzurro è la sua specialità. Secondo i periodi dell’anno, da lui si possono trovare anche polpi veraci, merluzzi, marmore, occhiate, saraghi, tutto pescato locale – ci tiene a precisare. Ma Procolo è noto soprattutto per le alici argentate e vivide che ogni giorno occupano le prime file del suo banco. Alla vendita delle alici è indissolubilmente legata la sua esperienza professionale, che dura ormai da più di mezzo secolo. Come Giuseppina Maddaluno e Francesco Coppola, che abbiamo intervistato nelle scorse settimane, Procolo accetta volentieri di raccontarsi, scavando tra i ricordi personali, familiari e quelli legati al suo antico mestiere.

Che origini ha la tua famiglia? Da quanto tempo i Petrungaro esercitano il mestiere di pescivendolo?

Il mio bisnonno paterno era calabrese. Anche io ho la testa dura come i calabresi (ride). La famiglia di mia madre era invece di Pozzuoli. Mio padre e i suoi fratelli lavoravano allo Stabilimento (della Sofer ndr). Mio padre faceva il guardiano, ma era timido e di animo troppo buono per quel mestiere. Decise di licenziarsi e iniziò a comprare e vendere pesce. Tra gli anni ’60 e ’70 il mercato all’ingrosso si teneva presso il cosiddetto Consorzio. Alle spalle c’era il mercato al dettaglio, noi lo chiamavamo semplicemente ‘u vico. Lì vedevi cassette e tini pieni di pesce, si compravano 70-80 chili alla volta.

A che età hai imparato il tuo mestiere?

Avevo 9 anni, andavo ancora a scuola e aiutavo mio padre e mia madre nella vendita. Ero iscritto alla scuola “Marconi”, al Municipio, ma a volte ci andavo, altre volte no. Mio padre e mia madre volevano che io studiassi, però il mestiere non lo permetteva. Li aiutavo portando l’acqua o i pesci, lavando gli attrezzi e riponendoli nel deposito. Mio padre usciva di casa verso le 5 e mezza o le 6, quando arrivavano i pescherecci con le alici. Mia madre assisteva un po’ mio padre e poi veniva a casa a cucinare. Eravamo 7 figli e noi quattro maschi portavamo avanti la famiglia.

Che ricordi hai dei primi anni di lavoro?

Mi piaceva molto il Natale. Il mercato si svolgeva tra la Chiesa (di S. Maria delle Grazie ndr) e la Piazza (della Repubblica ndr). Mio padre faceva una cosa bellissima: stendeva una rete fatta da lui e vi appendeva i pesci. Era conosciuto da tutti per questo. Vendeva i capitoni, a volte i cefali. Il 24 dicembre, si aspettava la fine della messa delle 6 e mezza e poi si iniziava il mercato. Veniva gente da tutta Pozzuoli. Ricordo che un giorno, proprio alla vigilia di Natale, rimanemmo senza cibo, il guadagno era poco. Avevo dieci anni, c’era una grande crisi e noi eravamo 7 figli. Mia madre ci preparò del pane con lo zucchero.

Da dove nasce il ‘contronome’ Scintillante?

Mio padre Salvatore, detto Autore, vendeva solo alici. Brillavano e allora nacque il soprannome Scintillante. Tutti venivano a vederlo mentre vendeva i pesci, era divertente, faceva un po’ di teatro coi suoi richiami: “’I bbott’ in cielo, ‘i bbott’ in terra… m’i mangio crure, m’i mangio cotte… ah n’atu muorz’, ah n’atu muorz’!”. Poi a casa non diceva una parola. Io e i miei fratelli abbiamo ereditato il ‘contronome’ Scintillante, perché in 60 anni non abbiamo mai venduto alici che vengono da fuori, mai. Una volta siamo rimasti per due mesi senza alici e non ne abbiamo acquistate di altra provenienza. Sarebbe come vendere alici che hanno già un giorno: non hanno lo stesso sapore. Altri pesci li puoi conservare, anche per due giorni. Le alici no.

 

 

Oltre al pescivendolo, hai mai fatto altri mestieri?

Quando ero ragazzo, ho fatto il gommista. Stavo imparando il mestiere, ma il padrone aveva una sala dove si giocava d’azzardo e fallì. Poi ho lavorato in una cantina per 2 o 3 mesi e in una salumeria. Ma ogni volta la cosa non durava molto. Gira e rigira, sono tornato al mercato. La mia passione era il mercato del pesce. 

Hai mai pensato di andare via da Pozzuoli?

No, mai, nemmeno per un lavoro stagionale. Pozzuoli era la mia vita.

Quanti erano i pescivendoli negli anni ’70?

In tutto, più o meno 10-12 pescivendoli. Eravamo come una famiglia, non come oggi. Ci conoscevamo tutti, non c’era concorrenza, eravamo come fratelli. Era la miseria a unirci.

Fammi un esempio di quello che hai appena detto.

Un giorno trovai 16.000 lire nel mercato e le diedi a mio padre: erano tanti soldi. Andai a fare un bagno a Via Napoli e quando tornai a casa mia madre mi disse che papà non era rientrato. Così tornai a cercarlo dove si faceva il mercato. Lo trovai seduto che aspettava il proprietario delle 16.000 lire. A un certo punto venne un uomo con 5-6 figli al seguito, si chiamava Alfonso, abitava sul Rione Terra, e piangeva perché aveva perso i soldi di almeno due settimane di lavoro. Mio padre glieli diede e lo rassicurò. Si abbracciarono. Mio padre restituiva tutto quello che trovava. Di recente mi è capitato di trovare 800-900 euro e li ho restituiti, come fece mio padre. Come è l’albero così il frutto. O sbaglio? Noi abbiamo sempre campato onestamente. La prova è che attualmente pago 600 euro al mese di fitto a Monteruscello, dopo aver vissuto per 38 anni alla Solfatara (ride amaramente). Non ho potuto comprare casa, avevo 4 figli e il guadagno non era sufficiente.

Come si svolge la tua giornata-tipo?

Alle 2:30 mi sveglio, alle 3:20 scendiamo io e mio genero, andiamo al bar e poi al mercato per acquistare il pesce all’ingrosso. Alle 6:00 si apre il mercato al dettaglio.

Come scegli il pescato? Hai dei fornitori abituali?

No, osservo i pesci e scelgo quelli che mi piacciono. Ormai con i miei occhi so riconoscerli (ride). Dove vedo i pesci migliori lì mi dirigo. Il mio criterio è la qualità. Non ho preferenze per nessun fornitore. Arrivando presto, cerco di prendere i pesci di migliore qualità. Guardo prima la qualità, poi il prezzo.

Accanto a Procolo è presente Daniele Esposito, suo genero e braccio destro, che si lascia coinvolgere nell’intervista. La sua testimonianza si rivela interessante, non solo perché aggiunge ulteriori particolari sull’attività di vendita, ma anche perché nelle sue parole si riflette la saggezza del bravo apprendista. Dopo aver lavorato per alcuni anni a Brescia come carpentiere, è voluto tornare alla natìa Pozzuoli in cerca di un impiego. Anche se fare il pescivendolo non era il suo sogno, ci dice di sentirsi fortunato del lavoro che svolge ormai da dieci anni: “Sicuramente è un mestiere disgraziato per gli orari, ma almeno mi garantisce la libertà. E poi mi permette di dedicare tempo alla famiglia”. Alla domanda su cosa gli abbia trasmesso Procolo del suo modo di lavorare, risponde: “Il mio primo pensiero quando mi sveglio sono il lavoro, i pesci, la preparazione del banco, i clienti. La colazione la facciamo, se la facciamo, quando abbiamo pensato a tutto. Spesso ordiniamo il caffè, ma lo beviamo freddo perché siamo concentrati sul lavoro. Forse questo suo modo di fare è un po’ maniacale, ma ha preso anche me”. In realtà, ci sembra che Daniele abbia ereditato da Procolo quel sentimento, misto di piacere e dovere, che spinge una persona a svolgere il proprio mestiere con dedizione e cura per ogni singolo particolare. Non è mania, si chiama ‘professionalità’, anche quando si tratta di togliere via le teste alle alici.

 

 

Ci racconta ancora Daniele che l’anno scorso, dopo il sequestro e la chiusura del mercato ittico di via Fasano, per 40 giorni non hanno venduto pesce, con un danno economico enorme. Hanno deciso di fermarsi pur avendo la licenza e un furgone adatto alla vendita ambulante. “Non avevo la certezza – dice – di poter dare un prodotto di qualità ai miei clienti”, che peraltro sono numerosi e molto esigenti. Gli chiediamo allora se questo mestiere gli permetta di guadagnare abbastanza. “Ci sono tantissime spese. Certo, si possono guadagnare molti soldi, ma vendendo pesce scadente. Se lavori con merce di qualità, è impossibile arricchirsi. Come hai sentito, Procolo non è riuscito a comprare casa, mi ha lasciato in eredità solo la figlia (ride di gusto).

Prima di salutarci, ci descrive la scena comica a cui assiste ogni giorno in compagnia del suocero: “Nel mercato dell’ingrosso i pescatori fanno a gara a chiamare al loro banco Procolo, sia perché lo considerano di buon augurio per le vendite, sia perché altri pescivendoli vanno a comprare dove compra lui. Lo prendono come un punto di riferimento”. Scintillante lo sa bene, così un po’ si sottrae, un po’ si presta al gioco, quasi divertito. In fondo è il piccolo scotto che devi pagare quando sei il “re delle alici”.

Maurizio Erto
Maurizio Erto
Dottore di ricerca in “Filologia Classica” presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, insegna lettere al Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Pozzuoli. Sui Campi Flegrei ha recentemente pubblicato il libro “Pozzuoli 1860-1863. Storie e controstorie del Risorgimento nei Campi Flegrei” (D’Amico Editore, 2017) e due articoli per la rivista «Bruniana & Campanelliana. Ricerche filosofiche e materiali storico-testuali»: “Le osservazioni del giovane Campanella sul vulcanismo dei Campi Flegrei” (XXII/1, 2016); “Giocare col fuoco nel Seicento. Esperimenti e osservazioni naturalistiche nella Solfatara di Pozzuoli” (XXIII/2, 2017).

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